Al via a gennaio manutenzione straordinaria del Giudizio Universale

da | 16 Ago 2025 | Arte e Cultura, Conservazione e Tutela

Da gennaio 2026 prenderà il via una manutenzione straordinaria sul Giudizio Universale di Michelangelo, ad opera del Laboratorio di Restauro Dipinti e Materiali Lignei dei Musei Vaticani.

Buona notizia per una delle opere artistiche più iconiche e preziose della nostra cultura, grazie all’opera di restauro incentivata dal Laboratorio interno ai Musei Vaticani. Questa operazione si affiancherà a quella ordinaria, effettuata annualmente grazie all’utilizzo di un elevatore meccanico. La necessità di un’azione straordinaria nasce dall’impatto che l’elevato afflusso di visitatori esercita sulla conservazione di uno degli affreschi più celebri al mondo.  Sebbene sia essenziale la conservazione costante e diretta di tutte le opere esposte lungo i sette chilometri del percorso museale, tra opere presenti nelle basiliche romane e in altri siti esterni di competenza vaticana, il Giudizio Universale resta però il fulcro simbolico di questo nuovo ciclo. L’intervento del 2026, che affiancherà la manutenzione ordinaria condotta annualmente con l’utilizzo di un elevatore meccanico, sarà un’occasione per rinnovare l’impegno verso la tutela del patrimonio artistico universale, oltre che un banco di prova per il team diretto da Paolo Violini, nuovo responsabile del Laboratorio Restauro Dipinti e Materiali Lignei dei Musei Vaticani, subentrato dall’inizio del mese di agosto a Francesca Persegati. Il progetto, che dovrà concludersi entro la Pasqua, implicherà un’intensa attività di coordinamento e la messa in campo delle migliori competenze tecniche e scientifiche del settore. Il lavoro infatti dovrebbe concludersi a marzo, in modo da liberare la parete prima dell’inizio della Settimana Santa. Nei tre mesi di lavoro sarà montato un ponteggio che coprirà l’intera parete. Sarà costituito da una dozzina di piani di lavoro con un elevatore che, per ridurre i tempi e non penalizzare la visione del pubblico, ci permetterà di poter lavorare anche in 10-12 persone contemporaneamente e avere un rapporto ravvicinato con l’opera.

Il Laboratorio Dipinti

Progetti impegnativi attendono nei prossimi mesi i 26 restauratori vaticani del Laboratorio Dipinti, coadiuvati in alcuni casi da colleghi esterni, tutti coordinati da Violini. La forza della squadra risiede, oltre che nella passione per il proprio mestiere, in un patrimonio di sapere consolidatosi da una generazione all’altra. “Continuità” è forse infatti la parola che meglio può svelare il segreto della professionalità delle maestranze delle collezioni pontificie. Il Laboratorio nasce nel 1923, ma la storia della conservazione in Vaticano ha origini più lontane, quando le opere erano sotto la giurisdizione degli artisti dell’Accademia di San Luca nell’Ottocento. C’è dunque “un filo di continuità” che non si è mai interrotto, passando per Biagio Biagetti, cento anni fa e arrivando a Francesca Persegati, prima donna assunta nell’istituzione nel 1990, che ha appena concluso il suo servizio. Più che in altre istituzioni qui è particolare l’attenzione al valore immateriale dell’opera d’arte e lo sguardo va oltre la superficie pittorica. Al di là della mera conservazione materica di un dipinto, i restauratori del Papa sono anche custodi di un messaggio cristiano, di fede, che ogni opera sacra porta con sé.

In programma un restauro su Raffaello

Oltre al cantiere della Sistina, il Laboratorio si appresta ad avviare un progetto quinquennale di restauro della Loggia di Raffaello. Si tratta di quattordici campate ornate da stucchi e affreschi, capolavori attribuiti a Giovanni da Udine e ad altri collaboratori dell’Urbinate. Secondo Violini, questa decorazione è da considerare un patrimonio dell’umanità per il valore artistico e culturale che rappresenta: le grottesche che adornano la Loggia derivano direttamente dalla riscoperta della pittura romana antica e hanno influenzato tutta la produzione decorativa europea del Cinquecento. Le attività del Laboratorio Dipinti e Materiali Lignei, in cui operano stabilmente 26 restauratori supportati in alcuni progetti da collaboratori esterni, sono caratterizzate da un metodo consolidato che affonda le sue radici nella lunga tradizione vaticana. Un’eredità che si tramanda da generazioni, fondata su una cultura della conservazione che unisce l’attenzione per la materia all’aspetto immateriale dell’opera d’arte. Violini sottolinea che il Laboratorio vaticano si distingue anche per un particolare approccio spirituale al restauro: più che in altri contesti, qui la conservazione di un’opera include anche il rispetto del suo significato simbolico e religioso. Ogni dipinto, affresco o oggetto ligneo non è solo materia da salvaguardare, ma portatore di un messaggio cristiano, che i restauratori cercano di preservare con una sensibilità quasi medica. Un rapporto tra opera e restauratore che ricorda quello tra un medico e il suo paziente, fondato sull’ascolto, l’osservazione e una cura personalizzata.