Restituito il frammento di affresco di Ercole bambino trafugato dalla Villa di Civita Giuliana (Pompei)

da | 3 Gen 2026 | Arte e Cultura, Conservazione e Tutela

 

La villa di Civita Giuliana, a nord di Pompei, recupera un frammento di affresco rubato da un ambiente di culto. Raffigura Ercole bambino che strozza i serpenti ed era stato asportato da tombaroli. Proveniva da una collezione privata negli Stati Uniti. Nel 2023, la procura di Roma, con i Carabinieri per la tutela del patrimonio culturale e le autorità statunitensi, ne ha disposto la restituzione al Parco archeologico di Pompei.
Tra il 2023 e il 2024, gli scavi a Civita Giuliana hanno portato alla luce un ambiente rettangolare con funzioni rituali, probabilmente un sacello o sacrarium. Il sacello aveva un basamento quadrangolare per una statua, ma i tombaroli ne avevano rimosso la decorazione, inclusi 12 pannelli figurati e la lunetta affrescata superiore, di cui il frammento recuperato fa parte.
Inizialmente, non si conosceva la sua collocazione originaria. Successive indagini, condotte dai funzionari del Parco durante lo scavo extraurbano e confrontate con nuove informazioni, tra cui dati da intercettazioni ambientali, hanno permesso di identificare con certezza l’affresco come proveniente dal sacello di Civita Giuliana.
L’affresco raffigura Ercole in fasce che strozza i serpenti davanti a Zeus e Anfitrione. Questo episodio, non parte delle 12 fatiche canoniche, ne è un presagio. Le pareti del sacello mostrano tracce di altri 12 pannelli, staccati illegalmente. Si ipotizza che questi raffigurassero le 12 fatiche di Ercole. L’affresco di Ercole bambino con i serpenti, quindi, anticipa le fatiche future, segnando la sua nascita e la sua forza prodigiosa. Collocato in alto, nella lunetta, è prodromico alle fatiche.

Analisi e indagini sono in corso per chiarire le geometrie e i punti di connessione con i lacerti di affresco rimasti, per una futura ricollocazione nel sito archeologico di Civita Giuliana. Si proseguirà con le indagini per rintracciare gli altri affreschi rubati. “Un reperto archeologico ha valore non solo per la sua materialità, ma soprattutto per ciò che racconta del passato”, spiega il direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel.
Ogni oggetto rinvenuto in uno scavo è prezioso per il suo contesto. Il furto spezza questo legame, riducendo il valore scientifico del reperto. Senza il contesto, diventa un oggetto isolato, privo di significato storico. Rubare un reperto significa sottrarre conoscenza e cancellare un frammento della storia.

L’affresco sarà esposto da metà gennaio all’Antiquarium di Boscoreale, che ha già una sala dedicata ai rinvenimenti di Civita Giuliana.