Visibile al pubblico il cantiere dove si svolgono gli scavi di ampliamento della Villa di Poppea, nel sito di Oplontis. Nuove affascinanti scoperte stanno emergendo dal lavoro degli archeologi.
Nuove affascinanti scoperte stanno emergendo dallo scavo di ampliamento della villa di Poppea – la sontuosa dimora attribuita alla seconda moglie di Nerone nel sito di Oplontis a Torre Annunziata – potranno essere ammirati durante il cantiere in corso. Dal 12 febbraio ogni giovedì, dalle 10:30 alle 12, i visitatori muniti di regolare biglietto di accesso alla Villa – in numero di 10 pax per volta – potranno accedere ad alcune aree del cantiere, accompagnati da personale del Parco. Si tratta un’occasione unica per osservare dal vivo le operazioni in corso di scavo e restauro degli eccezionali affreschi del Salone della Maschera e del Pavone, uno degli ambienti più raffinati della villa, decorato in II stile. Il cantiere, dettato da necessità di chiarire aspetti relativi allo sviluppo del settore ovest della villa che costeggia il tratto urbano di via dei sepolcri e risolvere criticità conservative, si configura anche come occasione importante di valorizzazione del contesto archeologico e urbano. Lo scavo in corso consentirà di fatto di creare una connessione con il confinante Spolettificio Borbonico dove, nei prossimi anni, saranno realizzati spazi museali espositivi, depositi e servizi aggiuntivi.
La storia della Villa
La Villa di Poppea, situata a Oplontis, è un eccezionale esempio di villa aristocratica romana, risalente alla metà del I secolo a.C. e sepolta dall’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. Conosciuta anche come Villa A, è stata scoperta durante gli scavi archeologici a Oplontis, un’area suburbana di Pompei. Si ritiene che la villa appartenesse a Poppea Sabina, la seconda moglie dell’imperatore Nerone, basandosi su un’iscrizione trovata su un’anfora che menzionava un suo schiavo. Gli scavi iniziarono nel 1964 e hanno rivelato una vasta residenza di oltre 10.000 metri quadrati, con circa 90 ambienti. La villa era originariamente affacciata sul mare e circondata da giardini lussureggianti. Presenta un’organizzazione spaziale basata su assi prospettici e simmetrie, con decorazioni straordinarie, tra cui affreschi di alta qualità in diversi stili pompeiani. La parte più antica della villa si sviluppa attorno a un atrio tuscanico e include ambienti per il riposo e il soggiorno, tutti splendidamente decorati e illuminati da finestre che si affacciano sul giardino. Ad oggi la Villa è considerata senza dubbio uno dei migliori esempi di “villa d’otium”, residenze dedicate al riposo e alla vita raffinata dell’aristocrazia romana. È stata inserita nel Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO nel 1997, riconoscendo il suo valore storico e artistico. La villa è famosa anche per il suo complesso termale privato e una piscina di 61 metri, che rappresentano il lusso e la sofisticazione della vita romana.
Le scoperte emerse
Tra le scoperte di particolare rilievo sono emersi una figura integra di una pavonessa, speculare all’esemplare maschio rinvenuto sulla porzione meridionale della stessa parete, e alcuni frammenti con la raffigurazione di una maschera scenica riconducibile a un personaggio della Commedia Atellana, a differenza di altri presenti nell’ambiente e attribuibili alla Tragedia. Grazie alla tecnica dei calchi, lo scavo ha anche restituito le impronte di alberi che ornavano il giardino, in posizione originale e inseriti in un preciso schema ornamentale, che raddoppiava il colonnato del porticato meridionale, richiamando schemi documentati nelle domus pompeiane e nello stesso sito di Oplontis. Lo scavo ha, inoltre, determinato l’individuazione di quattro nuovi ambienti che si aggiungono ai 99 già noti, tra cui un vano absidato che fa verosimilmente parte del settore termale. In contemporanea all’intervento di scavo è in corso anche un cantiere di restauro degli apparati decorativi di due piccoli e preziosi ambienti, in origine destinati ad area di riposo, detti cubicola, che affacciano nell’area sud occidentale della Villa, proprio in prossimità dell’area dell’altro cantiere. Colpisce, si legge nella nota del Parco archeologico di Pompei, la loro ricca decorazione, costituita da stucchi, pareti affrescate, volte dipinte e mosaici pavimentali di straordinaria bellezza, che rivela, al pari degli altri ambienti della Villa, una capacità tecnica da parte degli esecutori dell’epoca molto alta, ed una palette di pigmenti varia, costituita anche dal blu egizio.







