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“Goya e Caravaggio: verità e ribellione” in mostra ai Musei Capitolini

da | 17 Gen 2024 | Arte e Cultura, Mostre ed Eventi

In mostra le opere di due maestri divisi da due secoli di storia, ma non così diversi come si potrebbe pensare a prima vista.

Dopo ventitré anni dalla sua unica apparizione a Roma, torna nei Musei Capitolini il “Parasole” di Francisco Goya, il noto capolavoro giovanile del maestro spagnolo, esposto nella Sala Santa Petronilla della Pinacoteca Capitolina a fianco di un altro capolavoro, la “Buona Ventura” di Caravaggio. Le due tele giovanili fanno parte del progetto “Goya e Caravaggio: verità e ribellione”. a cura di Federica Papi e Chiara Smeraldi. L’arrivo della tela dalla Spagna è frutto della politica cultura di scambio fra i due paesi avviata da tempo dalla Sovrintendenza Capitolina e il Museo Nazionale del Prado che ha concesso il dipinto di Goya come controprestito de l’”Anima Beata” di Guido Reni in occasione della mostra dedicata al pittore al Museo Nazionale del Prado durante l’anno appena trascorso.

Sono due opere magistrali che mettono in risalto le numerose analogie e la grandezza dei due artisti invitando il visitatore a interpellarsi sul loro dirompente linguaggio figurativo e su verità e ribellione della società del loro tempo.
Di Francisco Josè de Goya y Lucientes, dal 1789 “pintor de Camara de la corte del rey Carlos IV”, viene presentato “El Quitasol”, in italiano “Il Parasole”, uno dei cartoni preparatori che il maestro realizzò per il ciclo di arazzi destinati a decorare la sala da pranzo del Palazzo del Pardo a Madrid, residenza di caccia del principe delle Asturie, il futuro re Carlo IV e sua moglie Maria Luisa di Parma. Il bozzetto venne consegnato da Goya alla Real Fabrica di Santa Barbara il 12 agosto 1777, data che compare nella ricevuta di consegna in cui viene descritta l’opera.” Rappresenta una ragazza seduta su una riva, con un cagnolino e con un ragazzo al suo fianco. Che le fa ombra con un parasole”.

La Reale Fabrica di Arazzi venne fondata nel 1720 da re Felipe V per rendere più accoglienti gli austeri palazzi della corona spagnola: il Palacio Real, il Palacio della Granja de San Ildefonso, il Palacio de Aranjuez, il Palacio de Riofrio, i Reales Alcazaes, il Palacio del Pedralbes e lo stesso Palacio del Pardo. A disegnare cartoni e bozzetti vennero chiamati grandi artisti, come Goya. La storica istituzione continua tuttora l’attività di produzione artigianale di arazzi, tappeti e gonfaloni, curando la formazione di nuovi artigiani e la conservazione dei tradizionali strumenti di lavoro, filatoi, telai… Un patrimonio storico per il quale hanno disegnato artisti importanti, non solo Goya, ma anche Tenier, Juan Gris, Perez Villalta…

Le due opere in mostra
In mostra le opere di due maestri divisi da due secoli di storia, ma non così diversi come si potrebbe pensare a prima vista. Tante le analogie al di là delle distanze temporali e stilistiche, nonostante la diversità del soggetto. Sono due opere che appartengono entrambe alla fase giovanile della loro attività, hanno come protagonisti una donna e un uomo e tutte e due descrivono una scena di vita quotidiana della società del loro tempo. Ma rivelando una certa insofferenza, alcuni sintomi di ribellione verso condizionamenti iconografici, stilistici e sociali imposti dalle consuetudini e dalle regole accademiche dell’epoca.

Il “Parasole” di Francisco Goya
Dunque un confronto ardito fra due opere lontane nel tempo e alla vista molto diverse fra loro. Da un lato una scena di genere cortese ma vera, liberamente espressa, dall’altro un’istantanea di vita vissuta rappresentata in tutta la sua concretezza. Ecco una ragazza, una maja, che indossa un elegante abito, col suo cagnolino sulle ginocchia e un avvenente ragazzo ben vestito che la protegge dal sole. Il tutto in un’ atmosfera trasparente, serena. Il cielo è terso, sgargianti i colori dell’abito, intrigante lo sguardo della ragazza e l’alternarsi di luci e ombre sul volto di lei sotto l’ombrellino. Un vero e proprio gioco di seduzione, ma garbato e gentile, comunque espressione di un nuovo linguaggio

L’immagine della “Buona ventura “ dipinta da Caravaggio
Del tutto diversa l’immagine della “Buona ventura “ dipinta da Caravaggio fra il 1593-94 che Goya potrebbe avere visto quando era conservata in Campidoglio e lui era a Roma e frequentava la Scuola del Nudo proprio in Campidoglio. Il soggetto è tratto dalla vita di strada. Una zingara che nel leggere la mano a un giovane gli sfila l’anello. Riferito dai biografi alla committenza di monsignor Petrignani presso il quale Caravaggio aveva trovato “la commodità di una stanza” il dipinto che costituisce la prima affermazione di quel linguaggio rivoluzionario che Caravaggio andava professando a Roma in quegli anni, venne acquistato dal cardinale Francesco Maria del Monte.
E’ il confronto fra due giganti, Caravaggio primo pittore moderno e Goya considerato primo dei “romantici”.

Musei Capitolini – Pinacoteca Sala Santa Petronilla
Piazza del Campidoglio 1
Orario: tutti i giorni dalle 9.00 alle ore 19.00, fino al 25 febbraio
Informazioni: tel. 060608 (tutti i giorni 9.00 – 19.00)

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