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Antonio Canova nei Musei Vaticani. Uomo delle istituzioni e artista di sublime merito

da | 30 Ott 2023 | Arte e Cultura, Mostre ed Eventi

Aperta al pubblico per la prima volta la “Sala delle dame”, con vista sulla cupola e sui giardini, realizzata grazie a Papa Paolo V Borghese

Il progetto espositivo “Antonio Canova nei Musei Vaticani” che si articola in diversi spazi, arricchiti da pannelli esplicativi, celebra non solo l’opera del grande scultore italiano, ma anche la sua figura istituzionale, il suo ruolo di rilievo all’interno delle collezioni pontificie. Fu infatti sovrintendente e direttore dei Musei e soprattutto svolse un’azione di grande efficacia nel riportare a casa le opere d’arte sottratte durante le campagne napoleoniche. Un’azione diplomatica insostituibile. “Negli anni cruciali dell’occupazione napoleonica e della restaurazione – dice Barbara Jatta direttore dei Musei Vaticani – Antonio Canova fu fondamentale per la politica culturale papale. che ne valorizzò le doti organizzative, lo spirito di servizio, l’interesse verso la tutela e la salvaguardia del patrimonio artistico che fu affidato al suo vigile controllo. I Musei Vaticani devono tanto a questo personaggio straordinario ed è per questo che abbiamo inteso celebrarlo”.
La mostra “Antonio Canova nei Musei Vaticani” (che giunge a chiusura delle celebrazioni canoviane del 2022-2023 nel bicentenario della morte, era nato nel 1757), curata da Alessandra Rodolfo, curatrice del Reparto per l’arte dei Secoli XVII – XVIII e dalla stessa Jatta, si snoda in diversi sezioni dei Musei del Papa, offrendo l’opportunità di vedere o rivedere molte opere del “Nuovo Fidia” che mettono in luce la sua sapienza tecnica e l’influenza che ebbe nel suo tempo, la sua personalità, la sua grandezza assoluta.
“ L’ammirazione per Antonio Canova – dice la Jatta – non riguarda solo lo scultore neoclassico creatore di opere strepitose, ma anche il fine diplomatico, l’ambasciatore, l’inviato a Parigi del cardinale Consalvi, che riuscì a far rientrare in Italia gran parte delle opere trasferite in Francia da Napoleone, collocate per vent’anni nel Museo del Louvre, dopo il trattato di Tolentino del 1799. E’ il momento in cui Canova viene consacrato come un eroe, ricorda Jatta. “Eroe del recupero delle opere di Raffaello, Perugino, Caravaggio e della restaurazione pontificia, ma anche del recupero dell’antico e della tradizione, dei valori della nostra cultura e della cultura dei pontefici…”

La visita
La mostra offre l’occasione di aprire al pubblico per la prima volta la “Sala delle dame”, con vista sulla cupola e sui giardini, realizzata grazie a Papa Paolo V Borghese fra il 1608 e il 1609 che commissionò a Guido Reni gli splendidi affreschi della volta che rappresentano la “Pentecoste”, la “Trasfigurazione” e l’”Ascesa al cielo”. Il nome della sala ricorda che qui attendevano le dame che dovevano essere ricevute dal Papa. Nella sala è stato collocato un gruppo di opere canoviane di soggetto religioso provenienti dall’eredità del cardinale Placido Zurla insieme a opere di Giuseppe De Fabris e Cincinnato Baruzzi, artisti a lui prossimi.
Altra sosta il Gabinetto di Perseo che si trova all’interno del Cortile Ottagono. La scultura realizzata su iniziativa personale del maestro fra il 1800 e 1801 rappresenta l’eroe della mitologia greca che guarda trionfante il volto di Medusa e per questo diventa una statua di pietra. Accanto Creugante e Damasseno, le due statue dei pugilatori ispirate a un episodio narrato da Pausania, messe una di fronte all’altra come voleva lo scultore.
La Galleria Chiaramonti creata all’inizio dell’Ottocento proprio per accogliere le opere riportate in patria, più di ogni altra testimonia la supervisione di Canova e di Antonio D’Este lo scultore suo fidato collaboratore. Alle opere rientrate dalla Francia si aggiunsero altre trasferite dai Palazzo Vaticani e dai giardini del Quirinale per un totale di 1100 esposte secondo il gusto antiquario settecentesco.
Lo stesso gusto che aleggia nel Braccio Nuovo, l’edificio ideato dall’architetto Raffaele Stern per ospitare le sculture antiche allora presenti nelle collezioni vaticane. Uno spazio in cui antico e moderno sembrano dialogare in perfetta armonia con quella luce che spiove dai lucernari.
Un discorso a parte merita la sala XVII della Pinacoteca Vaticana in genere utilizzata per iniziative espositive di Museums at Work. Qui si è cercato di ricreare l’atmosfera dello studio romano dello scultore tra via delle Colonnette e via San Giacomo, oggi via Canova, dove si trasferì nel 1783. Uno spazio suggestivo, che sollecita la fantasia fra busti, studi, piante e dipinti di Roberti, Calvi, Hamilton, Nolli. C’è anche un tondo di Luigi Ontani che rappresenta Canova “Marmoarmonia” in ceramica policroma e oro zecchino realizzato a Faenza. L’edificio che aveva vicino una fornace, si articolava in vari ambienti ricolmi di modelli, bozzetti, statue, un grande finestrone per illuminare le sculture e due ampi portoni gemelli per consentire l’entrata e l’uscita dei pezzi. Sarà il punto d’incontro di letterati, artisti, giovani scultori, viaggiatori del Grand Tour di passaggio a Roma in quegli anni. E a tutti era consentito entrare e ammirare le opere. Ma lo scultore aveva anche uno spazio riservato per un pubblico scelto. E’ qui che amava, come ricordava l’amico Francesco Hayez, ricevere, magari continuando a scalpellare. Morto Canova lo studio fu venduto a uno scultore vicino al maestro per poi passare ad altri. Sul prospetto principale e quello laterale dell’edificio (esposto il modello architettonico), sono tuttora presenti frammenti di sculture ed elementi architettonici di età romana, memoria del gusto di Canova e del suo impegno nella tutela del patrimonio.

Musei Vaticani – Viale Vaticano 6

Orario: dal lunedì al sabato dalle ore 9 alle ore 18. Ultima domenica del mese ingresso gratuito. Fino al 31 gennaio 2024. Informazioni: www.museivaticani.va

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