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Domus Tiberiana la residenza imperiale riapre al pubblico dopo 50 anni

da | 26 Set 2023 | Arte e Cultura, Conservazione e Tutela

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    Domus Tiberiana sul Palatino: sostruzioni nord, vista da nord est. ph Ufficio fotografico del Parco archeologico del Colosseo
Il palazzo del potere per eccellenza, uno dei monumenti cardine dell’area archeologica centrale di Roma

 

“A cinquant’anni di distanza dalla sua chiusura per gravi dissesti statici ambientali e idrogeologici, la Domus Tiberiana, la residenza imperiale che si estende per circa 4 ettari tra il settore nord-ovest e quello centro-orientale del colle Palatino, con le sue grandiose arcate su più livelli apprezzabili dalla valle del Foro Romano, riapre finalmente al pubblico dopo lunghi lavori di restauro e riqualificazione funzionale. Si tratta del palazzo del potere per eccellenza , uno dei monumenti cardine dell’area archeologica centrale di Roma, all’interno del quale pulsava la vita politica dell’impero e che metteva i cittadini in contatto con l’immagine pubblica della dinastia imperiale”.
Con queste parole, sintesi perfetta di un lavoro lungo e complesso, Alfonsina Russo, Direttore del Parco Archeologico del Colosseo , ha presentato l’ultima fatica frutto di un lavoro che ha visto impegnati accanto a lei studiosi e accademici, fra i quali l’architetto Maria Grazia Filetici che da anni segue il recupero di uno dei monumenti più significativi di Roma. Che risalirebbe addirittura a Nerone, come attestato dalle indagini archeologiche. Con questo intervento viene ripristinata la circolarità dei percorsi tra il Foro Romano e il Palatino attraverso la rampa di Domiziano a ovest, che collega la piazza pubblica con la residenza imperiale e il clivo palatino a est che porta al palazzo attraversando i giardini degli “Horti Farnesiani. Alla fine i visitatori si troveranno all’interno della Domus Tiberiana e potranno percorrere la via Tecta, identificata un tempo come Clivo della Vittoria e da lì guardare gli interni e salire la scala che porta alla terrazza superiore da cui si gode un panorama amplissimo, fino ai colli.

Una visione di incomparabile bellezza in cui a dominare sono le architetture possenti che sono state in grado di sfidare il tempo, contrafforti affascinanti in prospettiva e ancor di più da vicino. L’ appuntamento è baciato dal sole, da un cielo terzo e luminoso, settembrino, tipicamente romano, in armonia con l’avvenimento. Una festa vera e propria per i visitatori che sono entrati nel palazzo percorrendo la via coperta, la stessa percorsa dall’imperatore e dalla sua corte per raggiungere la reggia.

All’interno della Domus Tiberiana è stato allestito uno spazio espositivo permanente in linea con quanto previsto da Pietro Rosa che dopo la stagione dei grandi scavi, alla fine dell’800, aveva pensato a un vero e proprio museo diffuso all’interno dei palazzo imperiali. Ciò permetterà di comprendere come si viveva nel palazzo e di cogliere la complessità delle operazioni di scavo e di restauro con particolare attenzione ai problemi di accessibilità e di fruibilità. Nei sette ambienti che guardano verso il Foro Romano, si potranno seguire la varie fasi costruttive dell’edificio, le scoperte relative alla vita di corte anche attraverso manufatti, resti, frammenti di vasellame, un salvadanaio, oltre 300 monete, oggetti legati al mondo infantile e ricostruire brani di vita, di religiosità che si manifesta in culti orientali ed egizi. Fra i pezzi in mostra gli eccezionali resti di statue in terracotta rinvenuti negli scavi del versante nord, statue di dimensione pari o superiori al vero, copie di originali greci o rielaborazioni romane prodotte da un’unica officina. E poi elementi architettonici, lucerne a soggetto isiaco, strumenti musicali, le statue di Cautes e Cautopate, i due assistenti che accompagnano Mitra, la statua in alabastro fiorito che riproduce (quasi in dimensioni reali) una tigre. Per rendere le striature del manto l’artista ha utilizzato intarsi in marmo bigio. Nel corso degli scavi, all’interno del criptoportico centrale della Domus Tiberiana sono stati rinvenuti frammenti di sculture in marmo appartenenti a tre ali spiegate (fine I sec. a. C. – Inizi I sec. d. C.) di due diverse statue della dea Vittoria. L’ala destra è esposta senza integrazioni, la sinistra è ricostruita in legno di cirmolo. Ora volteggiano entrambe davanti a un finestrone che affaccia sulla meraviglia dei Fori.
Databile all’indomani dell’incendio del 64 d. C. negli stessi anni in cui veniva edificata la Domus Aurea, la Domus Tiberiana è il primo vero e proprio palazzo imperiale che comprendeva oltre la parte residenziale, zone a giardino, luoghi di culto, ambienti per le guardie dell’imperatore e un vero e proprio quartiere di servizi in un versante del Palatino prediletto dalle grandi famiglie romane.
Nel tempo si sono susseguiti numerosi ampliamenti e ristrutturazioni della Domus, i più significativi sotto Domiziano e Adriano. Verrà utilizzata fino all’ VIII secolo tanto che il papa Giovanni VII la preferì al Laterano, ma dopo il palazzo fu abbandonato e si dovrà attendere la fine del XV secolo per gli scavi sulla via Sacra e la via Nova, alle pendici settentrionali del Palatino. Bisogna arrivare alla metà del Cinquecento quando la potente famiglia di Alessandro Farnese sulle sue terrazze scenografiche impianta uno splendido giardino di delizie, gli “Horti Palatini Farnesorum”, decorati di sculture come in antico. Ed ecco “Pan” il dio dei pascoli e delle selve, per i romani “Silvanus”, in mostra in una delle sale. Il fondo Farnese passerà in eredità ai Borboni (con ricadute significative per il Museo di Napoli) e nel 1861 viene venduto a Napoleone III che incarica l’architetto Pietro Rosa di eseguire scavi sistematici. In una decina d’anni vengono scoperti gli ambienti della Domus Flavia, il clivo Palatino, il Criptoportico “Neroniano”, la Casa di Livia e infine il clivo della Vittoria che dal 1865 fu sgombrato dell’interro che lo ricopriva. Un periodo di grandi ritrovamenti quello di Pietro Rosa cui si deve l’istituzione del primo Museo Palatino in cui venne esposto parte del materiale riemerso dagli scavi.
Con l’unità d’Italia, la vendita degli Horti Farnesiani da parte di Napoleone III al governo italiano, demolito il muro di cinta farnesiano e la Chiesa di Santa Maria Liberatrice, comincia una nuova fase di indagini e restauri. Una storia che continua con Giacomo Boni, Rodolfo Lanciani, Pietro Romanelli, Gianfilippo Carettoni, Clemens Krause…fino alla chiusura nel 70 per gravi problemi di dissesto e rischio di crollo. E alla riapertura di oggi.

Roma Foro Romano e Palatino Per info e biglietti: www.colosseo.it

Orario visite:
Dal 21 settembre al 30 settembre 9.00 – 19.00
Dal 1 al 28 ottobre 9.00 – 18.30
Dal 29 ottobre al 31 dicembre 9.00 – 16.30
Chiuso 21 dicembre e 1°gennaio
Ultimo ingresso un’ora prima della chiusura

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