Scoperti reperti sommersi ad Alessandria d’Egitto

da | 23 Ago 2025 | Turismo

Rinvenuti templi e statue di 2.000 anni fa appartenenti all’antica città di Canopo

Le autorità egiziane hanno annunciato la scoperta di reperti sommersi nella baia di Aboukir, lungo la costa di Alessandria d’Egitto. Le rovine, rimaste sepolte per oltre due millenni, includono statue, edifici, tombe e strutture portuali risalenti all’epoca tolemaica e romana. I sommozzatori hanno lavorato a lungo per riportare in superficie i reperti più significativi, presentati al pubblico tra gli applausi.

Gli esperti sul sito: “Potrebbe essere l’antica Canopo”

Il sito identificato potrebbe rappresentare una parte finora sconosciuta dell’antica città di Canopo, uno dei centri religiosi più importanti dell’Egitto greco-romano. Situata nei pressi dell’attuale Alessandria d’Egitto, la città era nota per i suoi templi e per il culto del dio Serapide. Secondo gli archeologi, i resti sommersi testimoniano la presenza di un’area portuale e la zona mostra segni evidenti di urbanizzazione con numerose abitazioni e strutture sacre. Terremoti, tsunami e il progressivo innalzamento del livello del mare, hanno causato l’inabissamento di Canopo e della vicina Heracleion.

Mohamed Ismail: “Segni evidenti di una città sommersa”

Anche Mohamed Ismail, Segretario Generale del Consiglio Supremo delle Antichità, ha confermato la natura urbana del sito: “Questi reperti confermano che questo luogo un tempo era una città residenziale completamente integrata e che l’attuale sito era un porto. I recenti ritrovamenti indicano che Alessandria fu sommersa a causa di un forte terremoto o tsunami”.

Statue e templi tra i reperti sommersi ad Alessandria d’Egitto

I reperti sommersi ad Alessandria d’Egitto comprendono edifici in pietra calcarea utilizzati come luoghi di culto, abitazioni e botteghe artigianali. Sono emersi anche serbatoi e vasche scavate nella roccia, destinate all’acquacoltura e allo stoccaggio dell’acqua. Tra i ritrovamenti più significativi vi sono statue colossali e sfingi anteriori all’epoca romana. Una figura in granito porta inciso il cartiglio di Ramsete II. Altri frammenti includono la parte inferiore di una statua romana in marmo e una scultura tolemaica decapitata. Sul fondale è stato identificato anche un molo di 125 metri, accanto al quale giaceva un’antica nave mercantile con ancore in pietra e una struttura che fungeva da gru portuale.

Il ministro Sherif Fathi: “Recuperiamo solo ciò che possiamo preservare”

Il ministro del Turismo e dei Beni culturali, Sherif Fathi, ha spiegato l’approccio selettivo al recupero: “Ci sono moltissimi reperti sott’acqua, ma quelli che possiamo recuperare sono limitati. Si tratta solo di pezzi selezionati secondo criteri rigorosi. Il resto rimarrà parte integrante del nostro patrimonio subacqueo”.
L’obiettivo, ha precisato il ministro, è preservare il delicato equilibrio del sito e non compromettere le future indagini archeologiche con interventi invasivi.

Alessandria d’Egitto tra ricchezza archeologica e rischio sommersione

Oggi Alessandria d’Egitto è uno dei siti più ricchi di reperti archeologici sommersi, ma anche tra i più vulnerabili. La città affonda di oltre tre millimetri all’anno e subisce l’impatto diretto del cambiamento climatico. Secondo le proiezioni dell’ONU, anche nello scenario più ottimista, entro il 2050 un terzo del territorio sarà sommerso o inabitabile. Le acque che hanno inghiottito Canopo e Heracleion minacciano ora anche la moderna Alessandria.