L’arte diventa cura: arriva l’intesa fra il Ministero della Cultura e quello della Salute

da | 18 Feb 2026 | Arte e Cultura

Il valore terapeutico dell’arte e della cultura è oggetto di studio da anni, riconosciuto a livello internazionale e al centro di sperimentazioni che coinvolgono musei, ospedali, università e comunità locali. Ora, anche in Italia, questo approccio compie un passo formale in avanti

Il protocollo d’intesa tra il Ministero della Cultura e il Ministero della Salute, ratificato il 5 febbraio scorso in sede di Conferenza Stato-Regioni, apre la strada al riconoscimento istituzionale della cosiddetta prescrizione dell’arte come cura.

Arte e benessere: un legame già dimostrato

Che l’arte sia capace di incidere positivamente sul benessere mentale e fisico delle persone non è una scoperta recente. Studi, ricerche e buone pratiche hanno mostrato come la fruizione culturale, attiva o passiva, possa contribuire alla prevenzione di alcune patologie, al miglioramento della qualità della vita e al supporto dei percorsi terapeutici tradizionali.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la partecipazione ad attività culturali può favorire stili di vita più sani, ridurre il disagio psicologico e affiancare le cure mediche in contesti specifici. In Italia, negli ultimi anni, numerosi progetti hanno esplorato questa direzione, coinvolgendo istituzioni culturali e sanitarie.

Tra questi, il progetto MINERVA – Museo Innovazione Neuroscienze Impatto Emotivo al Valore dell’Arte – condotto dal centro OMS per la ricerca in Salute Mentale dell’Università di Verona in collaborazione con Palazzo Maffei. I risultati, diffusi alla fine del 2025, hanno evidenziato miglioramenti significativi del benessere psicologico dei partecipanti e una riduzione dei sintomi ansioso-depressivi dopo l’esperienza museale.

Già nel 2023, la Santa Sede diede vita al progetto “L’arte si prende cura”, promosso dall’Ambasciata del Sovrano Ordine di Malta. L’iniziativa, considerata un successo, utilizzò l’arte come strumento per affrontare la malattia: abbellendo i diversi luoghi di cura, si è infatti riusciti a migliorare il benessere e la salute degli assistiti. (quotidianoarte.com)

Il protocollo d’intesa: cosa cambia

L’intesa tra Ministero della Cultura e Ministero della Salute nasce con l’obiettivo di dare una cornice istituzionale a pratiche fino a oggi frammentate e sperimentali, inserendole in una visione più ampia di welfare culturale. Non si tratta di sostituire la medicina con la cultura, ma di riconoscere a quest’ultima la capacità di affiancare i percorsi di cura tradizionali.

Come ha spiegato il Sottosegretario alla Cultura Lucia Borgonzoni: “le opere d’arte, quelle letterarie e cinematografiche, la musica, gli spettacoli teatrali, le attività nei musei e quelle nei parchi archeologici: la cultura è una risorsa viva e fruirne incide positivamente sul benessere del singolo individuo, con effetti concreti dimostrati in termini di miglioramento della qualità della vita.”

Il protocollo prevede l’istituzione di un Tavolo tecnico interministeriale, incaricato di censire le iniziative già attive sul territorio nazionale, analizzarne i risultati e costruire modelli replicabili su scala più ampia. “Finalmente, l’Italia si doterà di uno strumento che saprà riconoscere alla cultura anche la capacità di affiancarsi alle cure mediche come strumento terapeutico”, ha aggiunto la Borgonzoni, sottolineando l’importanza di fare sistema a partire dalle esperienze già esistenti.

Dati, modelli e confronto internazionale

Uno degli obiettivi principali del Tavolo tecnico sarà quello di restituire dati omogenei sull’efficacia della prescrizione culturale, a partire dal coinvolgimento di persone affette da patologie neurodegenerative o da disturbi depressivi. Un passaggio fondamentale per superare la dimensione episodica delle sperimentazioni e costruire politiche pubbliche basate su evidenze.

Il modello di riferimento, più volte citato nel dibattito istituzionale, è quello britannico. Studi condotti dalla University College London hanno mostrato come i programmi di social prescribing legati alle arti abbiano portato a una riduzione significativa delle consultazioni dei medici di base e delle ammissioni ospedaliere, con un ritorno economico stimato tra le quattro e le undici sterline per ogni sterlina investita.

Un fondo dedicato e le prospettive future

A rafforzare l’impianto dell’intesa contribuisce anche la legge di bilancio 2026, che ha previsto l’istituzione di un Fondo per la cultura terapeutica e la cura sociale, con una dotazione di un milione di euro annui. Le risorse saranno destinate a sostenere enti locali, organizzazioni del Terzo settore, associazioni e fondazioni impegnate nel rendere fruibili le arti e il patrimonio culturale come strumenti di sollievo per persone con disabilità o in condizioni di marginalità sociale e per le loro famiglie.

La sfida, ora, sarà trasformare il riconoscimento istituzionale in pratiche concrete e accessibili, capaci di coinvolgere musei, teatri, parchi archeologici e territori. Se ben strutturata, la prescrizione dell’arte come cura potrebbe non solo incidere sul benessere delle persone, ma anche rafforzare il ruolo sociale della cultura e il suo legame con le comunità.