A San Casciano dei Bagni, scavi rivelano scuola medica etrusca

da | 12 Gen 2026 | Archeologia, Conservazione e Tutela

Dagli ultimi scavi nel Santuario del Bagno Grande a San Casciano dei Bagni, nuove conferme sulla presenza di una grande scuola medica etrusca.

Nuovi risultati dell’ultima stagione di ricerche aprono ulteriori scenari sulla storia del Santuario del Bagno Grande a San Casciano dei Bagni, anticipandone di almeno due secoli le origini. Tra le rilevanti scoperte, quella più significativa riguarda la cronologia delle prime fasi di vita del santuario, datata alla fine del V secolo a.C., e non più al III secolo a.C. come ipotizzato in precedenza. Questo dato prefigura l’esistenza di un grande santuario di età alto-arcaica in prossimità della sorgente o nelle sue immediate vicinanze. A testimoniarlo è, tra l’altro, un frammento di candelabro in bronzo. Nuovi rinvenimenti, tra cui un fulmine e un ramo in bronzo, accompagnano la fase finale del sito, quando nel V secolo d.C., in seguito agli editti di Teodosio, il santuario venne chiuso. In questo momento di trasformazione radicale, una serie di altari fu spezzata e disposta a formare una nuova piattaforma davanti all’ingresso del tempio, collocata spazialmente tra la sorgente principale indagata negli ultimi anni e una seconda sorgente più a sud, probabilmente fulcro di un ulteriore polo sacro. Dal punto di vista delle strutture, la campagna 2025 ha confermato la presenza di un grande recinto di età etrusca, attivo almeno dal III secolo a.C. ma verosimilmente più antico, di dimensioni simili a quelle del tempio di età romano-imperiale. In più punti il recinto presenta evidenze di riti di abbandono, caratterizzati dalla dispersione intenzionale di terrecotte architettoniche.

Se nelle ricerche precedenti era stato soprattutto il bronzo a restituire i dati più eclatanti, quest’anno sono le terrecotte a emergere con forza. All’esterno del recinto più antico, nell’angolo sud-occidentale, è stato avviato lo scavo di quella che appare come una favissa, ovvero un deposito votivo sacro. I materiali rinvenuti comprendono parti anatomiche in terracotta – piedi, gambe, mani, teste, infanti in fasce – oltre a frammenti di statue e a elementi di decorazione architettonica come antefisse. Particolarmente significativa è la fase tardo-antica del santuario, quando nel IV secolo d.C., a seguito di una serie di crolli del tempio di età imperiale, i romani realizzarono un grande muro di contenimento, scavando profondamente nelle stratificazioni precedenti. In quell’occasione parte dei depositi etruschi venne intercettata e rovesciata all’esterno del tempio, secondo un complesso rituale. Su questi livelli si rinvengono anche oggetti votivi eccezionali, tra cui teste, figure infantili intere e soprattutto un modello in terracotta che rappresenta, allo stato attuale delle conoscenze, la più accurata raffigurazione dei visceri umani mai rinvenuta. Questa scoperta rafforza ulteriormente l’ipotesi della presenza, presso il Bagno Grande, di una vera e propria scuola medica di età etrusca, attiva almeno dal III secolo a.C. Lo scavo della favissa è solo all’inizio e si preannuncia, già dalla prossima campagna, come una straordinaria fonte di informazioni.

La precedente campagna di scavo

Il 3 dicembre 2024 nel Teatro dei Georgofili Accalorati di San Casciano sono stati presentati i risultati dell’ultima campagna di scavo appena conclusa annunciati da un bel filmato di Rai Cultura. Si tratta di altri reperti trovati sepolti nella vasca sotto l’acqua calda. Fra questi una scultura in bronzo di un bambino con una palla che si muove. E a oltre quattro metri di profondità, è stato ritrovato uno strato di serpenti in bronzo simbolo di fertilità, rinascita e rinnovamento per la capacità di cambiare pelle. Sono di varie dimensioni, uno misura novanta centimetri, crestato e barbato. Stanno a indicare la sacralità del luogo. I serpenti, infatti, vengono associati alla divinazione ed erano stati deposti nel posto in cui sgorgava l’acqua sacra. Tra i ritrovamenti figurano anche moltissime uova di gallina che rappresentavano la fertilità e la protezione divina. Le uova sono in frammenti, ma alcune sono ancora intere dopo più di duemila anni.

Il Sindaco Agnese Carletti, il Presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, il Ministro dei Beni Culturali Alessandro Giuli di fresca nomina, Massimo Osanna e ovviamente il direttore Emanuele Mariotti, il coordinatore scientifico l’etruscologo Jacopo Tabolli, il Rettore dell’Università per Stranieri di Siena Tomaso Montanari e Ada Salvi funzionaria della Soprintendenza di Siena, Arezzo e Grosseto avevano condotto in porto le ricerche interdisciplinari in un complesso termale di età etrusca e poi romana che era anche un vero e proprio santuario dedicato al culto delle acque. Acque calde, acque termali, acque salvifiche. E’ qui, nella vasca sacra, che sono stati ritrovati tre altari di età imperiale con dediche a Iside, Apollo e alla Fortuna Primigenia, oltre a ex voto e a una statuetta in marmo che raffigura Igea. E tutto è nato attorno a un orto abbandonato vicino alle storiche piscine termali medicee perché San Casciano è ricco di sorgenti calde, curative. Senza dubbio una storia piena di fascino che perpetua il potere della ricerca archeologica e che ogni anno fa emergere sorprese.