Il restauro dello Stendardo della Santissima Trinità di Raffaello rivela il Diego preparatorio

da | 12 Mar 2026 | Arte e Cultura

Il restauro dello Stendardo della Santissima Trinità, opera giovanile di Raffaello Sanzio conservata presso la Pinacoteca Comunale di Città di Castello, ha restituito nuova leggibilità al dipinto e ha portato a una scoperta inattesa: il disegno preparatorio tracciato dall’artista direttamente sulla tela.

I risultati dell’intervento sono stati presentati pubblicamente poco prima della partenza dell’opera per la grande esposizione internazionale “Raphael: Sublime Poetry”, curata da Carmen Bambach al Metropolitan Museum of Art di New York, in programma dal 23 marzo al 28 giugno 2026.

L’intervento rappresenta un passaggio significativo negli studi tecnico-scientifici e storico-artistici sul giovane maestro urbinate, offrendo nuove informazioni sulla fase progettuale dell’opera e sulle modalità operative utilizzate da Raffaello agli inizi della sua carriera.

Un progetto scientifico avviato nel 2020

Il restauro è stato condotto dall’Istituto Centrale per il Restauro in sinergia con la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per l’Umbria e con il Comune di Città di Castello, sotto l’egida della Direzione Generale Archeologia Belle Arti e Paesaggio del Ministero della Cultura.

Avviato nel luglio 2025, l’intervento costituisce la seconda fase di un progetto scientifico elaborato dall’Istituto e iniziato nel 2020 su impulso della soprintendenza allora diretta da Marica Mercalli, in occasione del cinquecentenario della morte dell’artista.

Il progetto si inserisce in una più ampia riflessione teorica portata avanti dall’Istituto sull’integrazione della lacuna come scelta critica nel restauro. Nel caso dello Stendardo, questo orientamento ha guidato l’intervento verso una revisione consapevole della presentazione formale dell’opera.

Prima del restauro, infatti, la lettura del dipinto risultava fortemente frammentaria. Le vicende conservative e liturgiche che avevano interessato l’opera nel corso dei secoli, insieme agli interventi estetici realizzati negli anni Cinquanta, avevano finito per ostacolare una piena comprensione critica del dipinto e la sua valorizzazione come documento fondamentale della formazione del giovane Raffaello.

L’obiettivo del restauro: riequilibrare immagine e lacune

L’obiettivo principale del progetto è stato quello di ristabilire una corretta dinamica percettiva tra l’immagine dipinta e le porzioni mancanti della superficie pittorica.

In questa prospettiva il lavoro si è concentrato sulla riduzione dell’incidenza visiva delle lacune, riportando in primo piano la continuità dell’immagine e migliorando la percezione complessiva della composizione.

Una prima fase dell’intervento era stata completata nel 2021 in occasione della mostra “Raffaello giovane a Città di Castello e il suo sguardo”, promossa dal Comune e curata da Marica Mercalli insieme a Laura Teza tra il 30 ottobre 2021 e il 9 gennaio 2022.

In quella occasione i restauratori si erano concentrati sulle lacune reintegrabili. Sviluppando la figuratività implicita nei frammenti conservati, era stata eseguita un’integrazione a tratteggio nelle parti che presentavano adeguati requisiti, restituendo maggiore unità visiva alle immagini.

La seconda fase dell’intervento e il recupero della tela originale

I risultati presentati oggi riguardano invece la seconda fase del progetto, dedicata al trattamento delle lacune non reintegrabili, ovvero quelle che — secondo i criteri teorici elaborati da Cesare Brandi — non consentono un’integrazione a causa dell’insufficienza di informazioni formali e cromatiche.

Nel corso del XIX e del XX secolo queste aree erano state interessate da interventi di restauro che avevano introdotto materiali caratterizzati da una cromia calda e scura. Tali stratificazioni non solo prevalevano visivamente sull’immagine dipinta, ma avevano anche finito per occultare completamente il supporto originario.

La rimozione di questi materiali si è rivelata un’operazione particolarmente complessa. Dopo una pulitura accurata eseguita dal Laboratorio Dipinti su tela dell’Istituto, in equilibrio tra metodologie tradizionali e tecnologia laser, le stratificazioni non originali sono state progressivamente eliminate.

Questo processo ha riportato alla luce la tela di lino a trama finissima scelta dall’artista come supporto. La nuova tonalità complessiva dell’opera, fortemente schiarita grazie alla pulitura e all’equilibratura cromatica della tela, ha ridotto l’impatto percettivo delle lacune e ha migliorato significativamente la leggibilità delle figure e dei passaggi tonali ancora conservati.

La scoperta inattesa del disegno preparatorio di Raffaello

Durante le operazioni di pulitura è emerso un elemento di straordinario interesse.

In alcune aree oggi prive di pittura, rimaste per secoli nascoste sotto i materiali sovrapposti, è stato individuato il disegno preparatorio tracciato da Raffaello direttamente sulla tela prima della stesura della preparazione pittorica.

La scoperta, del tutto inattesa, consente oggi di osservare con precisione profili, dettagli e aspetti iconografici dell’opera che fino a questo momento potevano essere soltanto ipotizzati.

La rivelazione del disegno rappresenta quindi un contributo di grande rilievo per gli studi sull’opera e sulla tecnica esecutiva del giovane Raffaello. Si tratta infatti di una testimonianza diretta e finora sconosciuta del processo creativo dell’artista, capace di fornire nuovi elementi di analisi sulla fase progettuale dell’immagine e sulle modalità operative adottate nella realizzazione del dipinto.

Studi, diagnostica e prossime pubblicazioni

I risultati dell’intervento condotto dal Laboratorio Dipinti su tela e della campagna diagnostica realizzata dai Laboratori scientifici dell’Istituto, corredati da un ampio apparato fotografico e documentario, saranno oggetto di approfondimento nel corso di una prossima giornata di studi e in una pubblicazione edita da Campisano Editore.

Nel corso della conferenza stampa l’opera è stata mostrata al pubblico prima della partenza per la mostra newyorkese. Il prestito del dipinto per l’esposizione ha comportato anche il riconoscimento di un contributo economico che ha contribuito a sostenere l’intervento di restauro.

Durante la presentazione sono stati inoltre mostrati in anteprima alcuni dettagli del disegno preparatorio emerso durante i lavori e reso visibile per la prima volta grazie alle operazioni di pulitura.

Le dichiarazioni delle istituzioni

Il Direttore Generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio Fabrizio Magani ha sottolineato:

“Il restauro dello Stendardo di Raffaello rappresenta un ulteriore risultato dell’eccellenza del restauro italiano che, attraverso l’Istituto Centrale per il Restauro, continua a tenere alto il valore della nostra tradizione in questo ambito. Tornare oggi su un’opera che in passato era già stata oggetto di studio e di intervento presso lo stesso Istituto significa riaffermare il grande valore della cura costante e consapevole del nostro patrimonio culturale. È per questo che credo si tratti davvero di un giorno di grande festa”.

Gli ha fatto eco il direttore dell’Istituto Centrale per il Restauro Luigi Oliva, ricordando come lo Stendardo della Santissima Trinità rappresenti un riferimento storico esemplare per il restauro italiano e internazionale.

“Si tratta”, ha spiegato, “di un’opera che ha subito numerosi interventi nel corso dei secoli che l’hanno trasformata da gonfalone processionale dipinto sui due lati in due pale d’altare esposte prima in chiesa e poi musealizzate. L’Istituto Centrale per il Restauro è intervenuto fin dal 1952 per assicurare la migliore conservazione dell’opera coniugando lo sviluppo della teoria del restauro con la ricerca scientifica dedicata alla conoscenza e alla conservazione”.

Oliva ha inoltre sottolineato come “la rimozione dei materiali di restauro degradati e l’integrazione di ulteriori lacune abbiano donato nuova leggibilità alla straordinaria mano del primo Raffaello anche su aree considerate perse per sempre”.

La valorizzazione dell’opera e il ruolo del territorio

La soprintendente Francesca Valentini ha evidenziato che il restauro e il prestito al museo newyorkese rappresentano “atti di conoscenza e di valorizzazione territoriale, scientificamente e culturalmente fondati”, resi possibili grazie alla collaborazione tra le istituzioni del Ministero della Cultura, l’Istituto Centrale per il Restauro e il Comune di Città di Castello.

Per il Comune di Città di Castello, il sindaco Luca Secondi e l’assessore alla cultura Michela Botteghi hanno sottolineato come il progetto rappresenti una tappa fondamentale nel percorso di valorizzazione dell’opera.

“Giunge a conclusione oggi, con l’imminente partenza dello Stendardo di Raffaello per il MET, un progetto di valorizzazione di grande importanza che il Comune di Città di Castello ha condiviso con la Soprintendenza e con l’Istituto Centrale per il Restauro”, hanno dichiarato. “Lo Stendardo oggi appare nel suo originale pregio e rilievo artistico, oggetto di nuove e approfondite indagini diagnostiche e storiche che porteranno nuova luce anche sulla sua genesi”.

Secondo l’amministrazione comunale, la presenza dell’opera a New York contribuirà a promuoverne la conoscenza su una platea internazionale, con ricadute positive non solo per il museo che la custodisce ma anche per l’intero territorio.