Riscoperto nel 2014 durante i lavori del tram, il manufatto seicentesco torna visitabile per la prima volta con il festival Il Genio di Palermo. Tre campate intatte sotto il livello stradale, legate alla battaglia garibaldina del 1860 e alla memoria cupa del Piano dei Decollati.
Un ponte scomparso torna alla luce
Per quasi un secolo era stato poco più di una leggenda, un nome che ricorreva negli schizzi dei viaggiatori del Grand Tour e in qualche fotografia sbiadita dei primi del Novecento. Del Ponte delle Teste mozze, a Palermo, si era persa perfino la posizione esatta. Oggi, scendendo una gradinata accanto al Corso dei Mille, ci si ritrova in un ambiente sotterraneo interamente occupato dalla sua mole in pietra: tre campate praticamente intatte, esattamente sotto il valico in acciaio su cui oggi passa il tram.
Il manufatto, riemerso nel 2014 grazie agli scavi della Soprintendenza durante i lavori della linea tramviaria, apre per la prima volta al pubblico in occasione del Genio di Palermo, il festival organizzato dalla Fondazione Le Vie dei Tesori giunto alla quinta edizione. Sarà visitabile fino al 3 maggio, ogni venerdì, sabato e domenica, dalle 10 alle 17:30. “Un altro tassello di storia ritorna in vita”, ha dichiarato l’assessore comunale al Turismo Alessandro Anello, parlando di “una vera bellezza del tutto inattesa, un modo per promuovere la città ”.
Dalla pietra del 1577 all’interramento
In origine era di legno. Dal 1577 fu ricostruito in pietra, secondo i canoni dell’architettura tardo-rinascimentale, per consentire il passaggio su uno dei due bracci dove a quel tempo si diramava il fiume Oreto. Insieme al vicinissimo Ponte dell’Ammiraglio, il monumento arabo-normanno oggi tutelato dall’UNESCO, le Teste mozze formavano un unico sistema di attraversamento fluviale, snodo strategico per chi entrava in città da sud, dalla direttrice di Messina e Catania.
Il destino del ponte cambiò nell’Ottocento. Quando l’alveo dell’Oreto venne deviato, la struttura fu progressivamente interrata e scomparve dalla vista. Fu proprio quell’interramento a salvarla dalla demolizione, custodendola intatta per oltre un secolo. Nel 2014 gli scavi della Soprintendenza lungo Corso dei Mille ne hanno restituito la piena leggibilità , rivelando anche, come segnalato dagli studi pubblicati dal Comune di Palermo, tracce di una necropoli islamica del X-XI secolo a quota inferiore: a conferma che l’area è stata per oltre mille anni un nodo vitale della città .
Il nome e la memoria del supplizio
Il nome, pittoresco e cupo, non allude a una leggenda ma a una pratica documentata. A metà Settecento fu trasferito in quest’area il cippo del Piano di Sant’Erasmo, una piramide muraria nelle cui nicchie venivano esposte le teste dei condannati a morte per decapitazione. L’esposizione pubblica dei resti aveva valore di monito, e la collocazione lungo una via d’accesso alla città la rendeva particolarmente efficace. A poca distanza sorgeva il Piano dei Decollati, adibito a cimitero per i giustiziati.
Del cippo sopravvive oggi solo un frammento, danneggiato anni fa in un incidente stradale e attualmente in attesa di un intervento di restauro curato dall’associazione Pazyz. Un recupero che completerebbe, idealmente, la restituzione di questo angolo di Palermo alla sua storia.
La battaglia del 27 maggio 1860
Sulle campate del Ponte delle Teste mozze, secondo alcuni storici, si svolse uno degli episodi chiave dell’ingresso garibaldino a Palermo. Il 27 maggio 1860 i Mille, scesi da Gibilrossa, si trovarono a fronteggiare le truppe borboniche schierate a sbarrare l’accesso allo Stradone di Porta di Termini. La cosiddetta battaglia del Ponte dell’Ammiraglio, tramandata dalla storiografia risorgimentale e immortalata da Renato Guttuso nel celebre olio oggi agli Uffizi, si sarebbe combattuta in buona parte proprio sulle Teste mozze, dove i Borboni avrebbero piazzato le batterie d’artiglieria superate dai garibaldini non senza subire gravi perdite.
Il percorso di visita e il festival
Il percorso proposto da Le Vie dei Tesori parte dal Ponte dell’Ammiraglio, scende sotto il livello stradale fino al Ponte delle Teste mozze e raggiunge il Piano dei Decollati, ricalcando l’antico corso dell’Oreto. “Un ponte dimenticato negli ultimi 130 anni, tanto che non si sapeva neanche più bene dove fosse”, spiega Marcello Barbaro, vicepresidente della Fondazione Le Vie dei Tesori. L’apertura è resa possibile dalla collaborazione tra Fondazione, Comune e Amat, l’azienda che gestisce il tram e che durante i lavori ha avuto in consegna l’area.
Il Ponte delle Teste mozze non è l’unica sorpresa del festival, che fino al 19 aprile coinvolge undici luoghi, cinque passeggiate tematiche e la sezione Le Vie del Commercio dedicata alle botteghe artigiane storiche. Tra le aperture straordinarie, Casa Savona, gioiello Art Déco rimasto intatto dal 1938, visitabile il 17 e 18 aprile in piccoli gruppi; e Porta Mazara, la più antica della città , accessibile a cantiere aperto domenica 19 con la guida dello storico Carmelo Lo Curto.
Un cantiere che restituisce memoria
La vicenda del Ponte delle Teste mozze racconta qualcosa di più di una scoperta archeologica. Dimostra come un’infrastruttura contemporanea possa trasformarsi in strumento di riscoperta urbana, riportando alla luce stratificazioni di memoria che la città credeva di aver perduto. Ingegneria idraulica cinquecentesca, topografia del supplizio, snodo di una battaglia risorgimentale: tutto si addensa in uno spazio sotterraneo che i cittadini di Palermo e i turisti, per tre fine settimana, potranno tornare a percorrere.






