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Venezia, tomba medievale affiora dal pavimento di Piazza San Marco

da | 23 Feb 2024 | Arte e Cultura

Dal cantiere della Soprintendenza veneziana che in Piazza San Marco sta restaurando i “masegni”, le pietre di trachite rovinate dall’acqua alta, è riemersa una tomba medievale con i resti di sette persone vissute tra il VII e l’VIII secolo: un bambino di circa otto anni, una donna, e altri cinque adulti ultracinquantenni. Dalle fonti archivistiche, gli archeologi ritengono di avere a che fare con una sepoltura collettiva, parte di un cimitero legato a San Gemignano, la chiesa dei Dogi, poi demolita e ricostruita sul lato orientale di piazza San Marco e infine rasa al suolo da Napoleone per innalzare una nuova ala delle Procuratie, nonché suo palazzo reale.

Il cambiamento di Piazza San Marco

Pochi i punti fermi finora per gli esperti: si tratta per lo più di “anziani” per l’epoca, con occupazioni relativamente sedentarie. “Piazza San Marco è cambiata nel tempo – spiega il post di Facebook pubblicato dalla Soprintendenza di Venezia – e ora non è facile immaginarla con canali che la attraversavano e con chiese che la caratterizzavano”. Come si è arrivati a San Gemignano? Grazie alle fonti archivistiche che dicono che esistesse l’edificio sacro in un punto preciso della piazza, ma anche grazie al rinvenimento di una sepoltura con spallette in laterizio con all’interno dei resti.

Venezia medievale e sotterranea

Una conferma concreta, dopo i sospetti circolati per decenni che i veneziani abbiano sempre restaurato, disfatto e rifatto l’area marciana sovrapponendo strati di natura diversa. Sotto ai masegni infatti sorgeva una pavimentazione in mattoni lunghi e stretti disposti a lisca di pesce e più in basso un rivestimento ancora più antico. Gli archeologi si sono trovati di fronte a murature e vari livelli di pavimentazione risalenti a prima dell’anno 1000, indizi che portano pensare che San Gemignano sia la chiesa più antica di piazza San Marco.

La tomba riscoperta in Piazza San Marco

E poi la sepoltura comune con i resti di 7 persone. In antichità, ha spiegato la Soprintendenza, era frequente seppellire i corpi accanto o all’interno di edifici di culto e posizionare più defunti nella stessa tomba. “Era la normalità – spiega la responsabile dei lavori, Sara Bini – le tombe venivano riaperte: il defunto precedente, ormai scheletro, veniva spostato per far posto al nuovo arrivato”. L’ipotesi è che in particolare questa sepoltura ospitasse persone di rilievo. “Non si tratta di una semplice fossa – aggiunge l’archeologa – ma di una tomba in muratura con una monumentalità importante”. L’attenzione degli esperti è ora puntata soprattutto sull’intervento del Comune di Venezia, destinato a breve a eseguire ulteriori lavori per riscoprire un’area non indagata dal 1855.

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