Cloud e dispositivi tecnologici, il Ministero pensa a una tassa ad hoc

da | 29 Set 2025 | Turismo

Le associazioni di categoria si spaccano tra favorevoli e contrarie

Il ministero della Cultura sta pensando di introdurre un equo compenso per copia privata, cioè un contributo forfettario sugli apparecchi e i supporti tecnologici che permettono la copia privata di opere protette dal diritto d’autore, includendo anche il cloud e i dispositivi rigenerati e usati. Inoltre, l’importo già applicato sull’acquisto di cellulari, computer, tablet, chiavette usb, cd, dv, hard disk, tv e decoder con funzione di registrazione stando al nuovo tariffario subirà un rincaro nell’ordine del 20 per cento. A dirlo è la bozza del decreto che aggiorna le tariffe per la copia privata, con cadenza triennale. A sostenere la decisione sarebbero l’evoluzione tecnologica e l’utilizzo sempre più massiccio del cloud per la conservazione dei dati in formato digitale. Il fronte delle varie associazioni si spacca tra chi appoggia la linea di governo e chi no.

Il primo grido d’allarme dell’Asmi già in estate

L’Associazione nazionale supporti e sistemi multimediali ha affrontato la questione attraverso una nota emessa già durante il periodo estivo, il 25 luglio 2025. “Nulla che abbia a che fare con la pirateria e i diritti d’autore. Ma comunque, da decenni, strumento che assicura alla monopolistica Siae un canale di finanziamento di centinaia di milioni di euro all’anno, 150 nell’ultimo”, si legge nel documento. Secondo Anitec-Assinform “il paradosso è servito”, poiché “mentre il numero di copie private continua a diminuire, il compenso per la copia privata segna un incremento del 20 per cento rispetto al decreto in vigore”. Si legge nella nota stampa: “Una decisione che suscita perplessità, soprattutto in un contesto in cui il dibattito pubblico è concentrato sulla doppia transizione – economia circolare e digitalizzazione della Pubblica Amministrazione – e sulla necessità di rafforzare le competenze digitali”.

Dal Checco: “l’istituto del compenso per copia privata oggi appare del tutto anacronistico”

Il presidente Massimo Dal Checco dichiara: “I diritti degli autori sono imprescindibili per noi e non sono in discussione. Ma l’istituto del compenso per copia privata, nato in un’era analogica, oggi appare del tutto anacronistico rispetto alle tecnologie e alle abitudini di fruizione dei contenuti digitali. Per questo motivo chiediamo con forza l’abolizione di qualsiasi aumento tariffario contenuto nello schema di decreto e l’eliminazione del compenso sul cloud storage, che non appare conforme al quadro normativo vigente. Inoltre, sollecitiamo l’avvio di un’analisi completa ed empirica, insieme a una indagine dei reali comportamenti di utilizzo, prima di assumere qualsiasi decisione in merito alla modifica degli attuali importi delle tariffe”. Continua il presidente: “A pesare, inoltre, è il tema del mancato confronto con le parti che rappresentano i titolari del diritto d’autore. Non essendo inclusi nel Comitato Consultivo Permanente, riteniamo fondamentale avviare un dialogo serio e costruttivo per affrontare un tema che incide direttamente su imprese, consumatori e sul percorso di digitalizzazione del Paese”.

Nota congiunta di AIIP e Assintel

In un documento congiunto, l’Associazione Italiana Internet Provider (AIIP) e l’Associazione Nazionale delle Imprese ICT di Confcommercio (Assintel) dichiarano: “Estendere il compenso per copia privati ai servizi cloud, come previsto da una bozza ha un rischio concreto: rallentare la digitalizzazione del Paese e penalizzare le PMI italiane, spina dorsale del tessuto produttivo italiano. Il compenso per copia privata era stato introdotto per compensare gli autori nel caso in cui i cittadini effettuassero copie personali di opere acquistate legalmente, utilizzando supporti fisici come cassette, CD, DVD o hard disk. Oggi ci troviamo di fronte a una realtà diametralmente opposta e applicare lo stesso principio al cloud è fuorviante: lo storage remoto non è un supporto fisico, ma un servizio virtuale che consente di archiviare, elaborare e condividere dati online, utilizzato in gran parte per contenuti autoprodotti. I supporti che lo rendono possibile hanno già scontato il contributo al momento dell’acquisto degli hardware. Estendere la tassa anche allo storage remoto significherebbe imporre un doppio prelievo, del tutto sproporzionato rispetto alle finalità originarie della normativa, a danno di cittadini e aziende che usano il cloud soprattutto per contenuti autoprodotti o attività professionali, non per opere soggette a diritto d’autore”.

Inoltre, specificano le due associazioni: “Il cloud è uno strumento essenziale per le imprese: viene utilizzato per backup, elaborazione dati, compliance, sicurezza informatica e intelligenza artificiale. Tassare questi utilizzi aziendali significherebbe colpire attività che nulla hanno a che vedere con la copia privata di opere protette, con il rischio di frenare lo sviluppo digitale delle PMI e delle startup italiane”. E ancora: “La proposta contrasta apertamente anche con le strategie nazionali ed europee che, tramite PNRR e programmi UE, incentivano la migrazione al cloud come leva di crescita. Una tassa su questi servizi rischia di avere l’effetto opposto, frenando l’adozione di tecnologie cruciali come intelligenza artificiale, big data e sicurezza informatica”.

Peritore: “Grave ostacolo per le imprese italiane”

Afferma Giuliano Claudio Peritore, presidente di AIIP: “L’estensione del contributo per la copia privata ai servizi cloud rappresenta un grave ostacolo per le imprese italiane, complicando inutilmente gli obblighi di compliance e imponendo oneri aggiuntivi senza distinguere tra servizi destinati ai consumatori e quelli destinati alle aziende. È fondamentale stralciare l’applicazione ai servizi cloud, in particolare quelli B2B, e semplificare le modalità di compliance, per non trasformare il diritto alla copia privata in una tassa occulta sull’innovazione”.

Generali: “Necessario che il Governo riconsideri questa misura”

Paola Generali, presidente Assintel, sottolinea: “Come Assintel riteniamo necessario che il Governo riconsideri questa misura e ne stralci l’applicazione ai servizi, perché non solo introduce un doppio prelievo a carico di cittadini e imprese, ma rischia di generare un freno alla digitalizzazione del Paese in un momento cruciale. Il cloud è la base per lo sviluppo di soluzioni di intelligenza artificiale, big data e cybersecurity, e rappresenta per le PMI uno strumento indispensabile per essere competitive sui mercati globali. Introdurre nuovi oneri su questi servizi significa colpire direttamente l’innovazione e contraddire gli stessi obiettivi del PNRR e delle strategie europee”.

La posizione di ANDEC

ANDEC – Associazione Nazionale Importatori e Produttori di Elettronica Civile durante la consultazione delle associazioni di categoria ha ribadito il suo no. In un comunicato stampa sottolinea che: “ha risposto contestando alla radice quello che è diventato oramai un autentico dinosauro normativo, cioè la acritica riproposizione di un sistema di raccolta di risorse economiche che poggia su una realtà scomparsa, come se in 35 anni la tecnologia e le abitudini di consumo delle opere audio/video non fossero completamente mutate. L’attuale stato dello sviluppo tecnologico unito alla diffusione delle piattaforme legali per la fruizione in modalità streaming dei contenuti audio/video fa sì che nessuno oramai genera copie permanenti di opere tutelate dal diritto d’autore per il proprio utilizzo personale, dal momento l’accesso ai contenuti avviene ora attraverso canali streaming che consentono all’utente di acquisire il diritto a fruire dell’opera stessa. ANDEC chiede al Ministro di porre fine a questa incongruenza e di considerare diverse forme e modalità di finanziamento di autori ed editori”.

Il sì di Confindustria Cultura Italia

Confindustria Cultura Italia al contrario sostiene la posizione del Governo. Luigi Abete, presidente di Confindustria Cultura Italia, dichiara: “Come Confindustria Cultura Italia sosteniamo lo schema di decreto sulla copia privata proposto dal Ministero della Cultura e ne auspichiamo l’approvazione. È una falsa rappresentazione quella che vede l’equo compenso come una tassa sull’innovazione e sulle tecnologie digitali e nemica dei consumatori. L’adeguamento dei compensi per le riproduzioni personali a scopo privato di opere dell’ingegno è un atto dovuto dalla legge ed è finalizzato a sostenere la cultura di questo Paese e i lavoratori del settore: remunerare equamente chi crea e produce cultura significa garantire il presupposto essenziale di libertà e competitività per l’intera industria culturale italiana. Come succede ovunque in Europa”.

Prosegue il presidente: “Ne auspichiamo quindi l’approvazione. La bozza di decreto propone un aggiornamento degli apparecchi e dei supporti interessati dal prelievo in linea con l’evoluzione tecnologica e con le modalità di utilizzo da parte dell’utente. L’Italia è in sostanziale continuità con le politiche pubbliche adottate in materia a livello UE, anche se è bene sottolineare che, rispetto all’analisi comparativa dei compensi applicati in Italia e in altri Paesi europei, emerge chiaramente che qui il compenso per copia privata pro capite ha un valore più basso (2,3 euro) rispetto alla media europea (2,5 euro), con la Francia a 4,1 euro e la Germania a 2,9 euro. Non solo: l’incidenza dei compensi sul mercato più rilevante, quello degli apparecchi, qui è inferiore rispetto alla media degli altri Paesi europei (0,9 per cento vs 1,3 per cento)”.