L’esposizione, apre al pubblico dal 18 aprile al 7 giugno, è curata da Giorgio Pellegrini con il coordinamento di Raquel Vázquez-Dodero Fontes, ideata e organizzata dalla Fundación Pedro Cano grazie alla collaborazione dell’Instituto de las Industrias Culturales y las Artes di Murcia e con il sostegno della Fundación Cajamurcia, dell’Instituto Cervantes e di Nostrum Simul; i servizi museali sono di Zètema Progetto Cultura. La mostra presenta, accanto al Pedro Cano internazionale, maestro indiscusso dell’acquerello che incanta l’occhio e il cuore quando dipinge le atmosfere sospese del Pantheon e del Colosseo e a quello dei cicli di fiori e frutti su carta, l’artista dell’olio su tela, la tecnica appresa all’Accademia di Madrid e confermata a Roma, impegnato a affrontare i grandi temi della solidarietà, del lavoro, delle ingiustizie, delle migrazioni, della sofferenza.
Una rassegna che anche fisicamente si sdoppia in due con le opere presentate su due livelli distinti, primo piano e piano terra, come due nuclei centrali diversi, ma progettata dallo stesso artista, con la consueta forza e ispirazione. Così come si sdoppia il catalogo che accompagna la rassegna: da un lato il Pedro Cano che incanta con la sua immagine di Roma, dall’altro l’artista impegnato nel sociale. Una sorpresa per la maggioranza, forse una novità, ma non del tutto visto che anche qualche anno fa, nel 2008, alle Terme di Diocleziano vennero presentate opere a olio su lino. Qualcosa a cui i suoi fedeli ammiratori italiani forse non sono del tutto avvezzi, ma Il Pedro che conosciamo di più c’è ancora, anche se accanto a quello si è formato un altro artista che opera con la stessa forza, lo stesso impegno, lo stesso genio.
L’esposizione
Al primo piano dunque è esposto integralmente il ciclo pittorico “Siete”, Sette, nato da appunti e riflessioni di una vita, organizzati al compimento dei suoi 75 anni (Pedro Cano è nato a Blanca in Spagna nel ‘44 ). Si tratta di sette trittici per un totale di 21 opere a olio su tela a cui si siaccompagnano studi e schizzi preparatori.
“I Trittici di Pedro Cano sono costituiti da una serie di parti che, come le tessere di un mosaico, vanno a comporre un’unica grande opera emozionale ed evocativa nella quale tutti i tasselli sono ugualmente indispensabili per definire il senso della composizione”, scrive in catalogo l’architetto Pio Baldi.
Il percorso inizia con “Interno” tra pareti scure e trasparenze in cui si muovono figure femminili sospese, mistero, ostacoli….La vita con le sue difficoltà, i suoi problemi. Il tutto in bianco e nero, e poi i grigi, il chiaroscuro…Sono i temi del lavoro, del gioco, la dimensione dell’attesa, la solidarietà… Una solidarietà umana che si specchia in quella dell’artista chiamato a soccorrere il prossimo. Sono i problemi della vita, della condizione umana in tutte le sue sfaccettature. Una vita posta di fronte alla realtà di ogni giorno, alla vulnerabilità, al dolore, alla compassione in un percorso che inizia con “Interno” in una misteriosa residenza fatta di pareti scure e vetri che fanno intravvedere arcane figure femminili.
Del tutto diversa, solare, lirica, l’esposizione a piano terra che presenta ben quarantotto opere dedicata a Roma e alla sua magia. Si tratta prevalentemente di acquerelli su carta e di sette taccuini di viaggio con appunti e vedute di Roma. E’ questo l’artista che tutti conoscono, l’artista delle vedute classiche, del Colosseo, del Pantheon, delle immagini che vedeva dalle sue finestre affacciate sulle Terme di Diocleziano. quando stava a Roma, in cui si legano memoria, storia, architettura, sogno. E’ questo, insieme a quello dei taccuini di viaggio, piccoli quaderni portatili per fissare subito l’impressione e l’idea, l’artista più noto e amato.
Info: “Pedro Cano. Siete e Roma” 18 aprile – 7 giugno 2026;
Musei di Villa Torlonia, Casino dei Principi, Via Nomentana 70, Roma.
Info e biglietti: www.museivillatorlonia.it – www.museiincomuneroma.it










