fbpx

Filippo e Filippino Lippi. Ingegno e bizzarrie nell’arte del rinascimento. La mostra ai Musei Capitolini

da | 8 Giu 2024 | Arte e Cultura, Mostre ed Eventi

  • nascondi
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    Filippino Lippi, Angelo annunciante, 1483-84,  San Gimignano (SI), Museo Civico
Non è usurpato il termine “eccezionale” per definire la mostra aperta a Roma fino al 25 agosto, negli spazi di Palazzo Caffarelli ai Musei Capitolini, dedicata ai due artisti Filippo e Filippino Lippi. Filippo (1406- 1469), il padre fra i più importanti della stagione fiorentina di Cosimo de’ Medici e Filippino , il figlio, che ne eredita il talento e diventa l’interprete del gusto nella Roma di fine Quattrocento.
La mostra ”Filippo e Filippino Lippi. Ingegno e bizzarrie nell’arte del Rinascimento”, promossa da Roma Capitale Soprintendenza Capitolina ai Beni Culturali e organizzata da Associazione Metamorfosi in collaborazione con Zètema Progetto Culturale, presenta una selezione di dipinti, di disegni, di tavole dei due artisti insieme a preziosi documenti d’archivio provenienti da prestigiose gallerie, musei e istituti come gli Uffizi, l’Accademia Albertina di Torino e l’Istituto Centrale per la Grafica di Roma e importanti documenti provenienti dagli archivi di Firenze e di Spoleto. Affidata alla cura di Claudia La Malfa, fine studiosa del periodo e del talento dei due Lippi, la mostra offre al visitatore un ampio panorama del tempo in cui i due artisti operarono insieme alle novità del loro linguaggio. La mostra è accompagnata da un accurato catalogo curato dalla La Malfa edito da Gangemi.

 

Filippo frate carmelitano che rapisce una ragazza del convento di Prato
E’ sempre utile il richiamo alla vita degli autori, ma in particolare in questo caso in cui la biografia dell’uno s’intreccia con quella dell’altro così come l’arte che sembra gemmare per filiazione. E alla base di tutto una moderna storia di amore vietato. Come dice Vasari, testimone inoppugnabile, Fra Filippo, fra i suoi pregi, annoverava anche un difetto se portato agli estremi, una eccessiva passione per le donne.
Chiamato a Prato per dipingere ad affresco la cappella maggiore della Badia della città con le storie di Santo Stefano, patrono di Prato e di San Giovanni Battista, protettore di Firenze, Filippo s’invaghì di una fanciulla, Lucrezia Buti, del monastero agostiniano di Santa Margherita che fuggì con lui. Dalla coppia nacque a Prato Filippino (1457 – 1504),”e fu poi come il padre, molto eccellente e famoso pittore”, scrive Vasari. Un artista che visse al centro di un importante intreccio culturale che segna il passaggio dalla pittura del Quattrocento a quella del Rinascimento maturo del Cinquecento.
Lo scandalo fu enorme, ma grazie all’interessamento dei Medici, Papa Pio II concesse ai due amanti lo scioglimento dei voti, ma il pittore mantenne la sua libertà, non sposò mai Lucrezia da cui ebbe anche una figlia. Questo antefatto biografico ha sempre sollecitato la curiosità della gente, nulla togliendo al piacere della scoperta dell’arte sublime dei due pittori, geniali entrambi in modo diverso, come ben si evince nell’esposizione romana visibile fino alla fine di agosto.

Giorgio Vasari il suo cantore
Una storia ai limiti della decenza che trova in Giorgio Vasari il suo cantore.
“Le eccellenze degli ingegni rari sono forme celesti e non asini vetturini”, scriveva Giorgio Vasari a proposito di Filippo Lippi nella “Vita” a lui dedicata. Un artista dalla vita travagliata che riesce a emergere nella Firenze del Rinascimento grazie alla sua genialità. Perduta la madre alla nascita e il padre a due anni, viene cresciuto da una zia che lo affida a otto anni insieme al fratello al convento dei Carmelitani di Firenze dove cresce accanto a uno zio di poco più grande che era “lettore della Chiesa di Santa Maria del Carmine”. I due ragazzi senza famiglia diventano novizi e poi frati. E Filippo frate carmelitano rimase fino alla morte firmandosi “Frater Philippus” nei quadri, nei contratti, nei pagamenti Una condizione di grande difficoltà che però fu anche la sua fortuna, secondo Vasari. Nel convento fiorentino di Santa Maria del Carmine Lippi ebbe un’educazione adeguata, non solo di grammatica, matematica, religione. Potè anche coltivare i suoi talenti. I suoi maestri resisi conto delle sue possibilità, “non faceva altro che imbrattare con fantocci i libri suoi e degli altri”, il priore “si risolvette a dargli ogni commodità et agio d’imparare a dipingere”.

Il convento dei Carmelitani di Firenze
L’ambiente era quanto mai favorevole. Il Carmine era stato nel Trecento e all’inizio del Quattrocento teatro di grandi cicli pittori, perduti nell’incendio del 1771. Lì avevano lavorato artisti come Masaccio, Brunelleschi, Donatello, Masolino. Al Carmine vi era la Cappella Brancacci nuovamente affrescata da Masaccio che doveva esercitare un grande fascino nel giovane Lippi, come ricorda Vasari. Un’attenzione a Masaccio, alla sua capacità di “rendere vive e drammatiche le scene attraverso la varietà delle azioni e la naturalezza dei gesti”, che l’artista non dimentica dipingendo la “Madonna Trivulzio” o “Madonna dell’Umiltà” in mostra.
L’opera non datata, fu probabilmente eseguita intorno agli anni Venti del Quattrocento, quando Lippi era ancora in convento. Il dipinto realizzato a tempera su tavola (col restauro trasportato su tela) raffigura la Vergine al centro su un prato fiorito, il Bambino attorno al quale si stringono quattro giovani vestiti con la tonaca carmelitana. Alle spalle della Vergine due frati cantori. Sulla sinistra del dipinto è rappresenta sant’Angela, una delle prime sante dell’ordine della Vergine Maria del Monte Carmelo. Il dipinto ha una forma inusuale, un rettangolo che nella parte superiore termina con un timpano ribassato.
Viene dalla Collezione Cini di Venezia la “Madonna col Bambino, Angeli , Santi e il donatore” per la quale la curatrice La Malfa parla di “realismo magico”. Il pittore raffigura personaggi e azioni con vivace verosimiglianza . La Madonna è seduta all’interno di una architettura dipinta con elementi classici, pilatri, capitelli, archi, una conchiglia. Al trono di Maria si appoggiano frati carmelitani e bambini. Gesù stesso è colto in una “posa informale” in piedi appoggiato alle gambe della madre. In mostra anche due piccole tavole dalla Galleria degli Uffizi, esposte raramente, che rappresentano l’”Annunciazione della Vergine e i Santi Antonio Abate e Giovanni Battista” con due grandi tavole dei “Santi Agostino e Ambrogio, Gregorio e Girolamo” della Pinacoteca dell’Accademia Albertina di Torino. Ciò che resta di un trittico oggi conservato al Metropolitan Museum di New York.

Il figlio Filippino Lippi
L’altro grande artista, maestro della stagione dorata del Rinascimento maturo è il figlio Filippino Lippi (1457 – 1504).
Cresciuto a stretto contatto con il padre mentre è impegnato negli affreschi di Prato e di Spoleto, Filippino è documentato come “dipintore”nella bottega di Botticelli che a sua volta era stato “allievo” del padre, Filippo Lippi. Un legame fra eccelsi artisti che dice molto del clima che doveva esserci in quel periodo magico. Tanto apprezzato anche da Lorenzo il Magnifico che fu proprio lui a consigliare il cardinale Oliviero Carafa di far decorare la sua cappella nella basilica romana di Santa Maria sopra Minerva. Nell’ultima sala è possibile vedere in digitale, retroilluminate, le gigantografie degli affreschi della chiesa vicinissima alla sede espositiva.
Di grande forza drammatica, degli anni Trenta, la tavola “Cristo morto sostenuto dalla Vergine Maria e da San Giovanni Evangelista (Milano Museo Poldi Pezzoli). Dello stesso periodo “Madonna con angeli, santi e committente e dalla Collezione Cini. Vengono dagli Uffizi due piccole tavole che raffigurano l’”Annunciazione della Vergine “ e “I santi Antonio Abate e Giovanni Battista”.
In mostra di Filippino, che aveva ricevuto l’invito di completare gli affreschi della Cappella Brancacci al Carmine, i “Tondi” per il Palazzo Comunale di San Gimignano. Restaurati per l’occasione rappresentano l’”Angelo Annunciante” e la “Vergine Annunciata”. Due capolavori, originalissimi non solo per il formato ma per quegli incredibili colorismi e inimmaginabili trasparenze.

Dal 15 maggio al 25 agosto 2024
Musei Capitolini – Palazzo Caffarelli, Sale al terzo piano
Piazza del Campidoglio, 1 – 00186 Roma
Info: tel. 060608 (tutti i giorni ore 9.00 – 19.00) – www.museicapitolini.org

Clicca sul banner per leggere Territori della Cultura