Foto: Claudia Corrent
Inaugurata ieri la mostra Mani-Fattura: le ceramiche di Lucio Fontana ‘(11 ottobre 2025 al 2 marzo, 2026), allestita negli spazi espositivi della Collezione Peggy Guggenheim a Venezia; l’esposizione è curata dalla storica dell’arte Sharon Hecker.
La mostra presenta circa settanta opere di Fontana, alcune mai esposte, provenienti da collezioni pubbliche e private. Esplora la sua visione scultorea con la creta, un materiale di sperimentazione. La sua ceramica varia in forme, tecniche e soggetti, dalle figure figurative a quelle astratte, innovando sui rituali antichi.
Fontana ha lavorato in diversi contesti: Argentina, Italia durante il Fascismo, Argentina durante la guerra, e l’Italia del dopoguerra. Ha creato oggetti per interni, come piatti e crocifissi, e collaborato con designer e architetti milanesi per fregi e sculture in edifici pubblici. La mostra include pezzi unici e prodotti in serie, alcuni dei quali confondono i confini tra i due.
L’esposizione esplora la produzione ceramica di Fontana su due continenti e quattro decenni, intrecciando cronologia e temi scultorei. La sua opera varia da sculture figurative ad astratte, riflettendo i contesti storici, sociali, politici e geografici della sua vita. Inizia con “Ballerina di Charleston” (1926), creata al ritorno in Argentina dopo la Prima guerra mondiale. In Italia, durante il fascismo, realizza terrecotte intime come “Ritratto di bambina” (1931) e “Busto femminile” (1931), poi sperimenta con smalti in collaborazione con artigiani di Albisola, producendo opere come “Coccodrillo” (1936-37), “Medusa” (1938-39), “Donna seduta” (1938) e “Torso Italico” (1938). Durante la Seconda guerra mondiale, torna in Argentina, poi rientra nell’Italia del dopoguerra, dove la sua ceramica si espande e dialoga con il design, creando piatti, crocifissi e forme astratte. Una sala è dedicata ai ritratti di figure femminili significative nella sua vita, come la moglie Teresita Rasini, la scrittrice Milena Milani e la ceramista Esa Mazzotti, mostrando la sua relazione con le donne e la materia. La mostra evidenzia la forza della creta e l’innovazione di Fontana nel combinare arte, artigianato, design e manualità. Include fotografie d’archivio di Fontana al lavoro, mostrando la sua collaborazione con materiali, processi, persone e luoghi.
Un cortometraggio inedito, “Le ceramiche di Lucio Fontana a Milano,” diretto da Felipe Sanguinetti, accompagna l’esposizione. Il film guida il pubblico attraverso Milano, visitando luoghi come il Cimitero Monumentale e la Fondazione Prada, per raccontare le opere ceramiche di Fontana realizzate con architetti italiani come Osvaldo Borsani e Marco Zanuso. Queste opere site-specific, integrate nell’architettura e urbanistica della città, sono visibili nel film, disponibile fuori dalla mostra.
La direttrice Karole P. B. Vail ha aperto la mostra dedicata alla ceramica di Lucio Fontana, sottolineando la sua importanza come primo omaggio museale a questo aspetto dell’artista. La mostra presenta circa settanta opere, esplorando il legame di Fontana con la creta, un materiale centrale nella sua carriera. Nel 2006, il museo aveva già celebrato Fontana con un’altra mostra, ma questa nuova esposizione rivela un lato meno noto della sua arte. La curatrice Hecker ha evidenziato l’intimità e la tattilità del lavoro di Fontana con l’argilla, riconoscendo la ceramica come un medium espressivo e artistico al pari del marmo e del bronzo. La mostra celebra il rapporto di Fontana con la creta e le sue potenzialità creative, offrendo una nuova prospettiva sull’artista innovativo.
La mostra sarà accompagnata da un catalogo illustrato, pubblicato da Marsilio Arte, che include nuovi saggi critici della curatrice Hecker, e di Raffaele Bedarida, Luca Bochicchio, Elena Dellapiana, Aja Martin, Paolo Scrivano, Yasuko Tsuchikane, tutti dedicati alla pratica ceramica di Fontana e ai suoi contesti storici, sociali e culturali.
Completa l’esposizione un articolato programma di attività collaterali gratuite, volte ad approfondire e interpretare la pratica e il linguaggio visivo dell’artista, realizzate grazie alla Fondazione Araldi Guinetti, Vaduz.







