L’intervento del Ministro della Cultura dopo le parole di Cucciari e Germano
Duello verbale tra il Ministro della Cultura – Alessandro Giuli – e alcuni esponenti del mondo dello spettacolo. Giuli ha preso una posizione netta nei confronti della cultura della sinistra e si è rivolto direttamente a Geppi Cucciari ed Elio Germano. Chiamato in causa anche Tomaso Montanari.
Cucciari a Giuli: “Lei è l’unico ministro in cui gli interventi possono essere addirittura ascoltati al contrario”
Tutto ha avuto inizio alla cerimonia di premiazione dei David di Donatello lo scorso 7 maggio. Durante la consegna dei premi Geppi Cucciari ha ironizzato sul Ministro della Cultura, Alessandro Giuli. Ha detto la nota comica: “Sono emozionata di tornare qui per celebrare una grande tradizione della nostra Nazione”. E con la sua consueta tagliente ironia si è poi rivolta a Giuli: “Io voglio portarle la mia solidarietà perché molti sottolineano eccessivamente la sua potente retorica, il suo eloquio forbito, la parola che squadra da ogni lato l’animo nostro informe. In realtà sono sempre interventi cristallini; al tempo dei social, appena uno dice una cosa un po’ più compiuta, più intensa viene additato di questo. Lei è l’unico ministro in cui gli interventi possono essere addirittura ascoltati al contrario, come un disco dei Black Sabbath; a volte migliorano, ma vale per tutti questa cosa”.
Germano: “Sentirsi raccontare che le cose vanno bene è fastidioso”
Anche Elio Germano, che ha vinto il David come miglior attore protagonista in ‘Berlinguer – La grande ambizione’, ai margini della premiazione ha dichiarato: “Menomale che c’è il presidente Mattarella, perché io ho fatto fatica invece ad ascoltare il rappresentante della cultura del nostro paese, il ministro. Non vorrei esprimere la mia opinione personale. Vorrei che il Ministro si confrontasse con i vari rappresentanti della nostra categoria, perché il cinema è davvero in crisi e noi vediamo che è per grossa responsabilità del Ministro della Cultura”. Germano ha poi continuato: “Sentirsi raccontare che le cose vanno bene in questo modo bizzarro, dal mio punto di vista è fastidioso. Mi piacerebbe piuttosto che si preoccupassero di fare davvero il bene della nostra comunità, mettendo persone competenti nei posti giusti e incontrando rappresentanti di ogni categoria per risolvere insieme i problemi”.
Giuli a Cucciari: “Posso anche chiamare Ippeg, al contrario”
Al momento di prendere la parola, Giuli ha dato una risposta ironica e piccata: “Rivolgo innanzitutto i miei saluti e i miei ringraziamenti, a lei, signor Presidente della Repubblica, alle autorità civili e militari, agli amici e alle amiche del mondo del cinema, a Geppi, che non vedo ma posso chiamare anche Ippeg, al contrario senza che lei mi fraintenda”. Il Ministro riprende però la discussione dal palco durante le giornate di ‘Spazio Cultura. Valorizzare il passato, immaginare il futuro’, l’evento organizzato da FdI al teatro Niccolini di Firenze. Parlando della riforma task credit in merito alle produzioni cinematografiche e audiovisive, il Ministro Giuli ha detto: “Come tutte le riforme è perfettibile. Io ho firmato un decreto che si chiama correttivo. Bisogna sempre ascoltare tutti ma la riforma non è che l’abbiamo voluta noi, perché ci siamo incapricciati del fatto che i soliti noti vivessero di rendita. No, questa riforma è il risultato di una denuncia da parte di piccoli e medi ma anche grandi protagonisti di una straordinaria industria culturale chiamata cinema che hanno detto: ‘Signori miei, basta con le rendite e il privilegio, intervenite’. Ed è stato fatto”.
Giuli: “C’è una minoranza rumorosa che si impadronisce perfino dei più alti luoghi delle istituzioni italiane”
Prosegue Giuli: “Quando si interviene sul privilegio, che cosa succede? Succede che i rappresentanti delle istituzioni che interpretano il sentire più diffuso si siedono a un tavolo, fanno presenti quali sono le loro esigenze e vengono ascoltati. Sono sempre stati ascoltati tutti. La verità è che il mondo del cinema, quello vero, di fronte alla stabilità e alla certezza che stiamo dando, in un percorso di riconfigurazione – mi dispiace Geppi, si può dire anche riconfigurazione – si sentono attaccati nelle loro rendite. E perché cito Geppi, che è una persona di granissimo valore nel suo genere, nel suo campo; perché di fronte a questa operazione di verità che ci è stata chiesta dal mondo del cinema; di fronte al fatto che Cinecittà è tornata a splendere, di fronte al fatto che il Centro sperimentale di Cinematografia è un’eccellenza riconosciuta che sta attraendo capitali, intelligenze, competenze e saperi da tutto il mondo, c’è una minoranza rumorosa che si impadronisce perfino dei più alti luoghi delle istituzioni italiane a cui deve sempre andare il nostro massimo rispetto e cioè il Quirinale, per cianciare, ma in solitudine, isolati”.
Ancora ha detto Giuli: “A chi mi riferisco? Elio Germano, sì non avrei voluto dire Elio Germano oggi, ma è capitato; certe battutine che circolano – sempre ben gradite da me, perché l’ironia e l’autoironia non ci sono mai mancate – sono però un’altra spia interessante. È esistita una cultura di sinistra oggettivamente potente, coerente, organica. Il gramscismo lo hanno saputo interpretare bene, su questo bisogna dare atto. Ma è esistita anche una progressiva erosione di questa cultura di sinistra dal momento in cui ha cominciato a generarsi il divorzio tra il consenso e il potere. E loro hanno scelto il potere rispetto al consenso. Avevano gli intellettuali organici, scomparsi, tutti persi nella letteratura ombelicale che non viene tradotta. Poi noi con il piano Olivetti aiutiamo anche loro”.
Di nuovo: “Avevano gli intellettuali e se li sono persi; si sono affidati agli influencer; hanno scoperto che pure loro sono dei quattrinai, non tutti per carità, però hanno sbagliato pure la scelta degli influencer”. Sempre in riferimento alla sinistra, ha continuato Giuli: “Sono rimasti i comici e basta. Nel frattempo io ho di fronte a me degli intellettuali, dei presidenti, dei direttori, degli sceneggiatori, di straordinario valore, che aspettavano soltanto di avere la possibilità di esprimersi. Ma di esprimersi non solo come cultura di destra, ma come cultura nazionale, come cultura della patria, non come i cattivi conservatori di un’identità smarrita e oggi interpretata brillantemente soltanto dai comici e dalle trasmissioni di satira”.
Botta e risposta tra Giuli e Germano
Come riportano varie testate, durante un incontro organizzato dal quotidiano Domani al teatro Parenti di Milano, Germano è ritornato sulle parole di Giuli: “Sentire una persona che dice che va tutto bene perché ora arriva Mel Gibson a Cinecittà sembrano, in maniera molto preoccupante, ‘ciance’ in solitudine. Penso sia normale che un cittadino possa lamentarsi di un rappresentante del proprio Paese. È un po’ più inquietante che un rappresentante della politica faccia nome e cognome di un cittadino”. L’attore ha evidenziato che lui ha esposto le sue critiche indipendentemente dal colore del partito e poi ha sottolineato: “C’è gente disperata, che piange, che non sa cosa fare, che ha cambiato lavoro. Da un anno e mezzo il cinema è fermo”.
L’intervento di Muccino
Sulla vicenda, fra gli altri, è intervenuto anche Gabriele Muccino: “Il nostro cinema ha raccontato l’Italia al mondo, ha vinto decine di Oscar, creato icone, ispirato generazioni. Oggi, ministro Giuli, dobbiamo difenderlo uniti, senza ideologie. L’arte non è né di destra né di sinistra. È libera. È fragile. È necessaria. Per questo, senza polemica ma con convinzione, vorrei tornare a far parte della giuria dei David e al dialogo che avevo cercato tempo fa con Lei, per dire chi siamo, cos’è davvero questa ‘industria del cinema’ e quante migliaia di persone ci lavorano ogni giorno. In fondo sono anche tante tasse che finiscono nelle tasche dello Stato. Ma come sta il cinema italiano? Sta male e sta bene. Un’industria non può soffrire di incertezze continue o della diffidenza o rancore di chi rappresenta la Cultura nel nostro Paese. E allora chiedo: siamo davvero solo una compagnia di ‘comici’? Siamo ancora un’industria creativa capace di stupire il mondo. Il cinema è una polaroid in movimento. Ci dice chi siamo stati, chi siamo e chi potremo essere. È una macchina del tempo e dello spazio che ci trasporta in luoghi fisici ed emotivi dove non andremmo mai altrimenti. Liberiamoci delle ideologie polverose, ossidate, obsolete, uniamo i nostri sguardi, e portiamoli verso un unico orizzonte comune”.
La presa di posizione su Montanari da parte di Giuli
Giuli ha anche fatto riferimento alla vicenda che ha riguardato Tomaso Montanari: “Ho ricevuto in via formale ed educata un invito del sindaco di Sesto Fiorentino, Lorenzo Falchi, a recarmi alla fondazione Ginori. Lo accetto e preannuncio che andrò entro l’estate insieme al prossimo presidente, Marco Corsini, sarà molto bello”. Il riferimento è mancata riconferma come presidente dello storico dell’arte, Tomaso Montanari, a favore invece del sindaco del Comune di Rio dell’Elba (isola d’Elba), Marco Corsini. “La fondazione Ginori è troppo importante per non essere amministrata bene da una persona specchiata; bisogna lavorare invece di stare sempre in tv. Depoliticizzare la governance della fondazione anche in presenza di un preaccordo è un vero e proprio dovere civile. Il mondo dei media è vasto, si troverà un posto a Montanari, basta bussare a casa del presidente Giani, lo nomini lui, non lo attacco. La presidenza deve essere affidata a una persona che depoliticizza”.
Montanari: “La mia sostituzione è totalmente politica”
Montanari ha puntualizzato: “Il ministro sostiene di aver ‘depoliticizzato la governance’ nominando un avvocato già assessore di Alemanno al posto di uno storico dell’arte senza alcuna affiliazione politica. La mia nomina fu tutto tranne che politica: fu firmata da Dario Franceschini, che ho poi criticato molto più di quanto abbia criticato Giuli. La mia sostituzione, invece, è totalmente politica, come Giuli di fatto ammette. Non sono alla ricerca di alcun posto: ho già un lavoro (frutto di un concorso pubblico), e l’incarico da Ginori è totalmente gratuito”.
La vicenda in breve
Il cambio della guardia prima della riapertura del Museo Ginori, a Sesto Fiorentino (Firenze). La Regione Toscana e il sindaco di Sesto Fiorentino, Lorenzo Falchi, avevano infatti ricevuto una lettera inviata dal Ministero della Cultura che designava l’avvocato Marco Corsini presidente della Fondazione Museo Archivio Richard Ginori, non riconfermando Tomaso Montanari come presidente dell’ente. In una nota stampa pubblicata sul sito apposito della Regione Toscana si leggeva: “Lo statuto della Fondazione, costituita da Ministero della Cultura, Regione Toscana e Comune di Sesto Fiorentino prevede che la nomina del presidente venga effettuata dal Ministro della Cultura d’intesa con la Regione Toscana e il Comune di Sesto. Nel corso degli ultimi mesi era stata raggiunta un’intesa, più volte confermata dai ministri Gennaro Sangiuliano e Alessandro Giuli, sul nome del professor Tomaso Montanari, che negli ultimi anni aveva curato da vicino tutte le complesse vicende legate alla riapertura del museo, ai finanziamenti e alla tutela del patrimonio artistico che conserva”.
La posizione di Giani
Il Presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, aveva dichiarato: “Con assoluta convinzione ho formalmente espresso il mio apprezzamento per l’indicazione di Tomaso Montanari come presidente della Fondazione. Arriva, a me indirizzata, la lettera della capo gabinetto del Ministero Valentina Gemignani che, preso atto della scadenza del consiglio di amministrazione della Fondazione, indica come nuovo presidente l’avvocato Marco Corsini, con il suo curriculum in allegato. Resto sconcertato e deluso dalla mancanza di rispetto verso tutto l’impegno e il percorso di concertazione istituzionale che aveva portato alla condivisa indicazione del nome di Tomaso Montanari, autore di un eccellente lavoro per il Museo e la Fondazione svolto, tengo a precisarlo, a titolo gratuito e portato avanti per restituire alla Toscana ed all’Europa un patrimonio artistico unico. Non entro nel merito o valuto il curriculum dell’avvocato Corsini, ma credo fermamente che un iter a livello istituzionale condiviso e concordato debba essere portato fino in fondo”.
La lettera di Falchi
Il sindaco di Sesto Fiorentino, Lorenzo Falchi, ad aprile ha scritto al Ministro Giuli per chiedere spiegazioni. Nella missiva il sindaco ha ricordato la comunicazione del 17 ottobre 2024 con cui il ministro Giuli comunicava la volontà di procedere alla conferma di Montanari, ricevendo al riguardo parere favorevole dal Comune e dalla Regione Toscana, come previsto dallo statuto della Fondazione, salvo poi non procedere col decreto di nomina. Ha scritto Falchi: “Al fine di poter esprime motivato parere in merito alla nomina in ultimo proposta, sono a chiedere le motivazioni che hanno portato il sig. Ministro a una diversa scelta rispetto alla prospettata conferma nell’incarico del prof. Montanari, stimato storico dell’arte e saggista, che in questi anni si è speso per la Fondazione”.







