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Il futuro dei musei pubblici è 4.0

da | 4 Ago 2023 | Arte e Cultura

Se i musei pubblici introducessero strumenti e logiche 4.0, digitalizzando l’esperienza di visita e ampliando l’offerta di servizi disponibili, potrebbero aumentare i ricavi fino al 66%. È quanto emerge dallo studio “Musei pubblici, un patrimonio strategico per il sistema Italia”, presentato a a Roma in occasione della prima edizione del “Forum Cultura Italia”, organizzato da The European House – Ambrosetti in collaborazione con Aditus.

Ad oggi meno di un terzo dei musei in Italia (31,2%) offre ai visitatori video e touch screen per la descrizione e l’approfondimento delle opere, solo il 27,5% è dotato di QR Code e di sistemi di prossimità nelle strutture (WiFi), meno di un museo su cinque mette a disposizione applicazioni per tablet e smartphone, poco più di 1 museo su 5 (22,4%) è dotato di supporti multimediali: allestimenti interattivi, ricostruzioni virtuali, realtà aumentata. Poco più di 1 museo su 5 organizza convegni, conferenze e seminari online o tour virtuali online. Il 37% degli istituti culturali in Italia non è ancora presente sul web, mentre la biglietteria online è presente solo in 1 ente su 5. Metà delle istituzioni culturali non ha nessuna risorsa dedicata al digitale.

Lo studio di The European House – Ambrosetti individua alcune linee d’azione per rafforzare la competitività del sistema museale italiano: prevedere servizi aggiuntivi come bookshop, caffetterie, servizi di visita interattivi, aule didattiche, iniziative educative per bambini; e ridare centralità al visitatore per conoscere il suo giudizio. La ricerca evidenzia l’importanza di semplificare i rapporti fra i soggetti privati e le amministrazioni locali per la gestione degli enti museali e culturali, riducendo il numero di interlocutori e prevedendo gare che permettano di superare la parcellizzazione su base regionale, oltre a introdurre nuove forme di contratti per la gestione dei servizi accessori dei musei pubblici statali che consentano una migliore capacità di programmazione e una maggiore flessibilità agli operatori privati.

“I musei rappresentano un asset diffuso del Paese su cui costruire un volano di creazione di occupazione qualificata, con ricadute economiche a beneficio dell’Italia. I luoghi culturali stanno evolvendo nella loro funzione, integrando sempre più la dimensione territoriale e sociale per le comunità locali” commenta Lorenzo Tavazzi, Partner e Responsabile dell’Area Scenari e Intelligence di The European House – Ambrosetti. Secondo gli analisti il sistema dei musei pubblici può essere un volano per lo sviluppo del Paese, grazie a un effetto moltiplicatore economico e occupazionale che consentirebbe di attivare 237 euro distribuiti in tutti i settori economici per ogni 100 euro investiti nelle attività museali e culturali e 1,5 occupati al di fuori del comparto per ogni posto di lavoro creato al suo interno.

“In uno scenario in crescente evoluzione e accelerazione, il partenariato pubblico-privato è imprescindibile per un ampliamento dei servizi e una maggiore flessibilità focalizzata alla user experience del visitatore, per accompagnare l’evoluzione dei Musei in chiave 4.0” ha aggiunto Riccardo Ercoli, presidente di Aditus. “Nel ‘museo del futuro’, il ruolo del concessionario virtuoso si tradurrà sempre più – ha osservato Ercoli – nella capacità di sviluppare, offrire e gestire servizi integrati (come visite guidate, laboratori, mostre ed esibizioni temporanee, attività online) e rendere disponibili servizi esperienziali che possano soddisfare le nuove esigenze del visitatore italiano e straniero, favorendo la piena fruizione del patrimonio culturale anche presso gli enti museali minori e meno conosciuti. Questo dovrà avvenire dedicando particolare attenzione alla dimensione tecnologica e digitale, alla sostenibilità e alla formazione del personale dei Musei”.

Stando ai numeri che delineano la geografia dei musei italiani, nonostante i ricavi di quelli statali siano cresciuti a un buon ritmo fra il 2012 e il 2019, restano ancora de limiti. C’è però un grande potenziale di crescita che emerge dallo studio: il 37% degli enti statali e il 45% di quelli pubblici non statali sono ad ingresso completamente gratuito (media del 44%), e il 51% dei visitatori negli enti statali e pubblici non statali è a titolo gratuito, con valori particolarmente elevati negli enti statali (58%). Il patrimonio museale in Italia è distribuito sul territorio, ma le performance di attrazione sono molto differenziate. Otto regioni su venti, rilevano gli analisti, hanno ridotto numero di enti culturali, il Lazio con il 7% del patrimonio nazionale attrae un quarto dei visitatori annuali totali in Italia e la grande maggioranza dei ricavi si concentra in sole tre regioni (Lazio con 87,3 milioni di euro, Campania con 60,2 milioni e Toscana con 55,2 milioni), mentre sono poche quelle che hanno incrementato sia i visitatori sia i ricavi (Campania, Marche e Basilicata). Toscana (54% del totale regionale), Veneto (52%) e Lazio (50%) sono le regioni con la maggior incidenza di visitatori stranieri negli istituti culturali.

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