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“Si chiama Tosca, ma si dice Roma”. Cento anni senza Giacomo Puccini

da | 27 Feb 2024 | Arte e Cultura, Mostre ed Eventi

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    Daniela Pasti
Cento anni fa a novembre moriva a Bruxelles per un papilloma alla gola diagnosticato inoperabile Giacomo Puccini, un uomo in musica fin da bambino. Rimasto orfano, con sei sorelle dai nomi inimmaginabili (Odilia, Tomaide, Iginia, Nitteti, Ramelde e Macrina), essendo figlio dell’organista e maestro della Cappella Municipale era destinato per decreto a prenderne il posto. Una consuetudine che riguardava da generazioni il primogenito maschio dei Puccini. Nel frattempo (aveva cinque anni), in attesa di assumere l’incarico vero e proprio, la madre poteva godere di una pensione mensile. A diciotto anni, già stimato musicista in città, Giacomo andò a piedi da Lucca a Pisa per vedere l’Aida di Verdi. Quella sarebbe stata la sua strada. Così riuscì a ottenere, anche grazie alla madre, il trasferimento al Conservatorio di Milano. Sono anni di studi, di privazioni in una stanza che divide con un altro grande artista, Pietro Mascagni. Per fortuna riceve dalla Regina Margherita una borsa di studio di 100 lire al mese per un anno e poi altri contributi da Arrigo Boito fino al contratto don Giulio Ricordi e all’agognato successo internazionale.

La mostra organizzata da Francesca Anfosso per la sua Galleria 28 Piazza di Pietra, curata da Paolo Giorgi, vuole celebrare come si conviene il centenario della morte del musicista e il riconoscimento del canto lirico italiano come Patrimonio Unesco. Si parte da “Tosca”, la sua quinta opera, scritta nel Novecento, l’opera principe del melodramma pucciniano. Un’opera che parla di amore e di arte. Del resto Puccini era amico di pittori e musicisti e amava dipingere e fotografare. A Lucca c’è una mostra delle sue foto. E come non ricordare il Marcello di “Boheme”: …pingere mi piace o cieli o terre o inverni o primavere”
“Tosca” è un’opera dal fascino irresistibile che parla di amore, di arte e di morte ma dove tutto parla di Roma. La prima si tenne al Teatro Costanzi il 14 gennaio 1900.

”Si chiama Tosca ma si dice Roma” è il titolo scelto per evocare i luoghi simbolo in cui si svolge la storia: la chiesa di Sant’Andrea della Valle dove dipinge Cavaradossi, il michelangiolesco Palazzo Farnese dove lavora Scarpia, il torrione possente di Castel Sant’Angelo da cui si getta Floria Tosca disperata.
Tosca narra una storia di amore e morte che emoziona e incanta e che parla di Roma, del suo clima fastosamente barocco, dei suoi vizi e delle sue virtù. Una storia a cui si sono ispirati artisti della figurazione e del realismo magico, artisti di grande manualità e sapienza descrittiva, di racconto.
Sono tutti riuniti sotto lo stesso titolo, “Si chiama Tosca ma si dice Roma”, e si sono impegnati a realizzare un’opera a misura unica (50 per 50) a olio su tela, eccetto una che è olio su tavola. Sono Raniero Botti, Ennio Calabria, Sergio Ceccotti, Verena D’Alessandro, Anna Di Stasi, Mario Fani, Paolo Giorgi, Marco Martelli, Luca Morelli, Daniela Pasti e Duccio Trombadori. A cui si aggiunge Beatrice Ferraldeschi con i suoi gioielli realizzati con le tecniche di modellazione tradizionali e a cera persa.
Fine Art Gallery Palazzo Ferini – Cini Piazza di Pietra 28 Roma
Orario: lunedì – sabato 11 – 13 / 16.30 . 20.00 e su appuntamento

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