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Venezia: collezione archeologica torna allo Stato grazie all’azione congiunta Comando TPC e Soprintendenza di Venezia

da | 11 Set 2023 | Arte e Cultura

Un’intera collezione archeologica è stata restituita allo Stato grazie all’azione congiunta dei Carabinieri per la tutela del patrimonio culturale e della Soprintendenza di Venezia e Laguna. L’evento si è svolto presso il Salone Del Piovego di Palazzo Ducale, con la presentazione di Fabrizio Magani, Soprintendente A.B.A.P. per il Comune di Venezia e Laguna, e del Magg. Emanuele Meleleo, Comandante del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Venezia e del consigliere delegato alla “Città di Venezia, cultura: progetto futuro” Stefano Zecchi.

La presentazione dei 226 oggetti è stata seguita dalla presenza del Comandante Provinciale dei Carabinieri, Gen. B. Nicola Conforti, da funzionari del MiC, rappresentanti di istituti universitari di ricerca e istituzioni locali. Questa collezione, già dichiarata di notevole interesse storico, artistico e archeologico, contiene vari reperti ceramici e manufatti bronzei provenienti da necropoli dell’antica Etruria, risalenti dal IX al V secolo a.C., materiali italici dal VI al III secolo a.C., e materiali vitrei di età imperiale romana. Una volta ritrovati, in seguito a un’attività ispettiva della Soprintendenza A.B.A.P. per il Comune di Venezia e Laguna in collaborazione con i Carabinieri Tpc, tutti i beni sono stati verificati e successivamente sequestrati nel novembre 2022. La legge vigente prevede che i beni archeologici provenienti dal territorio italiano siano di proprietà dello Stato, a meno che il privato possa dimostrare che gli sono stati assegnati dallo Stato come premio per il ritrovamento fortuito, per indennizzo per l’occupazione di immobili, o che erano in suo possesso o di altri prima dell’entrata in vigore della Legge n. 364 del 20 giugno 1909.

“La bellezza dell’arte e la bellezza delle opere sono qualcosa che appartiene a tutti noi perché costruiscono identità, storia e tradizione. Queste sono opere d’arte che appartengono alla nostra storia antica e la speranza è che sempre più spesso patrimoni trafugati vengano recuperati e riconsegnati alla collettività. Il nostro compito è quello di cercare di avvicinare sempre di più il pubblico al valore educativo dell’arte. L’educazione estetica attraverso il vasto patrimonio di opere è ciò che negli anni ha consentito l’istruzione di un popolo. L’educazione estetica è imprescindibile dalla formazione delle persone. E sono convinto che chi ha capacità di rispettare la bellezza, di comprendere la qualità estetica di un’opera, di non violarla e di non distruggerla ha un buon fondamento di educazione morale che è fondamentale anche per la convivenza civile. Pertanto io sono grato a chi riesce a difendere questa educazione” ha commentato Zecchi.

Gli accertamenti hanno rivelato che la collezione è stata formata a partire dagli anni ’70 del secolo scorso, con un primo nucleo di 39 reperti, per poi arrivare a un totale di 226 elementi, la maggior parte dei quali privi di qualsiasi documentazione sulla provenienza. La completa collaborazione dell’ultimo detentore durante le indagini, una volta comprese le lacune e le criticità relative alla provenienza e alla proprietà dei beni, è stata decisiva. Alla fine delle attività investigative, la Procura di Venezia ha decretato il dissequestro della collezione e la sua restituzione alla Soprintendenza A.B.A.P. per il Comune di Venezia e Laguna. L’indagine ha coinvolto anche gli archeologi della Soprintendenza A.B.A.P., che hanno lavorato insieme ai Carabinieri Tpc nella ricostruzione della storia della collezione.

Il recupero di questi reperti archeologici, parte del patrimonio culturale dello Stato, è una delle priorità investigative del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Venezia. Questo avviene attraverso verifiche continue presso gli esercizi commerciali del settore e grazie alla segnalazione di studiosi e appassionati, con la collaborazione degli uffici centrali e periferici del MiC. La restituzione di questi beni al patrimonio pubblico permette di riportare alla collettività oggetti che raccontano la storia dei territori e delle comunità.

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