Da Bernini ai Macchiaioli, dalle alchimiste a Lorenzo De Medici. Ma anche Rothko, Rotella e Marina Abramović
Grandi mostre sono in programma per il 2026 in tutta Italia. Da Bernini ai Macchiaioli, dalle alchimiste a Lorenzo De Medici. Ma anche Rothko, Rotella e Marina Abramović, la prima artista donna vivente a essere celebrata con una grande mostra alle Gallerie dell’Accademia di Venezia. Insomma, ci sarà modo di fare il pieno d’arte!
A Roma è protagonista Bernini
A Roma, dopo il successo di Caravaggio 2025, dal 12 febbraio al 14 giugno 2026 le Gallerie Nazionali di Arte Antica presenteranno nelle sale di Palazzo Barberini la grande mostra Bernini e i Barberini, a cura di Andrea Bacchi e Maurizia Cicconi: un’indagine sul rapporto tra Gian Lorenzo Bernini e Maffeo Barberini, suo primo e più decisivo committente, eletto pontefice nel 1623 con il nome di Urbano VIII.
La mostra sarà realizzata con il sostegno del Main Partner Intesa Sanpaolo e con il patrocinio della Fabbrica di San Pietro, e offrirà un’occasione per ripensare la nascita del Barocco attraverso la lente privilegiata del dialogo artistico, politico e personale tra Bernini e Papa Urbano VIII, figure chiave nell’affermazione del linguaggio barocco. L’esposizione si colloca, inoltre, in coincidenza con il quattrocentesimo anniversario della consacrazione della nuova Basilica di San Pietro (1626), uno dei momenti più alti del Barocco romano e dell’attività berniniana. Bernini e i Barberini beneficerà del supporto di Coopculture come partner tecnico.
Il percorso della mostra, che si articolerà in sei sezioni, ognuna dedicata a un aspetto cruciale del rapporto tra Bernini e i Barberini, segue la carriera di Bernini dagli esordi alla piena maturità, documentando il passaggio dal tardo manierismo paterno a un linguaggio personale di travolgente potenza espressiva. Opere fondamentali come il San Sebastiano del Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid e il Putto con drago del Getty Museum testimoniano il momento in cui la scultura barocca nasce davvero, mentre prestiti eccezionali quali Le Quattro Stagioni dalla collezione Aldobrandini permetteranno di approfondire il confronto tra il padre Pietro Bernini, anch’esso scultore e artista, e il figlio Gian Lorenzo.
La mostra riporterà inoltre per la prima volta a Palazzo Barberini la galleria dei ritratti degli antenati Barberini, capolavori in marmo scolpiti da Bernini, da Giuliano Finelli e da Francesco Mochi, oggi dispersi in collezioni pubbliche e private. Un’attenzione particolare sarà dedicata all’immagine e alla memoria di Urbano VIII, con busti in marmo e bronzo accostati a uno dei pochissimi dipinti attribuiti con certezza a Gian Lorenzo.
Un’altra parte del percorso esplora il Bernini pittore, incoraggiato da Maffeo Barberini a cimentarsi anche in questo ambito, dove – accanto a tele presentate per la prima volta in pubblico – l’unico importante dipinto ‘pubblico’ di Bernini sarà esposto a confronto con il suo pendant di Andrea Sacchi. Entrambe le opere sono un prestito eccezionale della National Gallery di Londra.
Palazzo Reale di Milano ospita I Macchiaioli
A Milano, a Palazzo Reale, dal 3 febbraio al 14 giugno 2026, la mostra I Macchiaioli porta a Milano per la prima volta una grande retrospettiva dedicata al movimento che rivoluzionò la pittura italiana dell’Ottocento. Oltre 100 opere, provenienti dai maggiori musei italiani, ricostruiscono l’avventura di artisti come Fattori, Lega e Signorini, che combatterono con pennelli e colori una battaglia estetica e civile, intrecciata alle vicende del Risorgimento. Un’esposizione che è frutto degli ultimi studi sui Macchiaioli da parte dei tre esperti italiani più autorevoli del movimento: il progetto espositivo è infatti ideato e curato da Francesca Dini, Elisabetta Matteucci e Fernando Mazzocca e rappresenta un momento di recupero, riflessione e valorizzazione di un frammento fondamentale di storia dell’arte che ha costruito le comuni radici culturali del nostro Paese, attraverso una nuova e più approfondita lettura della loro esperienza. La mostra rientra nel programma culturale dei Giochi Olimpici invernali di Milano Cortina 2026 e conta come istituzione partner l’Istituto Matteucci di Viareggio. L’esposizione è promossa da Comune di Milano – Cultura, prodotta da Palazzo Reale, 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE e Civita Mostre e Musei.
A Palazzo Reale di Milano anche la mostra Le Alchimiste
Sempre a Palazzo Reale, va in scena Le Alchimiste, la nuova imponente mostra di Anselm Kiefer, tra i più influenti artisti contemporanei. L’esposizione sarà allestita nella Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale dal 7 febbraio al 27 settembre 2026. Le Alchimiste nasce da un progetto avviato nel 2023 e presenta oltre quaranta grandi teleri, concepiti appositamente per dialogare con la drammatica bellezza di questo luogo segnato dal bombardamento del 1943. Centrale il legame con Milano, città in cui visse la sua giovinezza Caterina Sforza, scienziata e condottiera, autrice di un raro manoscritto con oltre 400 ricette tra medicamenti e formule alchemiche. Accanto a lei, Kiefer convoca una costellazione di figure femminili, note e dimenticate: da Isabella Cortese e Maria la Giudea a Marie Meudrac, Rebecca Vaughan e Mary Anne Atwood. Attraverso la sua pittura materica e simbolica, l’artista restituisce volti e corpi cancellati dalla storia, riconoscendo alle alchimiste un ruolo cruciale nella nascita del pensiero scientifico moderno. Fin dagli esordi, nei primi anni Settanta, Kiefer indaga i poteri creativi e redentivi delle donne, qui tradotti in un pantheon al femminile che intreccia mito, memoria e rigenerazione. Il catalogo della mostra è edito da Marsilio Arte. La mostra è promossa da Comune di Milano – Cultura prodotta da Palazzo Reale e Marsilio Arte.
Lorenzo De Medici protagonista a Firenze
Magnifico 1492: nell’autunno 2026 alle Gallerie degli Uffizi, a Firenze, una storica mostra su Lorenzo de Medici. Oltre cento opere, con capolavori e prestiti provenienti da tutto il mondo, ricostruiranno per la prima volta la sconfinata collezione d’arte del mecenate fiorentino principe del Rinascimento. L’esposizione, unica nel suo genere, intende proporsi al pubblico come autentica e dettagliata ricostruzione della ricchissima collezione dei Medici, raccolta e custodita nel palazzo di famiglia di via Larga a Firenze, oggi Palazzo Medici – Riccardi – così come descritta e inventariata nel 1492, alla morte di Lorenzo. Oltre a una vasta selezione di dipinti e sculture con veri e propri capolavori, ci saranno vasi, gemme, cammei, monete, codici e carte geografiche. Tanti e di rilievo i prestiti di opere in arrivo da un ampio novero di musei italiani e internazionali. Oltre un centinaio, complessivamente, le opere che andranno a comporre il percorso espositivo.
Rothko a Firenze
Dal 14 marzo al 23 agosto 2026, la Fondazione Palazzo Strozzi presenta una delle più importanti mostre mai dedicate a Mark Rothko (1903-1970), maestro dell’arte moderna americana. A cura di Christopher Rothko ed Elena Geuna, Rothko a Firenze rappresenta un progetto unico, concepito appositamente per Palazzo Strozzi, per celebrare il legame speciale tra l’artista e Firenze. L’architettura del palazzo e la città stessa sono lo scenario ideale per esplorare come Rothko traduca in pittura la tensione tra misura classica e libertà espressiva, dando vita attraverso il colore a una nuova percezione dello spazio che oltrepassa la bidimensionalità della tela.
Il percorso espositivo a Palazzo Strozzi permetterà di ripercorrere l’intera carriera di Rothko con oltre 70 opere provenienti da prestigiose collezioni private e dai più importanti musei internazionali, tra cui il Museum of Modern Art (MoMA) e il Metropolitan Museum of Art di New York, la Tate di Londra, il Centre national d’art et de culture Georges-Pompidou di Parigi e la National Gallery of Art di Washington.
Da Palazzo Strozzi il progetto si estenderà poi alla città di Firenze, coinvolgendo due luoghi particolarmente cari all’artista in due sezioni satellite: il Museo di San Marco – con opere in dialogo con gli affreschi di Beato Angelico – e il Vestibolo della Biblioteca Medicea Laurenziana progettato da Michelangelo.
La mostra Rothko a Firenze è promossa e organizzata da Fondazione Palazzo Strozzi, Firenze, con la collaborazione del Museo di San Marco (Ministero della Cultura – Direzione regionale Musei nazionali Toscana) e della Biblioteca Medicea Laurenziana.
A Brescia andrà in scena Liberty. L’arte dell’Italia moderna
Dopo il grande successo dell’esposizione La Belle Époque, a partire dal 24 gennaio fino al 14 giugno 2026, Palazzo Martinengo ospiterà un’imperdibile mostra dedicata al Liberty, lo stile dell’Italia moderna che ha contraddistinto la produzione artistica nazionale nel primo quindicennio del Novecento. La raffinata selezione di oltre cento capolavori provenienti per lo più da collezioni private e da importanti istituzioni museali quali la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, la Galleria Nazionale di Parma e i Musei Civici di Udine, permetterà di porre in luce l’influenza che nuovi linguaggi e inedite sensibilità ebbero sulla pittura, sulla scultura, sulla grafica pubblicitaria, sulla moda, sulla fotografia, sulle arti applicate e perfino sul nascente mondo del cinema.
La diffusione di quello che fu definito “stile nuovo” o “stile floreale”, caratterizzato da forme sinuose ed eleganti linee serpentine ispirate al mondo naturale, spinse i maestri italiani a interpretare le novità dell’arte internazionale con un approccio personale estremamente originale. La scelta delle opere che saranno esposte in Palazzo Martinengo terrà conto della partecipazione degli artisti alle grandi esposizioni tenutesi in Italia tra la fine del XIX e i primi due decenni del XX secolo: dalle prime Biennali di Venezia all’Esposizione Internazionale d’Arte Decorativa Moderna di Torino del 1902; dall’Esposizione Nazionale di Belle Arti di Milano del 1906 fino alla grande Esposizione Internazionale di Roma del 1911 che celebrava i cinquant’anni dall’Unità d’Italia. Si avrà così la possibilità di rileggere alcuni dei capolavori dell’arte italiana attraverso una nuova prospettiva e al contempo di riportare alla luce opere meno note al pubblico, ma di straordinario interesse artistico.
La mostra inviterà il visitatore a immergersi nei temi e nelle atmosfere di un’epoca di profondi cambiamenti, tanto nell’arte quanto nella società. Pittura e scultura verranno poste in dialogo con le arti applicate, con la grafica e la fotografia, e con l’allora nuovissimo linguaggio cinematografico, offrendo una visione inedita di uno dei periodi più fertili della storia dell’arte europea tra Ottocento e Novecento.
I curatori Manuel Carrera, Davide Dotti e Anna Villari hanno ideato un avvincente percorso espositivo articolato in otto sezioni tematiche dedicate a: Lo stile floreale tra natura e arte; L’intimismo domestico; La fotografia; Il cinema; Galileo Chini e l’arte della ceramica; La moda; I manifesti pubblicitari; Il ritratto borghese. Oltre a splendidi dipinti di Vittorio Matteo Corcos, Gaetano Previati, Plinio Nomellini, Ettore Tito, Amedeo Bocchi, Cesare Tallone e altri ancora; e a emozionanti sculture in bronzo e in marmo di Edoardo Rubino, Leonardo Bistolfi e Libero Andreotti, sarà possibile comprendere il clima artistico e culturale dell’Italia Liberty grazie alla selezione di elegantissimi abiti femminili realizzati negli atelier dei sarti più famosi; di coloratissimi manifesti – le cosiddette affiches – che pubblicizzavano spettacoli teatrali, grandi magazzini di moda, liquori, giornali e località turistiche, disegnati da insigni illustratori come Carpanetto, Dudovich e Metlicovitz; e di raffinatissime ceramiche artistiche dai decori ispirati alla natura figlie della geniale creatività del poliedrico Galileo Chini.
A Rovigo, Palazzo Roverella presenterà in dialogo Zandomeneghi e Degas
A Rovigo, dal 27 febbraio al 28 giugno 2026, Palazzo Roverella presenterà una mostra che mette in dialogo, per la prima volta in modo organico, Federico Zandomeneghi ed Edgar Degas, protagonisti assoluti della scena artistica europea tra Ottocento e Novecento. Curata da Francesca Dini, l’esposizione Zandomeneghi e Degas. Impressionismo tra Firenze e Parigi ricostruisce il rapporto intenso che legò i due artisti nel corso di una lunga amicizia parigina. Il racconto prende avvio dalla formazione fiorentina di Degas e dagli anni italiani di Zandomeneghi, per poi seguire il trasferimento a Parigi e l’incontro con l’ambiente impressionista. In questo contesto, Zandò assimila la modernità visiva del maestro francese – l’attenzione all’attimo, l’inquadratura audace, la gestualità sospesa – rielaborandola secondo una sensibilità personale, nutrita dalla tradizione cromatica veneziana. La mostra restituisce la complessità di un’epoca in trasformazione, in cui Firenze e Parigi, la macchia e l’impressione, la tradizione e l’avanguardia dialogano in un intreccio serrato. La mostra è promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, in collaborazione con il Comune di Rovigo e l’Accademia dei Concordi, con il sostegno di Intesa Sanpaolo, ed è prodotta da Silvana Editoriale.
A Perugia, Giotto e San Francesco
A Perugia, dal 14 marzo al 14 giugno 2026 la Galleria Nazionale dell’Umbria celebra l’ottavo centenario della morte di san Francesco d’Assisi con la mostra Giotto e san Francesco. Una rivoluzione nell’Umbria del Trecento, curata da Veruska Picchiarelli ed Emanuele Zappasodi. Nel cantiere della Basilica superiore di San Francesco ad Assisi a partire dal 1288 si diede il via al passaggio da un linguaggio forbito e stilizzato, alla rivoluzione figurativa promossa da Giotto.
Mimmo Rotella a Palazzo Ducale di Genova
A vent’anni dalla scomparsa di Mimmo Rotella (1918–2006), Palazzo Ducale di Genova dedica una grande retrospettiva a uno dei protagonisti assoluti dell’arte italiana e internazionale del Novecento. La mostra Mimmo Rotella. 1945–2005, curata da Alberto Fiz e realizzata in collaborazione con la Fondazione Mimmo Rotella, ripercorre oltre sessant’anni di attività dell’artista, restituendo la complessità e l’attualità di una ricerca che ha segnato in modo radicale il rapporto tra arte, immagine e società contemporanea. L’esposizione sarà visitabile dal24 aprile al 13 settembre 2026.
L’esposizione analizza l’intero arco creativo di Rotella, dalle prime sperimentazioni astratte del secondo dopoguerra, influenzate dal surrealismo, fino alle Nuove Icone degli ultimi anni, realizzate attraverso collage e sovrapitture in cui l’universo mediale viene nuovamente sottoposto a un processo di destrutturazione e risignificazione. Oltre cento opere provenienti da musei, fondazioni e collezioni pubbliche e private internazionali compongono un percorso articolato in cinque sezioni tematiche, che consente di riscoprire la forza innovativa di un linguaggio capace di raccontare la nascita e l’evoluzione della società dell’immagine e del consumo.
Fulcro della mostra è il décollage, il gesto-simbolo più radicale di Rotella. Lo strappo diventa un atto assoluto e dirompente, capace di aprire nuovi varchi alla percezione e di ridefinire il rapporto tra arte e vita. Come afferma il curatore Alberto Fiz, “non conta più ciò che si trova in superficie, ma l’aspetto frammentario e frammentato di una dimensione reale destinata a modificarsi sotto lo sguardo complice dell’osservatore”.
In mostra a Palazzo Ducale figurano alcuni dei lavori più emblematici dell’artista, tra cui Naturalistico (1953), collage su tela con specchi e vetro, La tigre (1962), Il punto e mezzo (1963), tra i primi interventi sul mondo pubblicitario, e Tenera è la notte (1962), accanto a una selezione di opere dedicate alla sua icona più celebre, Marilyn Monroe. Tra i lavori più tardi spiccano un grande Senza titolo degli anni Novanta, décollage su lamiera di tre metri, e Attenti, ultimo grande décollage realizzato dall’artista.
Sempre guidato da una profonda attenzione al frammento, Rotella ha trasformato lo strappo in un gesto estetico e politico, in un atto di rivelazione che mette a nudo la verità nascosta dietro le immagini del consumo. Accanto ai décollage, la mostra approfondisce le sue tecniche più sperimentali – dagli artypo agli effaçage, dai frottage alle tele emulsionate, dai riporti fotografici alle estroflessioni – testimoniando la varietà e la coerenza di una ricerca estremamente stratificata, nella quale l’artista si pone come lucido testimone della rivoluzione tecnologica. L’artista non rinuncia al confronto con il graffitismo, così come negli anni Sessanta aveva saputo misurarsi con la Pop Art.
Allestita nelle sale della Loggia degli Abati, la mostra è inoltre arricchita da materiali d’archivio e documenti audiovisivi che contribuiscono a costruire un percorso immersivo.
La mostra Transforming Energy di Marina Abramović alle Gallerie dell’Accademia di Venezia
Dal 6 maggio al 19 ottobre 2026, l’artista di fama internazionale Marina Abramović farà la storia nel 2026 come la prima artista donna vivente a essere celebrata con una grande mostra alle Gallerie dell’Accademia di Venezia. Marina Abramović: Transforming Energy, presentata in occasione della 61. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia. La mostra segna l’80º compleanno dell’artista e instaura un profondo dialogo tra la sua pionieristica arte performativa e i capolavori rinascimentali che hanno plasmato l’identità culturale di Venezia. Curata da Shai Baitel, Direttore Artistico del Modern Art Museum (MAM) di Shanghai, in stretta collaborazione con l’artista, l’esposizione si sviluppa sia nelle sale della collezione permanente che negli spazi delle mostre temporanee — un’assoluta novità nella storia dell’Istituto — inserendo la ricerca di Abramović nel cuore stesso del patrimonio veneziano.
Al centro di Transforming Energy c’è l’incontro tra passato e presente, materiale e immateriale, corpo e spirito. I visitatori sono invitati a sperimentare una serie di ‘Transitory Objects’ interattivi — letti e strutture in pietra con cristalli incastonati — sdraiandosi, sedendosi o rimanendo in piedi su di essi, attivando quella che Abramović definisce “trasmissione di energia”. Opere iconiche come Imponderabilia (1977), Rhythm 0 (1974), Light/Dark (1977), Balkan Baroque (1997) e Carrying the Skeleton (2008) si affiancano a proiezioni di performance storiche, mentre nuove creazioni realizzate per l’occasione mettono in risalto la sua lunga ricerca su resistenza, vulnerabilità e trasformazione.
Uno dei momenti culminanti della mostra sarà la presentazione di Pietà (with Ulay) (1983), posta in dialogo diretto con la Pietà di Tiziano (ca. 1575-76), l’ultimo capolavoro incompiuto dell’artista, terminato da Palma il Giovane. Questo storico accostamento, a 450 anni dalla Pietà di Tiziano, rilegge le tipologie rinascimentali di dolore, trascendenza e redenzione attraverso una lente contemporanea, sottolineando il ruolo perenne del corpo umano come luogo di sofferenza e insieme di elevazione spirituale.







