Graduatoria MiC 518, cresce la protesta: 204 storici dell’arte a rischio esclusione

da | 2 Mag 2026 | Arte e Cultura

Una mobilitazione contro la scadenza della graduatoria

Cresce la tensione attorno alla decisione del Ministero della Cultura di non prorogare la graduatoria del concorso pubblico MiC 518 per il profilo di Funzionario storico dell’arte, in scadenza il 30 maggio 2026. Una scelta che ha acceso la protesta del CISDA – Comitato Idonei Storici dell’Arte, promotore di un presidio organizzato il 28 aprile davanti alla sede del ministero, al Collegio Romano di Roma.

L’iniziativa, prevista tra le 12 e le 14:30, rappresenta il punto culminante di una mobilitazione nata per chiedere la proroga della graduatoria e il pieno utilizzo degli idonei. In gioco ci sono 204 professionisti che hanno superato le selezioni del concorso bandito nel 2022 e pubblicato in Gazzetta Ufficiale, al termine di un percorso definito dagli stessi partecipanti “rigoroso e impegnativo”.

La denuncia del CISDA: “Un’anomalia amministrativa”

Secondo il comitato, la mancata proroga rappresenterebbe un caso senza precedenti. “Il Ministero della Cultura non ha mai lasciato decadere una graduatoria concorsuale, farlo oggi sarebbe un’anomalia amministrativa e una scelta politicamente inaccettabile”, si legge nella lettera di denuncia.

La questione appare ancora più controversa se si considera che la graduatoria degli storici dell’arte è l’unica, tra quelle del concorso MiC 518, a non essere stata esaurita. Una disparità che il CISDA definisce una possibile “discriminazione” nei confronti di una categoria già penalizzata da anni di blocco del turnover e da una cronica sottovalutazione del proprio ruolo.

Nuovi concorsi e carenza di personale: un paradosso

A rendere il quadro ancora più complesso è la recente pubblicazione di nuovi bandi da parte del Ministero: un concorso per 577 unità dell’Area Funzionari e un bando di mobilità per ulteriori 120 posizioni.

Secondo il CISDA, queste decisioni dimostrano chiaramente la necessità di rafforzare gli organici. Proprio per questo motivo, appare “incomprensibile” non attingere a una graduatoria già esistente e composta da professionisti selezionati.

Il problema della carenza di personale è infatti strutturale. I dati indicano un deficit di oltre 6.300 unità rispetto alla dotazione organica prevista, di cui circa 1.800 nell’area dei funzionari tecnici.

Un sistema culturale in difficoltà

La situazione degli storici dell’arte risulta particolarmente critica. Nei circa 500 musei statali italiani operano appena 200 professionisti del settore, mentre nelle soprintendenze se ne contano circa 140.

Ancora più fragile è la condizione degli uffici esportazione, soltanto quindici su tutto il territorio nazionale, spesso privi di personale dedicato e costretti a funzionare grazie a turnazioni di funzionari già sovraccarichi di incarichi.

Secondo il Piano integrato di attività e organizzazione 2026-2028 del ministero, il fabbisogno complessivo supera le 6.300 unità su una dotazione prevista di circa 19.000. Le assunzioni programmate – 289 nel 2026 e 834 nel 2027 – non sarebbero sufficienti a colmare il divario.

Il rischio di uno spreco di risorse pubbliche

Nel contesto attuale, il mancato utilizzo della graduatoria viene interpretato come uno spreco di risorse pubbliche. Non assumere i 204 idonei significherebbe rinunciare a competenze immediatamente disponibili e avviare nuove procedure concorsuali con costi aggiuntivi.

La vicenda è arrivata anche in Parlamento, attraverso un’interrogazione che chiede al governo se intenda intervenire per prorogare la graduatoria e garantire un adeguato rafforzamento degli organici.

Il tema, infatti, non riguarda solo le prospettive occupazionali dei candidati, ma la capacità dello Stato di assicurare la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale.

Le testimonianze: tra speranze e disillusione

Accanto ai dati, emergono le storie personali degli idonei. Una professionista racconta: “Due anni fa sostenevo, con successo, la prova orale del concorso MiC518. Ricordo la gioia e la soddisfazione […] ma oggi temo che tutti i sacrifici possano andare sprecati”.

Un’altra testimonianza evidenzia il valore simbolico della graduatoria: “La proroga e lo scorrimento significherebbero riuscire finalmente […] a fare della mia passione l’unico lavoro che desidero”.

C’è anche chi denuncia una condizione di precarietà: “Dopo laurea, dottorato e tredici anni di esperienza […] adesso lavoro al supermercato per arrotondare. Non prorogare questa graduatoria è l’ennesima beffa”.

Parole che restituiscono il senso di frustrazione e incertezza diffuso tra i candidati, ma anche la volontà di continuare a mobilitarsi.

Il sostegno del mondo accademico e associativo

La protesta ha raccolto il sostegno di diverse realtà del settore culturale. Tra queste, l’Associazione Bianchi Bandinelli, che auspica la proroga della graduatoria come opportunità per valorizzare un “tesoretto di esperti”.

Anche la Società Italiana di Storia della Critica d’Arte (SISCA) ha richiamato l’attenzione sul tema, sottolineando come la carenza di storici dell’arte incida negativamente sulla tutela e sulla gestione del patrimonio culturale.

Secondo la SISCA, è necessario avviare una riflessione complessiva sulle politiche di reclutamento, per garantire coerenza con il fabbisogno reale e valorizzare le competenze formate attraverso percorsi di alta qualificazione.

Una questione che riguarda l’intero sistema culturale

La vicenda della graduatoria MiC 518 si inserisce in un quadro più ampio che riguarda il funzionamento della pubblica amministrazione culturale. La carenza di personale rallenta i procedimenti, compromette le attività di tutela e rischia di alimentare sfiducia nelle istituzioni.

Per il CISDA, la proroga rappresenta una soluzione immediata, coerente con i principi di efficienza ed economicità. “Non si tratta solo del destino di 204 professionisti – è la posizione del comitato – ma della capacità dello Stato di garantire una gestione efficace e sostenibile del proprio patrimonio culturale”.

Una questione che, da tecnica, si è ormai trasformata in politica e sociale, destinata a rimanere al centro del dibattito nelle prossime settimane.