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All’Ara Pacis, una mostra racconta il teatro dell’Antica Roma

da | 21 Mag 2024 | Arte e Cultura, Mostre ed Eventi

Mostra all’Ara Pacis, dal 21 maggio al 3 novembre. L’esposizione prevede oltre 240 pezzi provenienti da 25 prestatori, riguardanti il tema del teatro.

La Mostra “TEATRO. Autori, attori e pubblico nell’Antica Roma” avrà luogo presso il Museo dell’Ara Pacis dal 21 maggio al 3 novembre e ospiterà 240 opere provenienti da 25 diversi prestatori e supportata da Roma Capitale, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali con l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura. In sette sezioni, vengono svelati i segreti delle scene dalle origini a oggi: i visitatori della mostra diventeranno spettatori invitati a guardare oltre la scena, a sbirciare dentro i camerini degli attori anche grazie a interventi multimediali che affiancano i pezzi originali esposti nelle diverse sezioni. Numerose infatti sono le opere di valore culturale presenti. Ad esempio, la Fondazione Sorgente Group partecipa con tre preziose opere della sua Collezione Archeologica: il Ritratto di Marcello in marmo pario, risalente al 25-20 a.C., la Maschera di Papposileno in bronzo, della prima metà I secolo a.C. e la Statuina di attore comico in terracotta dipinta, databile al III-II secolo a.C. Il Ritratto di Marcello (marmo pario – alt. 40 cm – 25-20 a.C.), è stato riconosciuto attraverso le caratteristiche fisiognomiche dall’archeologo Antonio Giuliano, come il giovane nipote dell’imperatore Augusto, a cui fu intitolato il ”teatro di Marcello”, ancora parzialmente conservato, che sorge nella zona meridionale del Campo Marzio, tra il Tevere e il Campidoglio. La Maschera di Papposileno (bronzo – alt. 38,7 cm, prima metà I a.C.), è stata identificata dall’archeologo Eugenio La Rocca con la figura di Papposileno, un essere semi-ferino, il “sileno più anziano” e il più saggio del corteggio dionisiaco, a cui fu affidato Dioniso infante, e risulta essere uno dei rarissimi esemplari in bronzo databili in età ellenistica, entro la prima metà del I secolo a.C., di fattura e formato eccezionale. Infine, la Statuina di attore comico (terracotta dipinta – alt. 12,6 cm – III-II a.C.) rappresenta un attore teatrale, con rughe espressive, naso camuso e la bocca forzatamente aperta a mezzaluna: è uno schiavo della Commedia Nuova.

Come è strutturata la mostra

Tra le 240 rarità, una coppa di produzione attica proveniente dal Museo Archeologico Nazionale di Firenze con una delle poche rappresentazioni di una falloforia, la processione in onore di Dioniso. Presenti miniature teatrali mai esposte prima e maschere protagoniste, compresi alcuni modelli che provengono dalla bottega di un artigiano di Pompei. La mostra permette di partecipare in maniera non esclusivamente passiva, in quanto è multimediale, con installazioni videomapping, libri sfogliabili e interventi recitati da attori che danno voce ad esempio a Plauto e Terenzio. All’interno dell’esposizione sono presenti varie sezioni. Le prime sono ‘Genesi’, ‘Radici italiche e magnogreche’, ‘La commedia a Roma’, ‘La tragedia a Roma’ e ‘I protagonisti e la musica’. La sesta sezione, dal titolo ‘L’architettura’, è la più emblematica in quanto racconta proprio l’eredità monumentale lasciata dal teatro antico. L’ultima sezione, invece, affronta la contemporaneità e, con il titolo ‘Attualità del classico’, è stata realizzata in collaborazione e con il contributo del dipartimento di Lettere e Culture moderne della Sapienza e dell’Istituto Nazionale del Dramma Antico. Qui, attraverso una selezione di locandine storiche di spettacoli realizzati al teatro greco di Siracusa, montaggi video di messe in scena contemporanee e altre testimonianze materiali e fotografiche, riferite in particolare all’esperienza del ‘Vantone’ di Pasolini. Segue un percorso espositivo finale che si chiude offrendo una panoramica sul del teatro classico dal primo Novecento ai giorni nostri.

Queste le parole di Miguel Gotor, assessore capitolino alla Cultura: “Questa mostra conduce alla scoperta del teatro dell’antichità come fatto sociale, culturale, antropologico e naturalmente artistico. L’idea di fondo è che immergersi nel teatro classico è molto più attuale di quanto non si potrebbe pensare”. Ha aggiunto Orietta Rossini, curatrice della mostra con Lucia Spagnolo: “Ci siamo rese conto che le maschere sono espressive e hanno più duttilità di quello che si possa pensare. Siamo partite dalla constatazione che il Mediterraneo è ancora un mare di teatri e secondo un censimento, che è sempre in divenire rispetto alle scoperte archeologiche, i teatri greco romani sono più di mille”. Anche il presidente della fondazione Valter Mainetti e la vicepresidente Paola Mainetti si sono espressi sull’iniziativa. Il primo ha dichiarato: “Per la nostra Fondazione è importante arricchire con i nostri prestiti le testimonianze sul mondo del teatro nei suoi molteplici aspetti, ricostruiti attraverso i ritratti, le maschere e gli oggetti esposti in una Mostra di alto spessore, che contribuisce a far rivivere al pubblico l’atmosfera dei grandi teatri romani”. La Mainetti ha aggiunto: “Le opere della nostra Collezione, concesse in prestito, sono tra le più ammirate e studiate dagli archeologi ed inserite in mostre di grande valenza scientifica. In questa circostanza, recuperano il loro antico contesto: la testa di Marcello viene esposta accanto ad Augusto e al plastico del Teatro a lui dedicato e la maschera di Papposileno, con la statuina di attore comico, sono accostate ad altri importanti esemplari del mondo teatrale”.

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