Il restauro ha confermato l’attribuzione del dipinto al grande maestro
Città del Vaticano, apre al pubblico nei Musei Vaticani l’esposizione ‘Il Mantegna di Pompei. Un capolavoro ritrovato’, dedicata alla ‘Deposizione di Cristo’, dipinto straordinario il cui recente restauro ha permesso di confermare definitivamente l’attribuzione al grande maestro rinascimentale Andrea Mantegna. Alla base la collaborazione tra i Musei Vaticani e il Santuario della Beata Vergine del Rosario di Pompei, dove il dipinto è custodito.
La riscoperta di un capolavoro
La mostra è allestita nella Sala XVII della Pinacoteca Vaticana e restituisce alla comunità scientifica e al pubblico un’opera rimasta per secoli avvolta nel mistero e oggi tornata alla luce nella sua piena autenticità. Già documentata nel XVI secolo nella basilica di San Domenico Maggiore a Napoli, la ‘Deposizione di Cristo’ era successivamente scomparsa dalle fonti storiche, sollevando dubbi sulla sua effettiva esistenza e attribuzione. Fondamentale per l’attribuzione è stata anche la ricerca storico-artistica condotta da Stefano De Mieri, dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, che ha avuto l’intuizione dell’originalità dell’opera, messa on line dal Santuario sul sito della CEI da qualche anno. Questo gli ha permesso di ricollocarla pienamente all’interno della tradizione mantegnesca.
L’identificazione del dipinto
Il dipinto oggi nel Santuario della Beata Vergine del Rosario di Pompei corrisponde iconograficamente a un’opera eseguita alla fine del Quattrocento da Andrea Mantegna per la Basilica di San Domenico Maggiore a Napoli. Dell’opera, identificata nel 2020 da Stefano De Mieri, si conoscono due copie individuabili nella ‘Deposizione’ del registro superiore del polittico della Collegiata di San Giovanni Battista ad Angri – dipinto intorno al 1510 – e in una versione più tarda già in una collezione privata di Sanremo.
L’opera
La città di Gerusalemme delineata sullo sfondo è caratterizzata da architetture classiche e rinascimentali, mentre nel piano intermedio sulla sinistra appaiono delle figure minute che si muovono tra ruderi anch’essi di età classica, richiamando motivi iconografici di celebri dipinti di Mantegna quali la predella della ‘Pala di San Zeno’ a Verona, l’‘Orazione nell’orto’ della National Gallery di Londra, i due differenti ‘San Sebastiano’ del Kunsthistorisches Museum di Vienna e del Louvre, la ‘Madonna delle cave’ degli Uffizi e la ‘Pietà’ dello Statens Museum for Kunst di Copenaghen.
Sull’arco in rovina a sinistra, inoltre, sono riaffiorate dopo il restauro due Vittorie alate sugli archivolti che evocano l’Arco di Tito a Roma, riprodotto in una delle tavole a disegno del ‘Codex Escurialensis’ (fol. 47r), la cui esecuzione è stata anche associata al nome del maestro padovano. I differenti tipi umani raffigurati nel dipinto richiamano alcune figure identitarie mantegnesche quali, su tutte, Maria, San Giovanni Evangelista e la Maddalena del celebre ‘Compianto sul Cristo morto’.
La tecnica di realizzazione
Si legge nella descrizione: “Il dipinto di Pompei è realizzato con la tecnica nota in tedesco come tüchlein, con medium a base acquosa-proteica (tempera magra) priva di preparazione su tela di lino ad armatura saia. La rifilatura dei bordi originali ha ridotto maggiormente il lato di sinistra, privando l’opera della fascia bianca collegata alla speculare scura presente sul margine destro, ancora perfettamente leggibile. L’assetto del dipinto richiama l’inquadramento delle due fasce in opposizione di luce del Cristo morto di Brera. Nella tecnica del tüchlein, di cui rimangono oggi rari esempi, la tela veniva stesa su un pannello ligneo e bloccata da una cornice di sigillatura perimetrale. Per evidente analogia con la casistica nota, anche la tela di Pompei era ancorata a un perduto pannello ligneo, atto a proteggerla e sostenerla dal verso”.
Un percorso di ricerca e restauro
Il lungo e meticoloso restauro eseguito nei Laboratori dei Musei Vaticani sotto la direzione del Laboratorio di Restauro Dipinti e Materiali Lignei guidato da Francesca Persegati ha visto impegnati i Maestri Restauratori Lorenza D’Alessandro e Giorgio Capriotti e ha rivelato importanti dettagli iconografici e tecnici. Le indagini diagnostiche preliminari, coordinate dal Gabinetto di Ricerche Scientifiche dei Musei Vaticani diretto da Fabio Morresi, hanno confermato senza ombra di dubbio l’autografia di Andrea Mantegna.
Un disegno sottostante ha guidato la stesura pittorica
Viene delineato il percorso di restauro: “Il dipinto è stato restaurato da Lorenza D’Alessandro e Giorgio Capriotti nei Laboratori vaticani. Sia l’osservazione ravvicinata sia le indagini multispettrali (UV e riflettografia IR), eseguite dal Gabinetto di Ricerche Scientifiche dei Musei Vaticani, hanno rivelato la presenza di un disegno sottostante che ha guidato la stesura pittorica con un’accurata impostazione grafica, delineata per ricalco da un modello-cartone, già elaborato su carta. Il tratto è stato ribadito con inchiostro tannico piuttosto liquido, applicato con calamo o pennello fine”.
Il restauro
Ancora si legge nella documentazione fornita: “Se la sottile tela di lino presentava diversi difetti strutturali, la fragile pittura era interessata – come documentato dalle immagini multispettrali – da estesi interventi di restauro su tutta la superficie, occultata dall’accumulo di sostanze alterate e ossidate, molte delle quali assorbite dalle fibre. Dopo una iniziale pulitura superficiale, il dipinto è stato protetto con un doppio strato di velinatura, propedeutico alla rimozione dei supporti lignei aggiunti sul verso. Il truciolato è stato eliminato per fresatura elettrica fino alla quota dei pannelli in noce, che sono stati infine demoliti per assottigliamento con sgorbie e microfrese elettriche, fino al verso del velatino adeso con colla animale del precedente intervento di foderatura. Il nuovo sistema di sostegno è stato progettato reinterpretando tecnologicamente l’originale assetto del tüchlein, inteso come dipinto libero in contiguità con la struttura di sostegno”.
Il percorso di restauro procede in modo meticoloso: “Completata la pulitura, eseguita in due fasi, la presentazione estetica si è posta l’obiettivo di ottenere una retrocessione delle micro-lacune rispetto al piano figurativo dell’opera. Con tale criterio, le abrasioni della pellicola pittorica sono state trattate ad abbassamento di tono, in accordo con il contesto cromatico, nelle sue coordinate di tono (caldo/freddo) e di intensità (chiaro/scuro)”.
Barbara Jatta: “Il restauro ha rivelato dettagli iconografici e tecnici che confermano l’autografia di Mantegna”
Barbara Jatta, Direttore dei Musei Vaticani, spiega: “Chiamati da S.E.R. Mons. Tommaso Caputo a visionare l’opera nel marzo del 2022, abbiamo immediatamente compreso che sotto gli strati di ridipinture si celava una materia pittorica straordinaria. Il restauro ha rivelato dettagli iconografici e tecnici che confermano l’autografia di Mantegna, restituendo alla storia dell’arte un capolavoro che si pensava perduto. È partita quindi la ‘macchina’ dei Musei Vaticani, con indagini diagnostiche, ricerche e il restauro”.
Fabrizio Biferali: “Dipinto originale di Mantegna”
Fabrizio Biferali, curatore del Reparto per l’Arte dei secoli XV-XVI dei Musei Vaticani, afferma che “le analisi scientifiche e il restauro hanno chiarito che l’opera non è una copia, ma un dipinto originale di Mantegna. La sua iconografia si ricollega a modelli rinascimentali e al classicismo tipico dell’artista, con richiami all’antichità che ne fanno un unicum nella produzione mantegnesca”.
Mons. Tommaso Caputo: “Opera che parla alla fede e alla cultura”
S.E.R. Mons. Tommaso Caputo, Arcivescovo Prelato di Pompei e Delegato Pontificio per il Santuario, sottolinea: “Come per il quadro della Beata Vergine del Rosario, anche il Mantegna ritrovato sembra aver risposto a una sorta di vocazione del luogo. È un’opera che parla alla fede e alla cultura, segnando un nuovo capitolo nella storia di Pompei.”
La rete
Il progetto ha visto anche il coinvolgimento della Sovrintendenza del Parco Archeologico di Pompei – grazie al direttore Gabriel Zuchtriegel – e di Luigi Gallo, Direttore della Galleria Nazionale delle Marche a Urbino e della Direzione Regionale Musei delle Marche.
L’esposizione
La mostra è allestita nella Sala XVII della Pinacoteca Vaticana ed è inclusa nel biglietto di ingresso ai Musei Vaticani, osservandone gli orari di apertura (8-20 tutti i giorni esclusa la domenica). L’esposizione sarà aperta al pubblico da giovedì 20 marzo ed è accompagnata da un catalogo scientifico con contributi dei principali studiosi coinvolti nel progetto e da un video sul complesso e delicato intervento di restauro.
Immagine in evidenza: Andrea Mantegna (1431-1506), ‘Deposizione di Cristo nel sepolcro’ 1495-1500 circa, tempera grassa su tela di lino, cm 86 x 103, Pompei, Santuario della Beata Vergine del Rosario.







