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Sgarbi indagato per autoriciclaggio di beni culturali? Il punto

da | 10 Gen 2024 | Arte e Cultura, Conservazione e Tutela, Persone e Carriere

Il sottosegretario alla Cultura sarebbe indagato per autoriciclaggio di beni culturali. Sgarbi: “Diffamazione. Furto che non ho commesso”

Il sottosegretario alla Cultura, Vittorio Sgarbi, sarebbe indagato per autoriciclaggio dei beni culturali. L’indiscrezione è della testata ‘Il Fatto Quotidiano’, dopo un’inchiesta effettuata in collaborazione con la trasmissione Report. La notizia è rimbalzata immediatamente su tutte le testate giornalistiche e anche l’opposizione politica è intervenuta. Giuseppe Conte (Movimento 5 Stelle) ha pubblicato sulla sua pagina social Facebook un video al riguardo. Sgarbi ribadisce la sua estraneità sia in note stampa sia in alcune trasmissioni: “È diffamazione. Furto che non ho commesso”.

La cornice della vicenda

Tutto ha inizio con una puntata di Report andata in onda il 17 dicembre 2023 a nome di Manuele Bonaccorsi, in collaborazione con Thomas Mackinson. Nella puntata si parla di un’esposizione, curata dal noto critico allora deputato, organizzata a Lucca l’8 dicembre 2021: I pittori della luce, dedicata a Caravaggio e ai suoi seguaci. Durante questa mostra, Sgarbi ha anche presentato un’opera di sua proprietà.

La questione della tela trafugata

L’opera in questione sarebbe La cattura di San Pietro, del pittore Rutilio Manetti. Nella puntata di Report si spiega che nel testo curatoriale relativo all’esposizione l’opera proverrebbe da Villa Maidalchina, residenza nobiliare vicino a Viterbo di proprietà del critico d’arte. Il giornalista di Report spiega però che un’opera simile comparirebbe nella banca dati del nucleo di tutela dei Beni culturali, poiché opera trafugata dal castello di Buriasco (Torino), di proprietà della signora Margherita Buzio, intervistata durante il servizio. La signora ai giornalisti racconta di aver fatto denuncia nel febbraio 2013 ai Carabinieri della caserma di Vigone (Torino): la tela in questione (quella che sarebbe simile al quadro esposto a Lucca) sarebbe stata ritagliata con un taglierino, arrotolata e sostituita con una foto. Durante il servizio compare anche un frammento della tela originale che sarebbe rimasto incastrato nella cornice.

La candela

Nel servizio andato in onda, viene descritto il presunto iter della tela poi in esposizione, che sarebbe stata consegnata da alcuni collaboratori di Sgarbi a un restauratore di Brescia, Gianfranco Mingardi, il cui nome è stato reso noto nei servizi di Report. Secondo il restauratore, l’opera gli sarebbe stata consegnata nell’estate del 2013 all’uscita dell’autostrada al casello di Rovato. Vista e fotografata, la tela che poi sarebbe stata esposta a Lucca e la tela trafugata anni precedenti dal castello coinciderebbero tranne che per una differenza: nel quadro esposto a Lucca in alto sulla sinistra compare una candela che invece non è presente nell’opera trafugata al castello. In sostanza, per i giornalisti e gli esperti da loro interpellati si tratterebbe della stessa opera del 2013, mentre Sgarbi ribadisce più volte che si parla di due opere differenti e che la tela di Lucca si trovava nella villa di sua proprietà, scoperta durante alcuni lavori. L’ex proprietario in ogni caso non ne era a conoscenza. Secondo il testo curatoriale citato da Report, la presenza dell’opera nella villa Maidalchina sarebbe certificata da un atto notarile del 1649. Anche questo punto è oggetto di discordia. Da una parte Sgarbi rivendica la presenza della citazione dell’opera nell’atto, dall’altra i giornalisti di Report sostengono che mancherebbe la citazione specifica.

La scansione del dipinto

Report dedica alla questione anche la puntata del 7 gennaio 2024, con un servizio sempre a nome di Manuele Bonaccorsi. Nel servizio si parla di una scansione ad alta risoluzione del dipinto del critico d’arte effettuata da un’azienda di Correggio, a Reggio Emilia. Secondo gli esperti incontrati da Report, la fiaccola in questione sarebbe stata aggiunta in un secondo momento, poiché l’area sarebbe priva delle crepe che di solito caratterizzano la tela di un dipinto di vecchia data. Nel servizio si parla anche di un percorso tra restauratori che la tela avrebbe compiuto, su cui però non ci si sofferma. Nella puntata si fa riferimento anche a un’imperfezione che sarebbe presente sulla copia della tela. Al momento non ci si sofferma neppure su questo punto.

L’indiscrezione del Fatto Quotidiano

Per tornare al 9 gennaio, l’articolo del Fatto Quotidiano annuncia l’indagine (articolo 518-septies del codice penale) che sarebbe a carico di Sgarbi e che, secondo quanto scrivono i giornalisti del Fatto Quotidiano, sarebbe stata confermata dal Procuratore di Macerata, Giovanni Fabrizio Narbone. La Procura di Macerata risulta infatti competente. I titolari del laboratorio di Correggio sarebbero già state ascoltate come persone informate sui fatti.

Vittorio Sgarbi: “Diffamazione. Furto che non ho commesso”

Vittorio Sgarbi si esprime sulla vicenda attraverso note stampa, video sulla pagina social Facebook e partecipazione a trasmissioni televisive in onda su Mediaset. In una nota resa pubblica dall’ufficio stampa, Sgarbi commenta: “Non ho ricevuto alcun avviso d’indagine. Dev’essere un magistrato a stabilire su cosa indagare, non un giornalista. Ancora una volta Il Fatto mente, utilizzando informazioni riservate e del tutto ignote a me e al mio avvocato. Io non ho ricevuto alcun avviso d’indagine. Né saprei come essere indagato di un furto che non ho commesso. E per un reato compiuto 11 anni fa, in circostanze non chiarite dagli inquirenti di allora. Da questa notizia risulta una palese violazione del segreto istruttorio, l’unico reato di cui ci sia evidenza”.

Ancora Commenta: “Da quello che si legge, l’opera è stata malamente tagliata. E quella in mio possesso è in buone condizioni e con una stesura pittorica ben conservata e uniforme. Qualunque valutazione va fatta sull’opera di cui quella rubata è manifestamente una copia, come tutte quelle conservate in quel castello di cui nessuno si è preoccupato. Né credo sia un reato fare eseguire la fotografia di un’opera di cui tutti gli esperti hanno visto l’originale esposto a Lucca. Che la Procura d’Imperia abbia trasmesso gli atti a Macerata come sede competente è una notizia che potrebbe avere un senso, se, come la legge prevede, io ne fossi a conoscenza. Ma così non è. Dovrebbe infatti essere un magistrato, non un giornalista, a stabilire su cosa indagare e sulle complicità di restauratori e fotografi, accusatori improvvisati”. Di nuovo in un post pubblico a nome di Sgarbi si legge: “Nessuna incongruenza. Nessuna risposta. Le inchieste le fa la magistratura solo alla quale, davanti all’evidenza dei fatti, sono pronto a rispondere. In un video, tra le altre cose, Sgarbi commenta: “Parlano di cose che non conoscono e che non hanno mai visto. È intollerabile. È diffamazione. È una persecuzione sulla base di nulla”.

Il commento di Sangiuliano

Il ministro alla Cultura, Gennaro Sangiuliano, durante un’intervista il 9 gennaio al programma Zapping, su Radio 1, ha commentato: “Non faccio il magistrato. Se la magistratura arriverà a una conclusione ne prenderemo atto, è giusto che ci siano degli atti conseguenti a quelli della magistratura però  i processi si fanno nei tribunali, con i soggetti istituzionamlmente deputati”.

Le reazioni della politica: il video di Conte

Le reazioni della politica sono immediate: Il Movimento 5 Stelle, Il Pd e Verdi-Sinistra si stanno già muovendo per chiedere la revoca del sottosegretario dall’incarico. Sulla pagina Facebook del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte ha pubblicato un video sulla vicenda: “Ovviamente Sgarbi potrà difendersi, esporre le sue ragioni ma qui la vicenda non è giudiziaria. È politica. È compatibile con l’immagine dell’Italia, del governo italiano, che un sottosegretario alla cultura sia indagato per una vicenda di un quadro rubato?”. E dopo altre dichiarazioni su altri politici, Conte chiede al Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, di intervenire.

L’intervento di Irene Manzi

Alla Commissione Cultura alla camera, Irene Manzi (Pd, Italia Democratica e Progressista) dichiara: “Le indagini dovranno seguire il loro corso ma sono accuse molto gravi nei confronti di un rappresentante delle istituzioni. Riteniamo che non ci sia più la possibilità di rinviare quella che è una decisione necessaria e indispensabile per la dignità stessa delle istituzioni, ovvero quella di revocare l’incarico al sottosegretario che avrà modo di potersi difendere nel migliore dei modi possibili, senza gravare l’istituzione di cui fa parte di accuse così gravi”. Dopo aver annunciato di aver presentato un’interrogazione sulla questione, la Manzi prosegue: “È una situazione grave che richiede decisioni serie e immediate sia dal Presidente del Consiglio sia del Ministro della Cultura”, ribadendo la “necessità che al sottosegretario vengano tolte le deleghe”. Al momento Sgarbi pare non abbia intenzione di dimettersi, ribadendo la sua estraneità al fatto.

Nota

Il condizionale è d’obbligo, almeno per il momento. Il tentativo è di fornire un quadro di ciò che sta accadendo e che è noto alla cronaca, lontani dal voler esprimere giudizi e dal volersi sostituire alla magistratura e consapevoli del principio di presunzione d’innocenza. Siamo ovviamente aperti a riaprire la questione con maggiori evidenze e a lasciare spazio di parola, purché nel rispetto della giustizia e delle persone.

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