‘Raphael: Sublime Poetry’ è in corso dal 29 marzo al 28 giugno 2026
‘Raffaello: Poesia sublime’ è la prima grande mostra dedicata a Raffaello negli Stati Uniti, che riunisce circa 237 opere. Raffaello è protagonista al Metropolitan Museum of Art (MET) di New York, dal 29 marzo al 28 giugno 2026.
Titano del Rinascimento italiano
Si legge sul sito del MET: “Vero e proprio titano del Rinascimento italiano, Raffaello di Giovanni Santi (1483–1520) — meglio noto come Raffaello — seppe coniugare ambizione e lirismo per creare opere dotate sia di spessore intellettuale che di profondità emotiva, una capacità indispensabile nel complesso panorama politico delle corti rinascimentali. Nella sua breve vita di soli 37 anni, ottenne un successo così profondo come pittore, disegnatore e architetto da essere considerato l’apice della perfezione artistica per secoli dopo la sua morte”. Figlio di un pittore e di un poeta, Raffaello entrò in contatto con i più importanti scrittori e pensatori della sua epoca a Roma, dimostrando una sensibilità poetica che affascinò i suoi contemporanei e le generazioni successive.
Disegni, dipinti e arazzi. Il genio di un artista
Circa 237 opere fra le quali 23 dipinti e 142 disegni. Un viaggio raccontato dalla curatrice Carmen Bambach e nell’audio guida da Isabella Rossellini. Raffaello emerge come innovatore, artista geniale ma anche un vero e proprio imprenditore con le capacità necessarie per promuovere la sua arte. Si legge sul sito: “Per mettere in risalto la vastità del suo genio, questa mostra riunisce importanti disegni, dipinti e arazzi provenienti da collezioni pubbliche e private di tutta Europa e degli Stati Uniti, molti dei quali non sono mai stati esposti insieme. Con particolare attenzione alla rappresentazione delle donne da parte di Raffaello – dall’uso di modelle nude per la prima volta nell’arte occidentale alle sue tenere raffigurazioni della Madonna col Bambino – e alle recenti scoperte scientifiche ottenute grazie a tecnologie all’avanguardia, questa mostra offre una rara opportunità di sperimentare il genio di un artista che ha contribuito a plasmare il corso della storia dell’arte”.
La creatività di Raffaello
Prosegue il MET: “Nel loro insieme, i disegni, i dipinti, le stampe e gli arazzi esposti presentano un ritratto della sua personalità artistica brillante e della sua mente sorprendentemente creativa. È anche la storia di un artista nato figlio di un poeta-pittore, diventato amico intimo di figure letterarie e che si cimentò nella composizione di sonetti. Raffaello visse e lavorò in una cultura abituata a considerare la pittura e la poesia come arti sorelle intrecciate. L’eleganza e la forza drammatica delle sue immagini hanno ancora il potere di evocare l’antico detto, molto discusso ai suoi tempi, secondo cui “la pittura è una poesia muta e la poesia è una pittura cieca”.
Opere dal mondo
Tanti i prestiti dal mondo. La National Gallery of Art di Washington ha concesso la Madonna ‘Alba’, il Louvre il Ritratto di Baldassarre Castiglione, l’Albertina di Vienna, l’Ashmolean di Oxford, il Rijksmuseum di Amsterdam e le Devonshire Collections di Chatsworth hanno prestato gli studi per la Trasfigurazione, l’imponente ultima opera di Raffaello. Circa cinquanta pezzi vengono dall’Italia, “uno dei partner più preziosi del Met”, ha dichiarato il direttore Max Hollein nel corso dell’inaugurazione alla presenza del ministro della Cultura, Alessandro Giuli, che ha osservato come, “i prestiti italiani testimoniano una alleanza strategica e l’impegno a condividere il nostro patrimonio con il pubblico globale”.
Dall’Italia emerge la collaborazione di Bergamo, Fondazione Accademia Carrara; di Bologna, Pinacoteca Nazionale di Bologna; di Brescia, Pinacoteca Tosio Martinengo e Fondazione Brescia Musei Città di Castello; della Pinacoteca Comunale di Città di Castello; delle Gallerie degli Uffizi, dei Musei del Bargello, del Museo Poldi Pezzoli, del Museo e Real Bosco di Capodimonte. Ancora Parma, Perugia, Umbria, Roma, Urbino, Marche e Venezia.
Alcuni esempi
Nello specifico, la Galleria Nazionale delle Marche ha messo a disposizione il Ritratto di Gentildonna (La Muta) e la Santa Caterina, mentre la Galleria Borghese ha offerto La Dama Con l’Unicorno e Palazzo Barberini la Fornarina. Un prestito di eccezionale rilievo viene dalla Pinacoteca Nazionale di Bologna: l’Estasi di Santa Cecilia, capolavoro della maturità dipinto nel 1518 per la cappella di Elena Duglioli a San Giovanni in Monte ed espropriato da Napoleone, che rappresenta la patrona della musica con ai piedi strumenti abbandonati, simbolo della vanità dei piaceri terreni rispetto al divino.
La Pala di Sant’Antonio torna unita al MET di New York
Il National Geographic Italia ha pubblicato il 24 marzo un interessante approfondimento a forma di Stassa Edwards sulla Pala di Sant’Antonio, realizzata nei primi anni del Cinquecento da Raffaello per il Convento del Santo a Perugia. La Pala nel corso del tempo è stata smembrata. Al MET ritorna finalmente riunita. La storia è particolare. Come si sottolinea nell’articolo, siamo all’inizio del Cinquecento quando le monache del convento di Sant’Antonio a Perugia commissionano all’allora giovane artista la realizzazione della pala d’altare per la loro cappella privata.
La pala d’altare è composta da più pannelli. Nel corpo centrale è raffigurata la Vergine Maria con il Bambino Gesù in trono sul suo grembo. La Vergine guarda Giovanni Battista ed è circondata da quattro santi. Nella lunetta semisferica, Dio è affiancato da angeli, mentre la parte inferiore della pala in origine aveva cinque piccoli dipinti raffiguranti santi e scene della Passione di Cristo. Successivamente, nel corso degli anni, le monache la vendono a pezzi a un mercato di arte. Le varie parti della pala sono così divise fra i collezionisti.
Carmen C. Bambach, curatrice del Dipartimento di Disegni e Stampe del Metropolitan Museum of Art, commenta al National che Raffaello era “determinato a dimostrare ciò di cui era capace come artista. Sono passati 500 anni da quell’esperienza”. Alan Miller, restauratore del Met, spiega al National le difficoltà, fra le quali l’umidità. Sottolinea che “il legno presenta un certo contenuto di umidità e, quando questo cambia, cambiano anche le dimensioni del legno”. La temperatura e l’umidità sono monitorati in modo costante. Di conseguenza, è stato predisposto un registratore di dati.
Lo Stendardo Processionale in vetrina a New York
Città di Castello e l’Umbria sono in vetrina a New York con lo Stendardo Processionale della Santissima Trinità, presentato come il primo dipinto interamente autografo dell’artista nella mostra ‘Raphael: Sublime Poetry’. La curatrice della mostra Carmen C. Bambach, una delle massime esperte del Rinascimento italiano, che ha seguito anche il progetto scientifico del restauro dello Stendardo di Raffaello, elaborato dall’ICR (Istituto centrale per il restauro) intervento condotto in sinergia con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’Umbria e con il Comune di Città di Castello, sotto l’egida della Direzione Generale Archeologia Belle Arti e Paesaggio del Ministero della Cultura, ha spiegato la sua passione per l’artista urbinate facendo un paragone con la contemporanea: “Mi piace pensare a Raffaello come al più grande influencer di tutti i tempi: dal Cinquecento fino al tardo Settecento fu venerato come l’artista italiano per eccellenza, insieme a Leonardo da Vinci e Michelangelo. Oggi viene spesso collocato al terzo posto, ma si può sostenere che sia allo stesso livello e la storia dell’arte lo dimostra: Raffaello è stato un modello di perfezione, bellezza, grazia e forza espressiva”.
Lo Stendardo processionale di Raffaello, dipinto olio su tela (166×94 cm per lato), con cornice seicentesca, databile al 1499 circa e conservato nella Sala della Contemplazione della Pinacoteca comunale di Città di Castello, costituisce una delle prime opere attribuite all’artista, l’unico dipinto di Raffaello rimasto a Città di Castello e l’unica opera mobile di Raffaello in Umbria. Di proprietà del comune di Città di Castello, con un valore stimato di 6milioni di euro, è considerato opera di eccezionale valore culturale, sia perché attesta le primissime prove di Raffaello magister sia per il livello artistico, che presenta caratteri propri dell’epoca matura dell’artista.
“Giunge a conclusione oggi, con la presenza dello Stendardo di Raffaello al MET in apertura di una mostra straordinaria che scrive la storia dell’arte, un progetto di valorizzazione di grande importanza che il Comune di Città di Castello ha condiviso con la Soprintendenza Archeologia Beni Culturali e Paesaggio dell’Umbria e con l’Istituto Centrale per il Restauro, a cui va il ringraziamento per avere restituito all’opera la leggibilità che il tempo aveva ridotto”, hanno dichiarato il sindaco di Città di Castello Luca Secondi e l’assessore alla Cultura Michela Botteghi, affiancati dal professor, Tom Henry, fra i più importanti storici dell’arte al mondo e dal direttore dell’Istituto Centrale per il Restauro, Luigi Oliva. “Lo Stendardo oggi appare nel suo originale pregio e rilievo artistico, oggetto di nuove e approfondite indagini diagnostiche e storiche, che porteranno nuova luce anche sulla sua genesi. Vogliamo sottolineare come elemento rilevante la significativa sinergia tra livelli istituzionali che ha accompagnato questo complesso intervento e che si integra alla collaborazione con il MET che ha sostenuto il restauro, e dove lo Stendardo è esposto da oggi per la prima volta dopo il restauro stesso nell’ambito della mostra ‘Raphael: sublime poetry’, a cura di Carmen Bambach che ringraziamo per l’attenzione e straordinaria competenza che ha dedicato al progetto in ogni suo aspetto. Riteniamo che la presenza a New York dello Stendardo in un evento di livello internazionale così importante contribuirà a promuoverne la conoscenza su una platea qualificata e ampia, con riflessi positivi, anche per il museo e il territorio che lo custodisce”.
Alessandro Giuli: “Relazione speciale che unisce l’Italia e gli Stati Uniti”
Spiega la Bambach: “Abbiamo restituito non solo il genio dell’artista, ma anche la persona dietro le opere”. Il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, dichiara: “Otto anni di ricerche, con il contributo dei più importanti musei italiani, per una mostra che ha come effigie principale Raffaello, inaugurata in occasione del duecentocinquantesimo anniversario dall’Indipendenza degli Stati Uniti. L’Italia dà un contributo storico, artistico e museale eccezionale a una rassegna che ospita pezzi provenienti dai musei di tutto il mondo e da collezioni private. Questo rende ancora più significativo che sia Raffaello a rappresentare questo momento magico per la cultura italiana e per la relazione speciale che unisce l’Italia e gli Stati Uniti. Raffaello ha creato una scuola, ci ha donato un’arte dolce e delicata, ha saputo costruire una ricchezza materiale e immateriale eterna per tutti coloro che l’ammirano”.
I finanziatori
Il finanziamento principale è fornito da Kenneth C. Griffin e Griffin Catalyst, nonché da Jessie e Charles Price. Un sostegno significativo è fornito dalla Richard Riney Family Foundation, dalla Ing Foundation e da Anthony W. e Lulu C. Wang. Ulteriore sostegno è fornito da Jim Breyer, dalla Fay Etta and Irving Flax Foundation, da Julie e David Tobey, da Barbara A. Wolfe, da Gilbert e Ildiko Butler, da Debra e Leon Black, da Mark Gorenberg e Cathrin Stickney, dalla Robert Lehman Foundation, da Dinah Seiver e Thomas E. Foster, da Ann M. Spruill e Daniel H. Cantwell, dalla Coby Foundation, Ltd e dalla GRoW @ Annenberg Foundation.







