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“Interno pompeiano” Le foto di Luigi Spina in mostra a Castel Sant’Angelo

da | 6 Mag 2024 | Arte e Cultura, Mostre ed Eventi

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    Termopolio di Lucius Vetutius PlacidusTermopolio
Le foto di Luigi Spina sono esposte a Castel Sant’Angelo nella cosiddetta Sala della Giustizia, dove si sarebbero celebrati i processi a carico di Pomponio Leto e del Platina e poi di Beatrice Cenci e Giordano Bruno, e nelle sale di Clemente VIII Aldobrandini, come attesta lo stemma al centro del soffitto nella prima stanza. Sono una selezione di quelle realizzate durante il periodo della pandemia a Pompei dal fotografo originario di Santa Maria Capua Vetere, classe ’66, noto a livello internazionale, che ha fotografato la Collezione Farnese e i Bronzi di Riace. Armato solo di una fotocamera Hasselblad H6 D – 100 c, senza l’ausilio di luce artificiale, con la sua compagna Monica Romano, ha avuto accesso a Pompei e per giorni e giorni dall’alba al tramonto, senza la presenza di visitatori ha indagato 120 domus e ha potuto scattato oltre 1450 fotografie, mai viste prima. 
Una parte sono state raccolte in un elegante volume pubblicato da 5 Continents Editione “Interno Pompeiano” (edizione italiana e francese). Una selezione di sessanta immagini di grande formato, bellissime sono in mostra a Castel Sant’Angelo fino al 25 luglio di quest’anno.


Il progetto “Interno pompeiano”

Il progetto “Interno pompeiano” nasce durante il periodo della pandemia, quando il Parco è deserto, non c’è nemmeno l’ombra di un turista e tutto tace. Dopo i grandi interventi di messa in sicurezza, manutenzione e restauro eseguiti grazie al Grande Progetto Pompei, realizzato sotto la guida dell’allora direttore del Parco Massimo Osanna, il fotografo ha avuto il privilegio di vivere la città antica in assoluto isolamento, di percorrere le sue strade, di entrare nelle sue domus, di spiare il variare della luce col passare delle ore e accorgersi di come cambia il colore delle pareti dipinte con paesaggi di sogno e scene di vita quotidiana, dei pavimenti a mosaico, dei peristili, delle colonne, dei cipressi, degli ulivi attorno. Dall’esterno le case appaiono tutte piccole e anguste con pochissime decorazioni, ma entrando si apre un altro mondo, un mondo di sogno. Lo aveva già scritto Goethe nel suo “Viaggio in Italia”. All’interno vi erano”elegantissime pitture…Un posto mirabile, degno di sereni pensieri” .
120 domun, spazi pubblici e privati
Il fotografo ha indagato spazi pubblici e privati, l’otium e il negotium, soffermandosi su scorci e prospettive, sui particolari decorativi, sulle colonne intonacate, su architetture fantastiche, miti a profusione, sul paesaggio circostante che fa da sfondo ai primi piani. 
Ma che siano spazi architettonici, pareti decorate, pavimenti a mosaico tutti appaiono come inni al colore, all’orgoglio di presentare agli ospiti un ambiente bello, elegante. Sono architetture fantastiche, miti, particolari diversi che raccontano qualcosa di chi li abitava. Sono frammenti di vita, riflessi di un mondo lontanissimo. Ma forse anche allora le persone si confrontavano con i problemi come noi oggi, forse si facevano le stesse domande che noi ci facciamo. E allora occorre mettersi in ascolto, ricercare le loro tracce, aprire uno squarcio sulla loro vita. E’ quello che ha fatto il fotografo armato di macchina e cavalletto sulla scia di una tradizione consolidata. 
Dalla metà dell’Ottocento, infatti, le immagini cominciarono a sostituire le incisioni per illustrare libri e opuscoli della città distrutta dal Vesuvio nel 79 d.C. tanto che all’inizio del Novecento a Pompei venne aperto un laboratorio fotografico.

L’esposizione

Ed ecco le foto di Spina che ci scorrono davanti agli occhi, tanto belle e struggenti da rimanere incantati, immagini che ci portano in un altro tempo, in un’altra dimensione, in spazi pubblici e privati di rara bellezza. Sono accompagnate solo dal nome. Vi è anche il “”Termopolio di Lucius Vetutius Placidus” con il ripiano per le consumazioni degli ospiti, cibo e bevande, e sulla parete di fondo, una scena di genere per rallegrare gli avventori. C’è la “Casa delle pareti rosse” (il famoso rosso pompeiano), la “Casa dell’Efebo”, la “Casa del Frutteto” in cui ogni particolare dal soffitto allo zoccolo è un inno alla natura benigna, la deliziosa “Casa degli amorini dorati”, la “Casa di Cornelius Rufus” con quell’infilata di colonne sullo sfondo, la “Casa di Caeusius Blandus” dalla lunga prospettiva, la “Casa dei Vettii” un vero e proprio elogio della figurazione. In tutti sembra esserci l’orgoglio di offrire all’eventuale ospite un ambiente consono, elegante e accogliente.
Una particolare attenzione meritano i pavimenti prevalentemente a mosaico. Dalla Casa del Labirinto, a quella dei Dioscuri, alla Casa della Fontana Piccola, alla Casa di Giulio Polibio, di Marco Lucrezio, alla Casa dell’Orso Ferito, del Frutteto è un trionfo della geometria, del bianco e nero con alcuni tocchi di colore. Nella Casa del Larario di Achille il pavimento è formato da nove riquadri differenti a mosaico in bianco e nero con qualche tocco di rosso nelle cornici.

Info: Castel Sant’Angelo, Lungotevere Castello 50 Roma
Orari: dal martedì alla domenica , dalle ore 9.00 alle ore 19,30 (ultimo ingresso ore 18.30)
Chiuso il lunedì. Tel. 06-6819111

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