Gli interventi sul patrimonio archeologico di Roma, quella stagione ricordata con la cd “Legge Biasini”

da | 12 Nov 2025 | Arte e Cultura, Conservazione e Tutela, Promozione e valorizzazione

L’articolo di Gianni Bulian su questo giornale, dell’otto novembre scorso, affronta un tema di grande interesse e rilievo, l’autore si pone la domanda espressa già nel titolo “Quale futuro per il Museo Nazionale Romano ?” Dalla lettura dell’articolo ricco di riflessioni, analisi e proposte emerge un tema principale, quello di coordinare interventi delicati al fine di restituire al complesso monumentale delle Terme al suo antico splendore,

Leggendo più volte il contributo che Gianni Bulian sottolinea, con una non comune conoscenza del tema, mi è tornata alla mente una stagione di grandi e coordinati interventi sul patrimonio archeologico di Roma, quella stagione viene ricordata con la cd “Legge Biasini”, Biasini è stato un illuminato ministro che, al pari di Giovanni Spadolini, si è speso ed impegnato per immaginare prima e disegnare poi una articolata normativa a favore dei beni archeologici. In occasione della celebrazione del primo quadriennio del Consiglio Nazionale per i beni culturali e ambientali, siamo nel 1981, con un intervento in plenaria del Consiglio, dato poi alle stampe per i tipi Le Monnier, così ricorda: “raccogliendo il voto espresso dal Consiglio sul caso particolare dei più importanti e più danneggiati monumenti del nostro Paese e in particolare di Roma antica e quindi sulla indispensabile necessità di adozione, in sede legislativa, di provvedimenti urgenti, straordinari” prosegue poi Biasini, ed è qui la chiave di lettura che emerge dall’accorato intervento di Gianni Bulian, “provvedimento straordinario a favore della Soprintendenza archeologica di Roma -……….- il provvedimento verrà suddiviso poi in un quinquennio 1080/1984, destinato ad opere di scavo, manutenzione, restauro e valorizzazione del patrimonio archeologico della città di Roma, il piano degli interventi e l’ordine delle priorità, sarà predisposto ogni anno dalla Soprintendenza archeologica di Roma, dopo i necessari passaggi e il programma verrà dichiarato automaticamente di pubblica utilità e quindi urgente e indifferibile”.

La domanda che nasce spontanea è se oggi, ad oltre quaranta anni da quella vincente esperienza, non sia matura la necessità di una analogo percorso che affronti il tema archeologia e monumenti romani con pari impegno, coordinamento e intensità per evitare che le pur rilevanti risorse si disperdano sulla spiaggia delle occasioni perdute; così, il recente crollo di parti importanti della Torre dei Conti (competenza capitolina) e le difficolta negli interventi sulle Terme di Diocleziano, sulla sede museale di Palazzo Massimo e sull’area della Cripta Balbi, non consigli ora un autorevole coordinamento straordinario che aiuti la responsabilità dirigenziale nel porre in essere condizioni di piena, efficace e coordinata operatività, quanto a cronoprogramma e modalità degli interventi e scelte espositive.
Ricordo una relazione del direttore pro-tempore del Museo, in una attenta aula della facoltà di architettura della Sapienza a Valle Giulia, che lasciò molti dei presenti piuttosto perplessi e preoccupati.

*Pietro Graziani. Già direttore generale del Ministero della Cultura e professore di “legislazione di tutela dei beni culturali” Università La Sapienza.

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