D. Dopo il successo delle ultime iniziative, lei torna con due progetti con due giganti del nostro cinema molto diversi ma complementari: una mostra su Ettore Scola e la mostra su Totò che vola a Manhattan. Da dove nasce questa doppia direzione?
R. Nasce da un’idea molto semplice: raccontare l’identità italiana attraverso due linguaggi profondamente diversi ma ugualmente universali. Scola rappresenta la riflessione, la memoria, la stratificazione sociale; Totò invece è l’immediatezza, la maschera, la comicità che diventa filosofia. Portarli avanti insieme significa costruire un dialogo tra profondità e leggerezza, che è poi una delle caratteristiche più autentiche della nostra cultura.
D. Partiamo da Scola. Quale aspetto del suo cinema vuole mettere al centro della mostra: l’uomo, il regista o il testimone della società italiana?
R. Non si possono separare. Scola uno dei più grandi registi e sceneggiatori del cinema italiano ed europeo del Novecento, autore di un’opera vasta e coerente che ha attraversato oltre cinquant’anni di storia culturale e civile del Paese, è uno di quei rari autori in cui la dimensione privata e quella pubblica coincidono. La mostra dal titolo “ Ettore Scola – Non ci siamo mai lasciati” cercherà di restituire proprio questo: il suo sguardo sull’Italia, ma anche il suo modo di osservare le persone, i gesti quotidiani, le relazioni. È un racconto corale, quasi antropologico.
D. Il suo cinema è profondamente legato alla memoria collettiva. Come si traduce questo in un percorso espositivo?
R. Abbiamo immaginato un percorso immersivo, non cronologico. L’esposizione è così strutturata: L’uomo, L’artista-Il regista, Il disegnatore, Roma, e Gli amici. I materiali esposti: sceneggiature, locandine, lettere, premi, nomination, oggetti di scena ; inoltre oggetti di Scola e del suo scenografo storico Luciano Ricceri, custoditi alla Studio EL di Cinecittà; disegni, proiezioni di un blob di montaggio, video interviste e fotografie.
D. Ci saranno materiali inediti o collaborazioni con archivi?
R. Sì, ci saranno fotografie, appunti di regia, lettere e materiali poco visti. L’obiettivo non è solo celebrare, ma anche far scoprire un Scola più intimo, meno conosciuto. Attraverso immagini, scenografie, suoni e materiali d’archivio, si ricostruisce non solo il cinema di Scola, ma un intero pezzo di storia italiana.
D. Quando e dove l’inaugurazione?
R. L’inaugurazione della mostra, il 30 aprile a Palazzo Braschi a Roma, coincide con il decennale della sua scomparsa. Ho avuto l’onore di co-curare la mostra assieme alla figlia Silvia. L’organizzazione generale è di Marco Scola Di Mambro, e Federica Nicosia e la produzione di C.O.R. Creare Organizzare Realizzare.
D. Parliamo dell’altro gigante del cinema: Totò. Portare Totò dal Palazzo Reale a Napoli a Manhattan è una scelta ambiziosa. Come si racconta un’icona così italiana a un pubblico internazionale?
R. In occasione delle celebrazioni per i 2500 anni dalla fondazione di Napoli, ho voluto realizzare una mostra inedita sul Principe della Risata, capace di raccontare, attraverso la sua napoletanità, una straordinaria testimonianza della storia del Novecento partenopeo. La mostra a Palazzo Reale a Napoli si è conclusa con grande successo il 25 gennaio 2026, con oltre 15000 visitatori. Come annunciato, ora l’esposizione “ Totò e la sua Napoli” vola a New York, in mostra dal 16 aprile al 29 agosto 2026 al Museo della Cultura italiana ( Italian American Museum, 151 Mulberry St, ndr) nel cuore di Little Italy, in collaborazione con L’Istituto Italiano di Cultura e il Museo Italiano Americano.
D. È una sfida affascinante. Totò non va “tradotto”, va reinterpretato.
R. La sua forza è fisica, visiva, quasi musicale. Lavoreremo molto sull’immagine, sul corpo, sul ritmo. Anche chi non conosce la lingua può capire Totò: è questo che lo rende universale. In questa grande esposizione si racconteranno i tantissimi legami culturali, professionali e personali del Maestro con la sua città ed emergeranno molti interessanti aspetti inediti. Un percorso che attraverso fotografie, filmati, manufatti, costumi di scena, documenti originali, porterà il visitatore nel mondo di Totò, ripercorrendo tutta la sua storia.
D. Cosa lo rende così attuale ancora oggi?
R. Totò è un anarchico elegante. Smonta il potere, ridicolizza le convenzioni, ma lo fa con una grazia straordinaria. In un’epoca come la nostra, questa capacità di mettere in discussione le regole senza aggressività è incredibilmente contemporanea.
D. Che ruolo gioca New York?
R. New York è una piattaforma culturale globale. Portare lì Totò significa inserirlo in un contesto internazionale, farlo dialogare con altre culture. È un modo per uscire da una dimensione nazionale e aprirsi davvero al mondo.
D. Passiamo ora alla sua creatura, oramai adulta “Arte in Nuvola” la grande fiera internazionale d’arte moderna e contemporanea. Dopo le ultime 5 edizioni che hanno consolidato il ruolo della fiera nel panorama italiano ed europeo, con una identità ormai definita, Lei torna a guidare una nuova edizione di Roma Arte in Nuvola, confermando un progetto che punta a coniugare qualità curatoriale, apertura internazionale e coinvolgimento del pubblico. Qual è oggi la sua missione?
R. La missione è diventata più chiara nel tempo: costruire una fiera che non sia solo mercato, ma anche piattaforma culturale. Vogliamo creare un luogo dove gallerie, artisti, istituzioni e pubblico possano incontrarsi in modo autentico. Roma ha bisogno di questo: uno spazio aperto, dinamico, internazionale. In questo contesto, le istituzioni sono chiamate a partecipare attivamente, contribuendo alla costruzione di un’identità nuova e originale.
D. Quali saranno le principali novità dell’edizione 2026?
R. La sesta edizione si svolgerà dal 19 al 22 novembre 2026 sempre alla Nuvola di Massimiliano Fuksas. Stiamo lavorando su più livelli. Da un lato un rafforzamento della presenza internazionale, con gallerie che arrivano da nuovi contesti geografici; dall’altro una maggiore attenzione ai progetti curatoriali, con sezioni dedicate e inviti mirati. Ci sarà anche un ampliamento dei contenuti pubblici: talk, incontri, momenti di approfondimento, premi e progetti speciali. Tra le mostre: mi piace segnalare “Cagli tribale. La dimensione rituale della forma “ un progetto culturale di alto profilo intellettuale, dedicato alla valorizzazione dell’attività artistica di Corrado Cagli in occasione del cinquantesimo anniversario della sua scomparsa (1910-1976), con particolare riferimento alle opere segnate da una profonda influenza dell’arte tribale, totemica e da una concezione rituale e simbolica della forma. Non si tratta di una mostra celebrativa ma di un’indagine inedita, originale e rigorosa su un aspetto cruciale della ricerca del Maestro. Paese ospite sarà la Germania
D. Che tipo di pubblico immaginate per Arte in Nuvola 2026?
R. Un pubblico sempre più ampio. Naturalmente i collezionisti e gli operatori, ma anche giovani, studenti, curiosi. La sfida è proprio questa: rendere l’arte contemporanea accessibile senza semplificarla.
D. Che ruolo ha Roma nel sistema dell’arte contemporanea oggi?
R. Roma ha un potenziale enorme. È una città con una stratificazione unica, ma deve continuare a lavorare sulla contemporaneità. Arte in Nuvola nasce proprio per contribuire a questo: portare energie nuove, creare connessioni internazionali, dare visibilità.
D. Quanto conta lo spazio della “Nuvola” in questa esperienza?
R. Conta moltissimo. È uno spazio iconico, riconoscibile, ma anche molto complesso. La sfida è dialogare con l’architettura e trasformarla in un luogo vivo. Ogni edizione è diversa anche per questo: lo spazio non è neutro, diventa parte del racconto.
D. Sicuramente non chiuderà così il 2026. Altri progetti in corso? Possiamo aspettarci l’annuncio di un evento dedicato ad un altro personaggio italiano magari di fama internazionale?
R. Due progetti espositivi straordinari e unici che comunicheremo nel prossimo mese di giugno.












