Napoli, rinasce il trono reale: sedici mesi di restauro e una nuova datazione

da | 14 Feb 2026 | Arte e Cultura, Conservazione e Tutela

Dopo circa un anno e mezzo di studi e un restauro ad alta tecnologia, la seduta simbolo dell’Appartamento di Etichetta rientra nella sua sala. Le ricerche riscrivono la cronologia: non più borbonico, ma commissionato dai Savoia nel 1874.

Il trono del Palazzo Reale torna visibile al pubblico dopo un articolato intervento reso possibile dal progetto “Restituzioni” di Intesa Sanpaolo. Le indagini scientifiche e archivistiche rivelano una nuova datazione sabauda, spostando in avanti di trent’anni la sua realizzazione e offrendo una diversa lettura della storia del Palazzo.

Il trono era partito il 12 settembre 2024 alla volta del Centro Conservazione e Restauro La Venaria Reale, nell’ambito del progetto “Restituzioni” promosso da Intesa Sanpaolo in collaborazione con il Ministero della Cultura. Durante l’assenza, la sala aveva accolto una seduta borbonica settecentesca, ma il ritorno dell’opera segna oggi il recupero pieno dell’identità dell’Appartamento di Etichetta.

Un lavoro tra scienza e sostenibilità

L’intervento è stato coadiuvato da un’approfondita campagna diagnostica condotta grazie al supporto di tecnologie avanzate e al contributo di scienziati del CNR. I restauratori del Centro torinese hanno applicato protocolli già sperimentati su manufatti analoghi, come il trono del Quirinale, eseguendo radiografie digitali complete per comprendere la complessità costruttiva dell’opera.

«Grazie alla rassegna “Restituzioni” è stato possibile compiere questo impegnativo restauro che ha coniugato le competenze dei funzionari del Palazzo Reale e dei restauratori e scienziati del CCR», spiega Michela Cardinali, direttrice dei Laboratori di Restauro e della Scuola di Alta Formazione del Centro. «Abbiamo effettuato radiografie digitali complete e proceduto alla pulitura selettiva della doratura senza agenti chimici aggressivi, grazie a tecnologie laser e con un approccio sostenibile ed eco-compatibile».

Parallelamente, nella stessa Sala del Trono, si è lavorato sui tessili: il tappeto, le fasce laterali della pedana e le mantovane sono stati oggetto di un delicato intervento conservativo condotto “a vista”, permettendo al pubblico di osservare dal vivo le fasi del restauro.

La scoperta che riscrive la storia

Il dato più sorprendente, però, non riguarda la materia, ma bensì la storia. Gli studi condotti dai funzionari storici dell’arte e dagli archivisti del Palazzo hanno infatti rivelato che il trono, tradizionalmente catalogato come borbonico e datato tra il 1845 e il 1850, fu in realtà commissionato dai Savoia e liquidato nel 1874. Una scoperta che sposta in avanti di circa trent’anni la sua realizzazione e che modifica la cronologia stessa della Reggia nel delicato passaggio dall’età borbonica all’Italia unita.

«Il trono, simbolo del Palazzo Reale di Napoli, fa ritorno nella sala cui appartiene e che oggi ritrova la propria identità», sottolinea Tiziana D’Angelo, direttrice delegata del Palazzo. «Un lavoro di squadra che, insieme agli studi dei nostri storici dell’arte e archivisti, ha ricondotto la commissione e realizzazione del trono all’età sabauda, facendo nuova luce su una delle opere più rappresentative della Reggia».

Un simbolo tra dinastie e rappresentazione del potere

Per lungo tempo considerato espressione dell’ultima stagione borbonica, il trono era stato letto come testimonianza del gusto e della cultura di corte della metà dell’Ottocento napoletano. La nuova attribuzione lo colloca invece nel pieno della stagione post-unitaria, quando la monarchia sabauda ridefiniva simboli, spazi e linguaggi del potere nei palazzi italiani.

Il trono diventa così non soltanto oggetto d’arte, ma documento politico: segno tangibile della trasformazione del Palazzo Reale in residenza della nuova dinastia e della volontà di affermare continuità istituzionale attraverso l’apparato scenografico dell’Appartamento di Etichetta.

Musei come luoghi di ricerca e collaborazione

«Il rientro del Trono segna il compimento di un articolato percorso di studio, restauro, ricerca e valorizzazione che ha profondamente rinnovato la conoscenza di questo significativo manufatto», dichiara Massimo Osanna, Direttore generale Musei. «Questa esperienza conferma come i musei siano oggi luoghi attivi di produzione di conoscenza, in cui studio, conservazione e valorizzazione procedono insieme, e mette in evidenza il valore di collaborazioni virtuose tra pubblico e privato».

Un concetto ribadito anche da Michele Coppola, Executive Director Arte, Cultura e Beni Storici di Intesa Sanpaolo e Direttore Generale delle Gallerie d’Italia: «Il restauro del trono, le nuove conoscenze emerse dagli studi e il percorso di condivisione dell’opera, prima a Venaria Reale e poi a Roma, raccontano l’impegno concreto della Banca per preservare e promuovere le testimonianze artistiche del Paese, di cui Napoli è ricchissima».

La collaborazione tra il Palazzo e il Centro di Restauro torinese, come ricorda il presidente Alfonso Frugis, nasce da anni di lavoro sulla conservazione preventiva, che ha consentito di individuare le priorità di intervento, tra cui proprio il trono.

Un ritorno che parla alla città

Il rientro della seduta regale non è soltanto un fatto conservativo. È un gesto simbolico che restituisce alla città uno dei suoi emblemi più riconoscibili, rilanciando l’esperienza di visita del Palazzo Reale come luogo in cui la storia non è cristallizzata, ma continuamente riletta e approfondita.

Per i visitatori, italiani e stranieri, la Sala del Trono torna così a essere il cuore scenografico del percorso museale: uno spazio in cui arte, politica e memoria dinastica si intrecciano, e dove la doratura appena restaurata riflette non solo la luce, ma anche una nuova consapevolezza storica.