Una doppia origine che rimanda a due tradizioni completamente diverse, ma complementari: quella legata all’artigianato della terra d’origine, all’intaglio del legno, e la figurazione classica. Un mix di motivi simbolici e perfezione formale, di mito, arcaicità, frammento e astrazione in una continua tensione verso le forme pure. E come Amedeo Modigliani, suo amico e collaboratore negli anni a Montmartre, Brancusi realizza le sue opere per intero, in tutte le fasi del processo creativo.
L’iniziativa è promossa dall’assessorato alla Cultura del Comune di Roma e dalla Presidenza della Commissione Cultura della Camera dei Deputati in collaborazione con le autorità romene, il Museo Nazionale d’Arte della Romania, l’ambasciata di Romania in Italia, partner il Museo Nazionale d’Arte di Craiova e il Museo Distrettuale Gorj “Alexandru Stefulescu” col supporto tecnico di Civita Mostre Spa e Zètema Progetto Cultura.
L’esposizione
La mostra racconta il percorso dell’artista che riesce a fondere due tradizioni apparentemente opposte, quella arcaica romena e quella classica romana che lascerà un’impronta profonda nella sua opera, tanto da indurre chi vede le sue sculture a pensare che si tratti di reperti antichi. L’artista lavora partendo dalle forme realistiche di una figura per estrarne l’essenza eterna, astratta e perfetta.
Ed eccoli i ritratti di Brancusi. Quello della signorina Pogany di cui fece numerose versioni in marmo, bronzo, gesso e onice. Un’opera che suscitò reazioni contrastanti fino ad essere paragonata dalla stampa a un uovo sodo. E’ del 1906 il “Bambino” in bronzo realizzato dalla famosa Fonderia Valsuani di Parigi. Un bambino quasi cieco che abitava nel quartiere di Brancusi. Si tratta di un ritratto profondamente emotivo, che rimanda a Rodin. Del 1911 “Prometeo”, uno dei Titani che sfidando la volontà di Zeus, fu incatenato a una roccia con il fegato divorato da un’aquila. E’ il tema del tormento che l’artista presenta in una forma astratta, ovoidale. E ancora “Frammento di torso” femminile in marmo. E “Danaide”, registrata sul retro di una fotografia conservata nello studio dell’artista come “Tete des june fille” 1908, realizzata in materiale poroso e grezzo. E di seguito la serie “Mademoiselle Pagany” di cui fece molte versioni in marmo, bronzo, gesso e onice.
L’operazione di Brancusi conduce a una visione radicalmente nuova della scultura e a una concezione moderna dello spazio e del tempo anche grazie al fatto che accanto alle sculture sono esposte le opere grafiche, i disegni. Come il “Nudo femminile” a china a pennino su carta da disegno a mano. Da tener presente che la maggior parte dei disegni non sono schizzi preparatori per le sculture, ma opere autonome, realizzate in varie occasioni. E bellissime.
Roma Mercati di Traiano Museo dei Fori Imperiali
Orario apertura: tutti i giorni 9.30 – 19.30 Ultimo ingresso un’ora prima della chiusura
Fino al 19 luglio 2026
Informazioni Tel. 060608











