Esposta a Palermo, nella Chiesa di Sant’Antonio Abate, la riproduzione della Madonna del Velo di Raffaello, dopo un lungo restauro.
Dopo un lungo e paziente lavoro di restauro e di studio torna a splendere a Palermo, dove era custodita in locali dell’università , una delle quindici riproduzioni conosciute al mondo della Madonna del Velo di Raffaello Sanzio: il dipinto è stato svelato nella Chiesa di Sant’Antonio Abate del complesso monumentale dello Steri. La tela, databile alla fine del XVI secolo, raffigura la Vergine nell’atto di adorare il Bambino, mentre San Giovanni Battista infante assiste alla scena e a tenerla in vita sono state le sue copie. Nel mondo se ne conoscono quattordici, ora quindici, distinguibili tra repliche fedeli al modello cinquecentesco e versioni che introducono variazioni iconografiche.
La tela dell’Università di Palermo si colloca tra i migliori esempi di questa seconda tipologia, confermandosi come un’opera di grande qualità pittorica. Le analisi tecniche e lo studio dei materiali hanno aperto interrogativi sull’origine dell’opera. Palermo, nel tardo Cinquecento, era attraversata da un fervore raffaellista che rende plausibile una esecuzione locale legata a una scuola di copisti del capoluogo siciliano. Di contro, alcuni elementi pittorici – come l’uso di un pigmento pregiato per il cielo, probabilmente smaltino – sembrano rimandare altrove e, in particolare, all’area veneta. Non se ne conosce il committente, né la collocazione. C’è chi ipotizza che proprio quell’opera perduta sia stata il prototipo della Madonna dal Diadema Blu, oggi al Louvre e chi ne ha persino dubitato l’esistenza. Eppure, un cartone preparatorio, esposto a Firenze nell’Ottocento e poi scomparso, ne attesta la realtà . Anche la tela originale di Raffaello è un’incognita. Non se ne conosce il committente, né la collocazione. A tenere in vita il dipinto originale di Raffaello sono state le sue copie.
Le parole degli esperti
Queste le parole di Michelangelo Gruttadauria, presidente di UniPa Heritage: “L’iniziativa traccia un momento d’eccellenza nel progetto di valorizzazione del patrimonio storico e artistico dell’ateneo con la Soprintendenza per i beni culturali e ambientali di Palermo. Il restauro, oggetto anche di una tesi di laurea, è stato molto più di un intervento conservativo ma un vero e proprio scavo nella materia storica e pittorica”. Ha poi aggiunto il rettore Massimo Midiri: “Questo restauro non restituisce soltanto un’opera alla sua bellezza originaria, ma riafferma il ruolo dell’università come luogo di tutela, ricerca e valorizzazione del patrimonio culturale, capace di generare conoscenza e di condividerla con la comunità ”. All’incontro sono intervenuti anche Paolo Inglese, delegato per le Attività di valorizzazione dei beni culturali, storici, monumentali e del brand di UniPa, Giuseppe Lazzara, coordinatore del Corso di laurea in Conservazione e restauro dei beni culturali, Antonina Tarantino, responsabile U.O. della valorizzazione dei beni e delle collezioni UniPa e Giuditta Ermio, autrice della tesi di laurea dedicata al restauro dell’opera







