Il sepolcro, scoperto nella necropoli dei Monterozzi, risale alla fine dell’VIII secolo a.C. e conserva tracce di pittura insieme a un corredo funebre, ora in fase di restauro
A Tarquinia è stata rinvenuta una tomba a camera etrusca rimasta intatta. La scoperta è avvenuta nella necropoli dei Monterozzi, patrimonio Unesco insieme a Cerveteri. Si tratta di un sepolcro ipogeo databile alla fine dell’VIII secolo a.C., con un’unica banchina modanata per la deposizione. La notizia arriva al termine della prima campagna di scavi del Parco Archeologico di Cerveteri e Tarquinia (Pact), che ha riportato alla luce un contesto funerario di eccezionale valore storico.
Decorazioni e corredo della tomba etrusca
Gli archeologi hanno individuato tracce di colore rosso e giallo sulle pareti e sul letto funebre. Si tratta di una decorazione a fasce, la più antica finora attestata a Tarquinia. Il corredo, nonostante i danni causati dal crollo della copertura e dallo spostamento dovuto alle infiltrazioni d’acqua, è stato recuperato in gran parte. Tra i reperti figurano vasi d’impasto non tornito, contenitori in lamina di bronzo, ornamenti personali e numerosi piccoli anelli bronzei diffusi in tutto l’ambiente. Tutti i materiali sono attualmente in fase di restauro.
Caratteristiche dell’ipogeo e riuso dell’area
La tomba, di dimensioni ridotte, appartiene al tipo a “fenditura superiore”. È stata scavata nel banco calcareo ricco di fossili marini e sorge ai margini del pianoro dei Monterozzi. Lo spazio antistante, delimitato da blocchi calcarei, venne riutilizzato in epoca successiva per una seconda deposizione, accompagnata da un altro corredo, rinvenuto in frammenti. L’ubicazione dell’ipogeo, in un settore periferico della necropoli, offre una suggestiva veduta sull’antica città.
Il colle dei Monterozzi
Il colle dei Monterozzi, oggi completamente spianato, ospita oltre seimila tombe. La maggior parte è scavata nella roccia e sormontata da tumuli che hanno dato il nome all’area. Celebri sono le circa duecento tombe dipinte, considerate il più grande complesso di pittura preromana esistente. Queste raffigurazioni, con scene di banchetto, caccia e danza, hanno reso Tarquinia la capitale della pittura funeraria etrusca e hanno contribuito al riconoscimento Unesco della necropoli.
Origini e sviluppo della necropoli
Il rinvenimento rappresenta una tappa cruciale nello studio delle origini della necropoli dei Monterozzi. In età etrusca e romana, i complessi funerari circondavano a semicerchio l’abitato sull’altopiano della Civita, alto 169 metri. A Tarquinia, la tradizione di ornare le tombe aristocratiche con pitture e decorazioni si affermò dal VII al II secolo a.C., seguendo di fatto l’intero arco di vita della città. Di norma le tombe ipogee erano precedute da un corridoio scavato nella roccia, il dromos, che conduceva alla camera funeraria.
Finanziamento e direzione degli scavi
Il ritrovamento della tomba è stato possibile grazie al sostegno economico della Direzione Generale Musei del Ministero della Cultura. Gli scavi sono stati diretti dal responsabile del Parco Archeologico, Vincenzo Bellelli, con l’archeologo Daniele Rossetti. Le ricerche consentiranno di ampliare la conoscenza delle fasi più antiche della necropoli e della storia della città. Nelle prossime settimane il Parco Archeologico di Cerveteri e Tarquinia aprirà la tomba al pubblico con visite guidate.






