Il bracciale sarebbe stato venduto a un operaio di una fonderia d’oro
Un braccialetto d’oro di 3.000 anni fa, scomparso dal Museo egizio del Cairo, sarebbe stato rubato e fuso. Ad affermarlo è stato il Ministero degli Interni egiziano e la notizia è stata riportata dalla BBC, in un articolo pubblicato nei giorni scorsi, a firma di Davide Gritten. La notizia è rimbalzata subito agli onori delle cronache.
La vicenda
Secondo quanto riportato dal ministero e dalla BBC, nove giorni fa uno specialista in restauri avrebbe prelevato il manufatto, risalente al regno di re Amenemope, un faraone che governò l’Egitto intorno al 1000 a.C., da una cassaforte del museo all’interno del laboratorio di restauro. Il braccialetto sarebbe stato rubato lo scorso 9 settembre, poi – come afferma sia la BBC sia l’AGI – il bracciale sarebbe stato venduto a un commerciante d’oro, che poi lo ha rivenduto per circa 4025 dollari a un operaio di una fonderia d’oro che lo avrebbe fuso insieme ad altri gioielli. Oltre allo specialista, c sarebbero altri tre complici, tutti arrestati.
Le misure adottate dopo la scomparsa del bracciale
Il Ministero del turismo e delle antichità egiziano aveva annunciato, secondo quanto riportato dalla BBC, di aver preso misure immediate dopo la scomparsa del braccialetto dal laboratorio di restauro del Museo egizio e che il caso è stato deferito alla polizia. Un’immagine della fascia d’oro ornata di perle sferiche di lapislazzuli è stata fatta circolare in tutti gli aeroporti, porti marittimi e valichi di frontiera egiziani come misura precauzionale per impedire che venisse contrabbandata fuori dal Paese.
La mostra a Roma
I media locali avevano riferito che il furto era stato scoperto durante un controllo dell’inventario per la preparazione della mostra ‘Tesori dei Faraoni’, in programma a Roma dal 24 ottobre 2025 al 3 maggio 2026 alle Scuderie del Quirinale. Una mostra importante, curata da Tarek El Awady: è la seconda volta che l’Egitto autorizza un’esposizione così imponente dopo quella dei primi anni Duemila a Palazzo Grassi di Venezia. Il percorso espositivo si snoda in sei sezioni tematiche, che raccontano una civiltà senza tempo – il ruolo divino dei faraoni, l’organizzazione sociale, la spiritualità, i rituali dell’aldilà e le scoperte archeologiche più recenti – con 130 capolavori in prestito dai più illustri musei egiziani, come il Museo Egizio del Cairo e il Museo di Luxor, a cui si aggiunge il contributo del Museo Egizio di Torino con un prezioso manufatto.
Tra le opere esposte, la monumentale scultura della Triade di Micerino (Antico Regno), il sarcofago d’oro della regina Ahhotep (Nuovo Regno), la Collana delle Mosche d’Oro della regina Ahhotep, la maschera funeraria d’oro di Amenemope, il sarcofago d’oro di Thuya, nonna del faraone Akhenaton, la copertura funeraria d’oro del faraone Psusennes I (Terzo Periodo Intermedio), le statue di Sennefer, Ramses VI e Thutmose III, insieme a gioielli reali, oggetti di uso quotidiano e sarcofagi ornati da simboli sacri. L’esposizione dedica anche un interessante approfondimento sulla Città d’Oro, un insediamento databile al regno di Amenhotep III e Akhenaton, riemerso grazie a un eccezionale scavo archeologico, i cui reperti offrono uno sguardo inedito sulla società egizia, sulla vita quotidiana e gli usi degli artigiani al servizio della corte.
I furti nel passato: il caso di un’opera di Van Gogh
Il commercio illegale di reperti dell’antico Egitto è da anni fattore di preoccupazione e di conseguenti interventi. Già nel 1978, il dipinto ‘I papaveri’ di Vincent van Gogh, del valore di circa 60 milioni di euro, era stato rubato al museo Mahmoud Khalil del Cairo e ritrovato anni dopo. L’opera è stata rubata ancora nel 2010: poche ore dopo le autorità avevano affermato di aver ritrovato la tela, tagliata dalla cornice e rubata da due turisti italiani. La notizia si è però rivelata infondata e l’opera non è mai stata ritrovata.
Pioggia di restituzioni
Lo scorso agosto l’Egitto si è visto restituire numerose opere. Fa il punto un interessante articolo pubblicato lo scorso 29 agosto su ‘The Journal of cultural heritage crime’, a firma di Alessandro Calò. Ben tredici reperti provenienti dalla Gran Bretagna e dalla Germania. Fra i reperti recuperati in Gran Bretagna sono presenti una stele funeraria del Nuovo Regno, un amuleto rosso con la forma di babbuino, un vaso in faience verde, una parte di corona in bronzo e una maschera funeraria con perle. Fra i reperti ritrovati in Germania, ci sono parti di una mummia non identificata e un amuleto. Inoltre, vari oggetti in ceramica sono stati restituiti dai Paesi Bassi.
L’imminente inaugurazione
Il Museo Egizio del Cairo è il più antico museo archeologico del Medio Oriente. Ospita oltre 170.000 reperti, fra i quali la maschera funeraria in legno dorato di Amenemope. Il furto del braccialetto è avvenuto poche settimane prima dell’apertura – prevista a novembre – del Grande Museo Egizio nella vicina Giza, dove sono stati trasferiti i famosi tesori della tomba del faraone Tutankhamon.






