Beni Culturali, l’anagrafe digitale ora è legge

da | 2 Mag 2026 | Arte e Cultura, Leggi e regolamenti

L’Anagrafe digitale dei beni culturali ora è legge e prevede la costituzione, presso il MiC, dell’Anagrafe digitale degli istituti, dei luoghi della cultura e dei beni culturali di appartenenza pubblica.

Il 25 ottobre 2025 avevamo dato la notizia dell’approvazione da parte della Camera dell’approvazione della legge che introduce modifiche al Codice dei beni culturali e del paesaggio e istituisce il nuovo circuito nazionale denominato “Italia in scena”. Il provvedimento, che prevedeva la creazione di una “Anagrafe digitale degli istituti, dei luoghi della cultura e dei beni culturali di appartenenza pubblica” ora è legge ed ha una valenza importante in quanto modifica il Codice dei beni culturali e del paesaggio e punta a favorire l’intervento dei privati nella valorizzazione dei beni culturali. Partendo da una mappatura (su basi nuove) del patrimonio pubblico, la digitalizzazione risulta uno dei pilastri portanti del recente intervento di riforma del Codice dei beni culturali. Per quanto di portata non sistemica, la legge 40/2026 («Gazzetta Ufficiale» del 30 marzo 2026 n. 74), entrata in vigore da pochi giorni, punta a garantire maggiore inclusività dei privati nei vari livelli di gestione del patrimonio.

Secondo l’Associazione delle imprese culturali e creative di Confindustria, ascoltata in fase di approvazione della legge con primo firmatario Federico Mollicone (FdI), l’apporto di soggetti esterni alla Pa “moltiplica le forze impegnate nel porre la valorizzazione culturale al centro dell’identità e della coesione sociale» e più nello specifico «si avrà quindi contezza sia dei beni abbandonati e in disuso, sia di quelli che non prevedono l’apertura e la fruizione, con un contributo anche alla trasparenza sulle gestioni indirette, ove esistenti”. La norma consta di due strumenti pensati ad hoc, il primo è la creazione dell’anagrafe digitale degli stessi beni, e il secondo è l’albo digitale della sussidiarietà orizzontale.

Anagrafe digitale

Musei, biblioteche e archivi, aree e parchi archeologici dovranno rendere disponibili le informazioni circa le forme di gestione e la conformità dei livelli di qualità nella valorizzazione. Rispetto a quanto già noto, l’anagrafe archivia e apporta elementi aggiuntivi quali i dati relativi agli immobili in disuso, le informazioni concernenti lo stato di fruizione del bene, anche al fine del passaggio dalla gestione diretta a quella indiretta. Nelle intenzioni, lo strumento dovrebbe permettere di monitorare, ed evidenziare, i sistemi “fragili” rispetto ai grandi attrattori, posti in ambiti territoriali defilati o in zone economicamente deboli, ad esempio le aree interne, i borghi e le comunità montane. Oltre l’80% dei visitatori è infatti concentrato in sole tre regioni, e in particolare 29,7 milioni, pari al 48,8%, si sono riferiti ai siti del Lazio, 10,3 milioni pari al 16,9% quelli della Campania, 9,1 milioni pari al 14,9% quelli della Toscana. Solo il restante 19,4% dei visitatori di siti statali copre le restanti 17 regioni italiane. I dati dovranno essere trasmessi da tutte le Pa e gli istituti e luoghi della cultura proprietari o che abbiano la disponibilità, a qualsiasi titolo, di un bene culturale. L’applicazione delle novità non sarà veloce. Le procedure di funzionamento dell’Anagrafe, le metodologie di raccolta, le tipologie di dati, le forme e le modalità di accesso e di pubblicazione saranno stabilite con decreto del ministro della Cultura entro 18 mesi dall’entrata in vigore della legge.

Albo della sussidiarietà orizzontale

Secondo l’Albo digitale della sussidiarietà orizzontale, si prevede il censimento dei soggetti privati interessati alla gestione indiretta dei beni culturali di appartenenza pubblica, invitati a partecipare alle manifestazioni d’interesse in relazione agli avvisi e alle procedure concernenti l’affidamento della gestione indiretta dei beni culturali e la concessione in uso beni immobili appartenenti al demanio culturale nel rispetto dei principi generali di pubblicità e trasparenza. Lo strumento mira a semplificare il processo di conoscenza che, allo stato, il singolo istituto o ente segue con molte difficoltà, garantendo così un minor aggravio procedurale per l’amministrazione nella fase di “ricerca” e d’individuazione dell’operatore o del partner e contestualmente maggiore efficacia di risultato. Ferme restando le forme di comunicazione e di pubblicità previste dalla legge, nonché le regole del Codice degli appalti, i soggetti iscritti all’albo saranno invitati a manifestare il proprio interesse per avvisi e procedure per l’affidamento della gestione dei beni culturali e la concessione in uso di beni immobili appartenenti al demanio culturale. Gli iscritti all’albo potranno, inoltre, essere consultati in occasione della definizione dei piani strategici di sviluppo culturale. Anche in questo caso occorre un decreto attuativo del ministero della Cultura, da emanare entro 18 mesi dalla conversione in legge del provvedimento.