Foto: Raffaello Sanzio, ritratto-di-gentildonna
Inaugurata giovedì 18 dicembre 2025, alla Galleria Nazionale delle Marche, la riapertura della Sala delle Veglie e il corpo di fabbrica dell’antico Castellare di Urbino, che rappresentano il penultimo lotto di lavori finanziati coi fondi PNRR. Si tratta degli ambienti tradizionalmente noti come appartamento della Duchessa, perché al tempo dei duchi Della Rovere (1508-1631) fu abitato dalle duchesse con la loro corte. Nei documenti è spesso ricordato anche come appartamento “del Magnifico”, in quanto dal 1502 al 1512 Giuliano de’ Medici, figlio di Lorenzo il Magnifico, visse in queste stanze durante l’esilio da Firenze.
Dopo il riordino museografico nella Sala delle Veglie sarà possibile apprezzare l’intera parabola artistica di Giovanni Santi, pittore-poeta-scenografo e padre di Raffaello, che col suo nome evoca l’ambientazione delle piacevoli riunioni che, da sera fino all’alba, si tenevano alla corte di Guidubaldo da Montefeltro (1472-1508) e della moglie Elisabetta Gonzaga (1471-1526), celebri per l’amore verso le arti e per la protezione accordata ad artisti e letterati.
Principale “effetto” dell’intera operazione è l’esposizione nel cosiddetto Salotto della Duchessa delle opere di Raffaello Sanzio, di cui la Galleria Nazionale delle Marche celebra l’arte attraverso alcuni capolavori entrati nella sua collezione nel corso del Novecento: dagli arazzi degli Atti degli Apostoli nel Salone del Trono, derivati dai cartoni per la serie della Cappella Sistina a Roma, alla piccola Santa Caterina d’Alessandria, anta di un trittico per la devozione privata, e al Ritratto di Gentildonna (La Muta), che raccontano dell’incontro con la pittura di Perugino e Pinturicchio e poi con quella di Leonardo, tra Perugia e Firenze, nel primo decennio del Cinquecento.
Accanto a questi due dipinti (e alla predella di Sassoferrato copia di quella della Pala Oddi di Raffaello), sono state riallestite le opere di Timoteo Viti e di Girolamo Genga che – diversi per età, talento e formazione – incrociarono più volte il loro cammino artistico con quello di Raffaello, partendo e tornando a Urbino, con significative differenze. In particolare, di Timoteo Viti sarà esposta in sala con una nuova illuminazione la preziosa vetrata proveniente dalla chiesa di Santa Maria della Torre, di recente oggetto di un intervento di restauro da parte dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze.







