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“Luigi Bartolini Incisore” in mostra oltre cento opere alla GNAM a Roma

da | 4 Lug 2024 | Arte e Cultura, Mostre ed Eventi

 

E’ dedicata al raffinato artista “Luigi Bartolini Incisore”, la mostra alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea aperta fino al primo settembre prossimo. Un artista che alla creazione di opere d’arte seppe abbinare notevoli capacità creative nei campi più diversi. Fra i quali spicca quello narrativo. Buona parte della sua fama nel campo della scrittura si deve a “Ladri di biciclette” uscito per i tipi della Mondadori nel 1946 da cui fu tratto il soggetto per il film omonimo sceneggiato da Cesare Zavattini e diretto da Vittorio De Sica premio Oscar nel 1948, Un romanzo di tale successo da venire tradotto in ben venti lingue.

Ma il suo estro creativo si manifestava anche in settori narrativi diversi. Era infatti anche critico d’arte e storico. E’ di questi giorni la riproposta da parte del Corriere della Sera di un altro libro di Bartolini pubblicato nel 30 da Mondadori, intitolato “Il ritorno sul Carso”. Un particolarissimo libro di viaggi. Un viaggio speciale nella memoria nel tentativo di ritrovare il suo tempo perduto, quello della guerra combattuta sul Carso. Suo anche “Vita con la ragazza” edito da Vallecchi nel 1930.

Un pittore e un intellettuale a tutto tondo Luigi Bartolini nato nelle Marche, a Cupramontana nel 1892, scomparso a Roma nel 1963, dopo una vita intensa e ricca di riconoscimenti a livello nazionale e internazionale. Fine conoscitore del disegno tecnico e delle arti grafiche, con una formazione accademica e storico artistica conseguita fra Siena, Roma e Firenze, è nella città del giglio che incontra personaggi di primo piano della cultura italiana, come Ardengo Soffici e Dino Campana. Pubblica le prime raccolte di versi “I parenti”, “Il guanciale” ricevendo il plauso come poeta di Marinetti, Ungaretti, Montale, Emilio Cecchi, Enrico Falqui.

Nel ’14 rientra nelle natie Marche, a Macerata e partecipa, come ufficiale di artiglieria alla prima guerra mondiale, decorato con medaglia di bronzo al valor militare. Tornato alla vita civile inizia la sua attività d’insegnante di disegno che lo porterà in diverse università d’Italia. Nel ’28 è invitato alla Biennale di Venezia a cui partecipa più volte ricevendo nel ’42 il gran premio per l’incisione. Non si contano i riconoscimenti ufficiali: nel 32 riceve il primo premio all’Esposizione del Bianco e Nero agli Uffizi ex aequo con Giorgio Morandi e con Boccioni (alla memoria), lo stesso anno espone le sue acqueforti a Milano alla Galleria Il Milione accanto alle opere di Fernand Leger e Jules Pascin.
Sofferta la sua carriera scolastica con frequenti trasferimenti di sede, qualche volta fortunati come a Pola dove conosce Oscar Kokoschka, a Merano dove incontra la sua musa ispiratrice Anna Stikler. Nel ’38, anno della promulgazione delle leggi razziali, ottiene un comando presso la scuola annessa al Regio Museo Artistico Industriale di Roma dove rimarrà a insegnare a lungo. Nello stesso anno, pubblica il saggio “Modì” dedicato a Modigliani e l’anno dopo riceve il premio per l’incisione alla Quadriennale di Roma.

Ma inviso alle gerarchie fasciste per le sue esternazioni polemiche e per i suoi rapporti epistolari con Lionello Venturi, verrà inviato al confino nella zona di Avellino. Rientrerà da Parigi nell’Italia liberata nel ’45.
Nell’Italia tornata alla democrazia Bartolini trova l’ambiente ideale per il riconoscimento dei suoi meriti, Collaborazioni a riviste e quotidiani, pubblicazioni, mostre in musei e gallerie, in Italia e all’estero non si contano: Roma, Milano, Venezia, Lugano, New York, Anversa, Monaco… Le sue acqueforti sono acquistate dal MOMA di New York come dal Gabinetto delle Stampe di Parigi , dal British Museum di Londra…Le sue opere fanno parte delle collezioni dei suoi amici scrittori e registi…Come Leonardo Sciascia, Paolo Volponi, Alberto Lattuada. In occasione della mostra alla Calcografia Nazionale del 1951 Carlo Alberto Petrucci ordina un catalogo di oltre mille incisioni, successivamente aggiornato. Nel 60, tre anni prima della morte, sarà nominato Accademico di San Luca.

La mostra della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea s’inserisce nella cornice delle celebrazioni per il 60°anniversario della morte dell’artista, iniziate nelle Marche, fra cui si segnalano quella di Macerata e quella di Urbino aperta nelle Sale del Castellare di Palazzo Ducale intitolata “Al vivo nero. Luigi Bartolini incisore”.
Nata da un’idea di Vittorio Sgarbi e curata da Alessandro Tosi (direttore del Museo della Grafica di Pisa), lo stesso responsabile della mostra romana che intende rendere omaggio alla figura di un grande maestro dell’incisione. Fra le personalità più significative del Novecento, autore prolifico ed eclettico, capace di spaziare dalla pittura alla poesia, alla letteratura, alla critica d’arte.
In mostra sono presentate oltre cento incisioni, fra acqueforti, acquetinte e puntesecche a cui si aggiungono opere letterarie. documenti inediti e fotografie. In queste opere è possibile ammirare la qualità e l’unicità del segno. Ed esemplari unici e rari. Ogni acquaforte è un racconto sorprendente per intensità del chiaroscuro, una storia intrisa di poesia nella ricerca di un’espressione totale che fonde linguaggi e contenuti, mondo umano e natura e giunge alla sintesi fra particolare e universale.

Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea
Via delle Belle Arti 131/A
Fino al 1 settembre 2024

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