Crocevia di antiche civiltà, il Turkmenistan è un Paese ricco di significati storici e archeologici, tra i più complessi ed espressivi dell’Asia Centrale; fin dal III-II millennio a.C. il Turkmenistan ha rappresentato un nodo cruciale lungo le principali rotte commerciali che collegavano Oriente e Occidente.
L’esposizione
In mostra oltre 150 capolavori archeologici provenienti dalla Margiana protostorica (III-II millennio a.C.) – corrispondente all’odierno delta interno del fiume Murghab nel sud-est del Turkmenistan – e dall’antica Partia, in particolare dal sito di Nisa (II secolo a.C. – I secolo d.C.), un importante centro urbano e cerimoniale situato ai piedi della catena montuosa del Kopet-dagh nel Turkmenistan centro-meridionale.
Per i visitatori quest’esposizione ai Musei Capitolini rappresenta dunque un’occasione unica per ammirare alcuni preziosi capolavori mai esposti fuori dal Turkmenistan, come le collane in oro e pietre semipreziose da Gonur (III-II millennio a.C.), i ritratti in argilla cruda di sovrani e guerrieri, e i rhyta (corni per bere e per versare) in avorio riccamente decorati (II secolo a.C. – I secolo d.C.) da Nisa.
La prima sezione è dedicata alla Margiana dell’età del Bronzo, cuore del complesso culturale della Greater Khorasan Civilization, che interessò gran parte dell’Asia Centrale e delle regioni adiacenti durante il III e il II millennio a.C. I villaggi erano dotati di complessi sistemi d’irrigazione, che garantivano raccolti abbondanti in un ambiente sempre più arido. La vita quotidiana ruotava attorno all’agricoltura, alla pastorizia e alla pesca lungo i canali e la dieta comprendeva cereali e legumi, latte, formaggi e carne. Nella produzione artigianale si distinguevano gli oggetti in metallo, dalle prime leghe di rame e arsenico fino ai raffinati oggetti in bronzo, oro e argento.
La cultura materiale della Margiana si distingue per il suo sviluppo artistico. In questa sezione della mostra sono esposti reperti eccezionali, tra cui le figurine in terracotta che rappresentano il mondo spirituale degli antichi allevatori e agricoltori della regione. Questi artefatti, in miniatura ma di grande espressività, includono statuette femminili con forme anatomiche accentuate, simboli di abbondanza e fertilità, e immagini zoomorfe.
Nella Margiana protostorica, la morte non costituiva una cesura, ma un passaggio fatto di rituali complessi. Sepolture plurime e deposizioni parziali, banchetti funebri con sacrifici animali raccontano di un rapporto con i defunti dopo la morte, rappresentato negli splendidi manufatti dei ricchi corredi funerari.
L’arte orafa e l’estetica dei gioielli della Margiana si caratterizza per la semplicità e la raffinatezza. Beni di prestigio, nei sontuosi corredi, legittimavano la detenzione del potere: asce e scettri cerimoniali, gioielli in oro e pietre semipreziose, oggetti per la cura del corpo. Materiali esotici come lapislazzuli, turchese e conchiglie erano frutto di intensi scambi commerciali con l’Iran, l’Afghanistan, la Valle dell’Indo e il Golfo Persico.
La seconda sezione ripercorre un altro importante capitolo della storia antica turkmena: quello del Regno, poi divenuto Impero, dei Parti (o Arsacidi, dal nome del loro capostipite). I capolavori qui esposti provengono da Nisa-Mithradatkert, un complesso monumentale e santuario dinastico dedicato ai re arsacidi. Fondato per celebrare le imprese di una dinastia che creò un vasto impero esteso dall’Eufrate alla Battriana, il sito testimonia una delle più durature formazioni statali dell’antichità e formidabile rivale di Roma.
Sono esposti, per la prima volta fuori dal Turkmenistan, i rhyta (corni per versare riccamente decorati) da Nisa, che costituiscono un ritrovamento unico per la produzione artistica del periodo partico e rappresentano veri e propri capolavori dell’arte dell’intaglio su avorio.
Questi straordinari manufatti evidenziamo l’ampia gamma di relazioni dell’arte arsacide con i mondi ellenistico, iranico-centoasiatico e delle steppe.
Da Nisa provengono anche sculture in argilla cruda e in marmo, le prime raffiguranti guerrieri, eroi e antenati della famiglia arsacide. Le due statue femminili in marmo più note sono, una figura divina arcaicizzante stante e con vesti tipicamente greche e la statua di un’altra divinità (interpretabile come una Afrodite al bagno (Afrodite Anadyomene).
Il “filellenismo” dell’arte di corte arsacide traspare anche da alcune statuette in metallo destinate ad ornare recipienti o suppellettili come l’Erote vendemmiante, la sfinge, la sirena e l’Atena, realizzate in argento impreziosito da dorature. Tali figurine non esauriscono l’eterogeneo panorama della toreutica nisena: oltre alle armi – fra cui la splendida ascia da parata in argento dorato – sono attestati esemplari di ispirazione orientale, come il grifone, ed elementi riferibili al mondo nomadico delle steppe eurasiatiche.
A corredo dell’esposizione delle opere, la mostra propone anche contenuti multimediali: oltre a pannelli esplicativi e video (inclusi ricostruzioni 3D), ai visitatori viene offerta una ricostruzione immersiva e scientificamente documentata del sito di Nisa Vecchia com’è oggi, attraverso un’installazione centrale di video mapping proiettata su un modello in scala, basata su una scansione 3D effettuata nel 2024 da parte del Politecnico di Torino.





