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Teatro di Roma, fragile accordo. Le poltrone ora diventano due

da | 29 Gen 2024 | Arte e Cultura

Intesa per cambiare lo statuto del Teatro di Roma e introdurre una governance duale che prevederà la figura di un direttore artistico al fianco del direttore generale manager. Arrivano così i primi segnali di disgelo sulla vicenda che ha coinvolto il Ministero della Cultura, la Regione Lazio e il Comune di Roma.

Il caso

Il caso scoppiato qualche giorno fa riguardava la nomina di Luca De Fusco a direttore generale del Teatro di Roma, una scelta presa dai consiglieri in quota ministero della cultura e Regione Lazio ma non condivisa dal Comune. Appresa la notizia, infatti, il Campidoglio, proprietario dei teatri l’Argentina, India, Torlonia e Valle aveva addirittura minacciato l’uscita dalla Fondazione stessa. Dopo giorni di minacciati ricorsi e di polemiche sulla dubbia votazione, per il Teatro di Roma sembra essere giunti a un accordo. Anziché un solo direttore generale, i direttori saranno due: il primo farà il manager e si occuperà di fondi e organizzazione (non sarà Cutaia che, quindi, per il momento resta commissario del Maggio Fiorentino), al secondo, invece, mansioni di direzione artistica, con il compito di programmare la stagione.

Le parole del sindaco Gualtieri

La soluzione passa dall’equilibrio tra le due cariche, insomma. Di certo, però, il profilo di De Fusco non convince il Campidoglio e attraverso le parole di Gualtieri, fa sapere come la pensa: “Chiaro, se si cambia lo statuto e si nomina un direttore generale, De Fusco non sarà un vero e proprio direttore generale. In ogni caso ci tengo a far sapere che questa non è una spartizione tra partiti. Roma Capitale ottiene un riconoscimento fondamentale. Saremo ispirati dalla ricerca della professionalità migliore possibile, nell’interesse del Teatro di Roma. Si è evitato uno scontro giudiziario e politico che avrebbe avuto conseguenze difficili”.

Dualismo funzionale

Dopo giorni di reciproche accuse sui media, si trova una tregua seppur fragile. Nessuna anomalia: sono ormai molti gli stabili che vedono figure diverse per la parte amministrativa e quella artistica, succede a Torino come a Napoli. Un dualismo funzionale alle esigenze del teatro o come in questo caso… della politica.

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