Piegati in quattro, come fogli da tasca. Siglati con una “M” netta, tracciata a chiusura dell’ultimo foglio. Cinque pagine manoscritte riemerse dal mercato antiquario raccontano un passaggio cruciale della Repubblica Sociale Italiana: la preparazione dell’incontro tra Benito Mussolini e Adolf Hitler del 22 aprile 1944, nel castello di Klessheim, nei pressi di Salisburgo.
I documenti, finiti all’asta a Torino, sono stati intercettati e sequestrati dai Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale e restituiti ufficialmente all’Archivio Centrale dello Stato, dove saranno ora custoditi e messi a disposizione degli studiosi.Gli appunti per il vertice di Salisburgo
I fogli, privi di data ma coerenti per contenuto con il summit austro-tedesco del 1944, contengono un elenco ordinato di argomenti suddivisi in tre macroaree: “Forze armate”, “Politica”, “Economia e lavoro”.
Dalle righe – non sempre di immediata lettura – emergono riferimenti a divisioni militari, contingenti italiani, equipaggiamenti, province alpine, impianto bellico e alla M.V.S.N., la Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale. Tra le frasi annotate compare un passaggio significativo: «…tutto altrimenti la delusione sarebbe disastrosa», espressione che restituisce il clima di tensione e dipendenza politica nel quale si muoveva la leadership della RSI.
Il contenuto corrisponde in più punti agli argomenti effettivamente trattati nell’incontro del 22 aprile 1944 presso il castello di Klessheim, in un momento in cui la Repubblica Sociale Italiana tentava di ridefinire il proprio ruolo militare e politico nel quadro dell’alleanza con il Terzo Reich.
L’autenticazione e il recupero
Le indagini sono partite dai controlli sul mercato antiquario, attivati dal Nucleo TPC di Torino in sinergia con la Soprintendenza archivistica e bibliografica per il Piemonte e la Valle d’Aosta. I fogli erano stati messi in vendita da un privato cittadino attraverso una casa d’aste torinese e per essi era stato richiesto l’attestato di libera circolazione, necessario per l’eventuale esportazione.
Gli accertamenti tecnici condotti dai Carabinieri del RIS di Parma hanno confrontato la grafia con altri documenti attribuiti con certezza a Mussolini, rilevando analogie nel tratto e confermando l’autenticità degli appunti. Ulteriore elemento significativo è la piegatura in quattro dei fogli, tipica di carte destinate a essere conservate in una tasca, dettaglio materiale che rafforza l’ipotesi di appunti personali utilizzati durante l’incontro.
Secondo quanto emerso dall’inchiesta, le carte sarebbero circolate nel mercato antiquario già dal dopoguerra, verosimilmente a partire dalla dispersione dell’archivio personale di Mussolini e di parte degli archivi della Repubblica Sociale Italiana nell’aprile del 1945.
Un patrimonio dello Stato
La redazione manoscritta del capo del governo della RSI nell’esercizio delle proprie funzioni, relativa ad affari civili e militari e ai rapporti con un governo straniero, configura i documenti come patrimonio storico appartenente allo Stato italiano.
Alla cerimonia di restituzione, svoltasi a Roma, erano presenti rappresentanti del Ministero della Cultura e della Soprintendenza competente. Gli appunti saranno ora conservati presso l’Archivio Centrale dello Stato, dove potranno essere oggetto di studio e valorizzazione scientifica.
Gli altri documenti recuperati
Nel corso della stessa operazione sono stati restituiti anche documenti di particolare rilievo legati a Gabriele D’Annunzio: tra questi una minuta di telegramma scritta di pugno da Mussolini e indirizzata al poeta, oltre a stesure di discorsi ufficiali, tra cui quello pronunciato nel 1932 in occasione dell’inaugurazione della statua del Bersagliere e il dattiloscritto intitolato “Viatico a S.A.R. Amedeo di Savoia, Duca d’Aosta”.
Il recupero conferma ancora una volta il ruolo del Comando Tutela Patrimonio Culturale nel monitoraggio del mercato antiquario e nella ricostruzione di archivi dispersi, soprattutto quando si tratta di documentazione prodotta nell’esercizio di funzioni pubbliche.











