“La scoperta di un artista”, il sottotitolo dice tutto. Chi era costui? Cosa faceva, come viveva e dove? Certamente uno sconosciuto per la maggioranza della gente, ma guardando le sue opere ci si accorge che siamo di fronte a un pittore di grande spessore culturale e umano.
Antonio Bernardini è un artista di passaggio a Roma per qualche giorno e per pochi eletti.
Infatti 30 sue opere oltre a diari personali, lettere e il documentario “Antonio Bernardini: Io Amo Vivere” realizzato dalla pronipote Paola Bernardini, sono state esposte nella prestigiosa sede della Treccani dal 28 novembre al 12 dicembre. Toccata e fuga verrebbe da dire se non fosse per il luogo meritevole della massima considerazione, oltre che per l’artista che certamente avrebbe potuto aspettarsi di più.
L’esposizione all’istituto dell’Enciclopedia Italiana
Ma che dire? Un motivo per affacciarsi nella città eterna deve esserci stato. Magari grazie a qualche sollecitazione, all’ipotesi di prospettive future chissà! Certo è che raramente se non mai si assiste a una stagione espositiva di quindici giorni. Forse l’unico scampolo rimasto libero. E allora perché non approfittarne? “Roma val bene una Messa”, avrebbe detto Enrico di Navarra prima di convertirsi al Cattolicesimo per salire al trono. E una mostra a Roma, anche di pochi giorni, non si rifiuta mai, è sempre un titolo di onore.
E per di più in un ambiente prestigioso. L’istituto dell’Enciclopedia Italiana si trova in Palazzo Mattei di Paganica, nel centro storico della città. Qui ha sede il Club Treccani, uno spazio gratuito dedicato a chi ama la cultura che consente di accedere a eventi riservati e a contenuti esclusivi.
Ed è in questo edificio molto accogliente e gradevole che sono state esposte una trentina di opere di “Antonio Bernardini”(1920 – 1989)” la scoperta di un artista”, il sottotitolo: l’esposizione è curata da Francesco Picca.
Nato in Puglia, a Trinitapoli, da una famiglia di origini toscane, dopo il diploma all’Accademia di Belle Arti di Roma, si stabilisce a Barletta. Docente di disegno, ma prima di tutto artista, dal ’65 sarà direttore del Museo Civico e Pinacoteca “Giuseppe De Nittis” , un incarico che gli consente di avere un ruolo guida fondamentale nella valorizzazione del patrimonio artistico della città. Valorizzò e rese più fruibile l’ingente patrimonio del Museo Civico, sia la grande collezione di Giusepe De Nittis passata alla città grazie al lascito della moglie Léontine, sia le consistenti raccolte donate da Giuseppe Gabbiani e Ferdinando Cafiero insieme alle prime opere acquisite dal Museo tra fine Ottocento e inizio Novecento.
Un’opera di catalogazione e ordinamento, d’inventario e allestimento del patrimonio artistico lottando contro resistenze e insensibilità per il suo Museo. Non si contano le lettere per ottenere lavori anche banali, come riparare il tetto, invocando Bernacca, perché ci piove.
Persona molto colta e sensibile, dalla vita solitaria e discreta, amante degli animali e della natura, nel tempo libero faceva lunghe passeggiate per la campagna che sarà insieme ad altri uno dei soggetti preferiti delle proprie opere. Ma Bernardini fu anche un originale grafico, come si vede dai manifesti progettati anno per anno per promuovere l’istituzione. Nell’89 alla sua morte lasciava un patrimonio enorme di tele, disegni, incisioni, scritti che i suoi familiari hanno raccolto e conservato. Ora per la prima volta le sue opere vengono presentate al pubblico in una mostra che dopo Roma sarà aperta a Barletta, la sua città.. L’esposizione curata da Francesco Picca presenta dipinti a olio, disegni, grafiche, fotografie, lettere personali e manoscritti inediti che ripercorrono l’intera stagione creativa del pittore a 35 anni dalla sua scomparsa. Un percorso cronologico a partire dalle prime tele paesaggistiche degli anni Quaranta per arrivare alla produzione matura degli anni Cinquanta e Settanta in cui le suggestioni realistiche s’intrecciano con elementi di modernità. Vedi la serie delle automobili che sembrano animarsi. Negli anni Ottanta il pittore guarda al simbolismo e all’informale.
Ma è il colore l’elemento dirompete, il più affascinante della sua produzione. Un colore che sfonda le pareti, che si avvolge in volute, in corsi e ricorsi. Colori potenti, vivaci come il rosso, il blu, il giallo, spesso alternati come in certi cieli turbinosi. Bellissime, velate di una certa malinconia le immagini di bagnanti sulla spiaggia, pensosi i suoi occhialuti amici così come il pittore che si rappresenta guardandosi negli occhi senza pietà, scendendo fin nel profondo dell’essere. Di grande interesse e utilità il documentario “Antonio Bernardini: Io Amo Vivere” realizzato da Paola Bernardini , regista e pro nipote dell’artista.
Palazzo Mattei di Paganica a Roma (novembre-dicembre 2025) e successivamente a Barletta dal 24 gennaio al 27 febbraio 2026, Palazzo San Domenico







