La Cour des comptes francese ha pubblicato un rapporto pesantemente critico sulla gestione del Louvre nel periodo 2018-2024, accusando la direzione del museo di aver favorito “operazioni visibili e attrattive” a scapito della manutenzione, della sicurezza e della stabilità tecnica dell’istituzione. Secondo i magistrati contabili, il museo ha investito largamente nelle acquisizioni di opere e nel rinnovamento museografico, trascurando gli impianti tecnici essenziali per garantire la tutela delle collezioni, la sicurezza dei visitatori e la qualità del lavoro per il personale.
Bilancio sotto accusa: cifre sconcertanti
Secondo il rapporto, tra il 2018 e il 2024 il Louvre ha speso 105,4 milioni di euro per l’acquisizione di opere, e 63,5 milioni per rinnovare gli allestimenti e la museografia. Nel frattempo, solo 26,7 milioni sono stati destinati ai lavori di manutenzione e messa a norma, e 59,5 milioni al restauro del palazzo storico. Questo squilibrio di priorità emerge come uno dei nodi più contestati dalla Corte.
Sicurezza carente, telecamere solo a metà
Tra le critiche più gravi, la Corte evidenzia un ritardo persistente nel dispiegamento dei dispositivi di sorveglianza. In particolare, l’ala Denon, la più frequentata perché ospita la Gioconda, non era completamente coperta da telecamere nel 2024: solo il 64% delle sale disponeva di videosorveglianza, rispetto al 51% nel 2019. Inoltre, il piano generale antincendio – atteso da decenni – non è ancora concluso: la sua stesura ha ormai più di vent’anni e la Corte contesta che gli avanzi tecnici non siano stati messi in pratica.
Il rapporto afferma che, sul totale previsto per l’aggiornamento della sicurezza (stimato in 83 milioni di euro), il Louvre ne ha investiti appena 3 milioni tra il 2018 e il 2024. La realizzazione completa del piano di modernizzazione, secondo la Corte, è stata rinviata fino al 2032, un tempo giudicato troppo lungo dato il contesto di alto rischio.
Il progetto “Nouvelle Renaissance” sotto la lente
Altro punto dolente del report è il progetto ambizioso denominato “Nouvelle Renaissance”, sostenuto dal presidente Emmanuel Macron. Prevede una nuova sala per la Gioconda, con ingresso e biglietto separati, e la realizzazione di un nuovo accesso sulla facciata della Colonnade di Claude Perrault, per decongestionare il flusso dei visitatori. La Corte contesta che questo progetto sia partito senza gli studi di fattibilità necessari – né tecnici, né architettonici – né una valutazione precisa dei flussi di visitatori, né una stima finanziaria realistica.
I costi di questa operazione sarebbero già lievitati: la cifra stimata ora è di 1,15 miliardi di euro, ben superiore ai 667 milioni inizialmente annunciati. Questa escalation, secondo la Corte, comporta un rischio serio di sovraccosti e pone interrogativi sul modello di finanziamento adottato.
Le raccomandazioni della Corte
Nel rapporto, i magistrati della Cour des comptes formulano dieci raccomandazioni rivolte al Louvre. Tra le più rilevanti c’è la proposta di ridurre il budget destinato alle acquisizioni. La Corte invita a cancellare la regola statutaria che vincola il 20% delle entrate della biglietteria all’acquisto di nuove opere, nonché a eliminare la possibilità di destinare i proventi della licenza del marchio Louvre (come quella del Louvre Abu Dhabi) agli acquisti.
Inoltre, i giudici suggeriscono di attuare senza indugi il piano di ristrutturazione generale, garantendone il finanziamento nel lungo termine, privilegiando le risorse interne dell’istituzione e i versamenti dal fondo di dotazione generati dalla licenza del marchio Abu Dhabi.
La replica della direzione del Louvre
Di fronte alle critiche, il Louvre ha risposto ufficialmente. In un comunicato, la direzione ha contestato la metodologia della Corte, segnalando che il rapporto include periodi eccezionali come la crisi del Covid-19 (2020-2021) e i preparativi per le Olimpiadi di Parigi (estate 2024), eventi che hanno fortemente influenzato le scelte di bilancio.
La presidente-direttrice del museo, Laurence des Cars, è intervenuta in radio su France Info difendendo le sue priorità: «Penso che la Corte abbia torto a essere così severa», ha dichiarato, aggiungendo di aver “attuato queste priorità perché penso che i francesi siano molto legati all’arricchimento del loro patrimonio culturale”.
Des Cars ha rivendicato gli sforzi fatti per la sicurezza: tra il 2023 e il 2025 sono aumentate di 134 le telecamere digitali. Inoltre, ha espresso la volontà di portare avanti un ambizioso piano di ristrutturazione per trasformare il Louvre in un museo del XXI secolo, “moderno, innovativo, con una visione a lungo termine”.
Des Cars ha precisato che il piano di sicurezza – lo “schéma directeur” per la salvaguardia tecnica – è entrato in applicazione a partire dal 2025, dopo aver lanciato l’appalto per modernizzare gli impianti a dicembre 2024.
L’allarme di un sistema fragilissimo
Dopo il clamoroso furto di gioielli della Corona, avvenuto il 19 ottobre 2025, le osservazioni della Corte assumono un significato ancora più drammatico. Secondo Pierre Moscovici, presidente della Cour, «il furto non è stato un incidente isolato, ma il sintomo di una fragilità sistemica».
Critici, sindacati e istituzioni guardano ora con preoccupazione alla governance del Louvre: non si tratta solo di investimenti sbagliati, ma di una strategia che potrebbe compromettere la sicurezza di un patrimonio inestimabile. Intanto, il caso ha già richiamato l’attenzione politica: il Senato francese ha avviato una riflessione su come rafforzare la protezione dei musei nazionali, anche alla luce della relazione dell’audit.


