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Teatro di Roma, Gualtieri: “Fondazione sciolta se l’accordo salta”

da | 5 Feb 2024 | Arte e Cultura

Dopo il presidio davanti al Teatro Argentina, la protesta dei lavoratori dello spettacolo è approdata in Campidoglio. La delegazione ha chiesto di incontrare il sindaco per esprimere la propria contrarietà all’intesa raggiunta sullo schema del doppio direttore per uscire dalla diatriba della nomina di Luca De Fusco, scelto da Regione e ministero della Cultura estromettendo il Comune.

Le parole di Gualtieri

I manifestanti hanno incassato la promessa di andare allo scontro totale se i patti non verranno mantenuti. “Faccio una guerra mondiale se l’accordo proposto non viene rispettato, perché quella sarebbe una cosa inaccettabile. A quel punto vengo io con voi a fare i picchetti – ha detto il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, durante l’assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori dello spettacolo. – Sciogliere il Teatro di Roma sarebbe un passo difficile ma inevitabile, me lo ha chiesto l’Assemblea capitolina. Ma non voglio neanche pensare che si venga meno alla parola data. Sarebbe una cosa clamorosa ma tendo a pensare che questo compromesso verrà realizzato”.

“Sono disposto a fare una guerra”

Il sindaco si è riferito all’accordo raggiunto con la Regione Lazio e il ministero della Cultura sul cambio di Statuto del Teatro di Roma per arrivare a una governance duale che prevede la coesistenza di un direttore generale e di un direttore artistico. “Il compromesso migliore che si potesse fare con i rapporti di forza esistenti. È avvenuto quello che è avvenuto- ha continuato Gualtieri – Quello che possiamo discutere è cosa possiamo fare dopo. Potevamo rassegnarci o fare la guerra termonucleare globale. È una scelta un po’ forte, ma sono disponibile ad andare avanti se non viene raggiunto l’accordo. L’opzione più logica però era cercare un accordo. Che non è mai ottimo, altrimenti si chiama vittoria”.

“La trattativa non è a copertura degli equilibri politici”

Di fronte alle critiche per la soluzione di compromesso, il primo cittadino ha difeso la strategia negoziale adottata da Palazzo Senatorio, meno muscolare rispetto alle altre opzioni sul tavolo ma in grado di garantire pari rappresentanza al Comune nel cda del Teatro di Roma. E a conferma di come la trattativa non sia soltanto a copertura degli equilibri politici, Gualtieri ha ribadito: “Figuriamoci se per il dg (il profilo manageriale da affiancare a De Fusco) ho già un nome del Pd in tasca quando non abbiamo ancora approvato lo Statuto”. Quanto alle rimostranze per la presenza della polizia davanti all’Argentina, il sindaco di Roma ha ribadito: “Non sono stato certo io a chiamarla, non è un potere del sindaco dare ordini alla Digos. Io cercherò, e ci sarà attenzione, di evitare atteggiamenti di eccesso”.

Quando avverrà il passaggio decisivo

Ora gli operatori dello spettacolo, stanchi delle condizioni di precarietà in cui operano da anni, chiedono di progettare insieme il futuro della cultura a Roma e ottenere un riconoscimento anche all’interno dello Statuto. Dopo l’approvazione del bilancio provvisorio, sul quale si attende ancora la relazione del collegio dei revisori dei conti, il passaggio decisivo sarà la convocazione dell’assemblea dei soci che dovranno mettere mano alla modifica dello statuto per introdurre il secondo dg, formula già adottata da altri organismi culturali complessi. Il percorso – ha lasciato intendere Gualtieri – non sarà breve dal momento che il provvedimento dovrà prima essere approvato in giunta e in assemblea capitolina.

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