Fuori la Russia dall’ICOM?

da | 13 Mag 2025 | Arte e Cultura, Istituzioni

L’associazione Pour l’Ukraine, pour leur liberté et la nôtre chiede l’espulsione tramite lettera pubblica

 

Fuori la Russia dall’ICOM? A chiederne l’espulsione dall’International Council of Museums, il più importante ente di rappresentanza dei musei, è l’associazione ‘Pour l’Ukraine, pour leur liberté et la nôtre’, in una lettera aperta pubblicata su Le Monde e ripresa da varie testate.

La cultura nel conflitto

L’associazione è rappresentata dall’analista Christian Castagna, specialista di affari europei e internazionali. La questione dei beni culturali danneggiati durante la guerra è al centro. È il febbraio 2022 quando la Russia ha invaso l’Ucraina. Anni di confitto che ha avuto conseguenze pesanti su più fronti, inclusa la cultura. Secondo i dati Unesco riportati dall’associazione, sono quasi cinquecento i siti danneggiati o distrutti dall’inizio della guerra, tra monumenti, edifici religiosi e storici, musei, biblioteche e siti archeologici.

La lettera

Si legge nella lettera riportata dai media, in particolare da ‘Finestre sull’Arte’: “L’obiettivo di Mosca non è solo la distruzione. Si tratta anche di appropriarsi del patrimonio ucraino, ‘russificandolo’ ogni volta che è possibile. Dall’occupazione della Crimea nel febbraio 2014, è stata attuata una politica sistematica di ridefinizione dell’identità culturale. Migliaia di opere d’arte vengono trasferite dai musei della Crimea alle istituzioni russe”. Fra gli esempi citati, la mostra su Ivan Aivazovskij nel 2016 alla Galleria Tret’jakov, dove alcune opere esposte provenivano dalle collezioni della Crimea occupata dai russi.

L’attacco dell’associazione

Ancora l’associazione continua: “Questi saccheggi sistematici rispondono a un chiaro programma politico: realizzare la fantasia imperiale di una ‘Grande Russia’. Oggi le collezioni di 77 musei ucraini nei territori occupati sono inserite nel Catalogo statale del Fondo museale della Federazione Russa”. Il riferimento va anche alle Raccomandazioni metodologiche per la creazione di mostre dedicate alla storia dell’‘operazione militare speciale’ nei musei della Federazione Russa del 2023. Si va verso la catalogazione delle collezioni ucraine nel sistema museale russo? Per l’associazione il rischio è alto.

Questi atti per l’associazione: “costituiscono comunque violazioni del diritto internazionale, in particolare della Convenzione dell’Aia del 1954 per la protezione dei beni culturali in caso di conflitto armato, di cui la Russia è firmataria. Le argomentazioni a favore della responsabilità legale sono forti. Le prove abbondano. Diversi direttori di musei russi sono stati identificati come complici; uno dei più schietti è Mikhail Piotrovskij, direttore dell’Hermitage di San Pietroburgo, che giustificò ideologicamente il saccheggio. È auspicabile che l’applicazione del diritto internazionale consenta un giorno di condannare questi crimini e di restituire i beni rubati. Ma un’azione legale può durare decenni. Nel frattempo, i mercanti d’arte russi stanno già ristabilendo i legami con i collezionisti in occasione delle principali fiere internazionali, in particolare a Maastricht”.

Cosa chiede l’associazione

Con queste motivazioni l’associazione chiede l’espulsione della Russia dall’ICOM: “Sono necessarie misure urgenti e decisioni concrete possono essere prese immediatamente: espellere la Russia dall’International Council of Museums (ICOM) e il personale dei musei russi coinvolto nel saccheggio delle collezioni ucraine nei territori occupati. L’articolo 7.2 del Codice etico dell’ICOM afferma chiaramente: ‘La politica del museo deve tenere conto della legislazione internazionale che funge da standard per l’interpretazione del Codice etico dell’ICOM’”. E ancora prosegue l’associazione: “La presenza continuata all’interno dell’ICOM di istituzioni e individui coinvolti nella distruzione, nel saccheggio e nella falsificazione del patrimonio culturale costituisce una flagrante violazione di questi principi. Espellere la Russia dall’ICOM è il minimo che ci si possa aspettare da un’istituzione di diritto francese, dedita alla tutela del patrimonio culturale e all’applicazione di standard etici nella cooperazione museale internazionale. Molti comitati nazionali hanno già richiesto questa sanzione, finora senza successo. Sarà necessario che i tribunali francesi obblighino l’ICOM a rispettare le proprie regole?”. Si attende la risposta da parte dell’ICOM.