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Nuova Luce da Pompei a Roma.

da | 26 Lug 2023 | Arte e Cultura, Mostre ed Eventi

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In mostra 180 reperti originali provenienti dalle città vesuviane e dalle collezioni dei Musei Capitolini

 

“Un viaggio, anche virtuale, nelle atmosfere e nei sistemi di illuminazione del mondo antico attraverso oltre 180 reperti originali in bronzo provenienti dalle città vesuviane e da Roma”, si legge in testa al comunicato che annuncia una mostra che vuole essere un percorso nelle atmosfere e nelle luci che illuminavano le notti dei romani. Un’esposizione originale, suggestiva, curata nei minimi particolari, promossa dalla Soprintendenza Capitolina ai Beni Culturali in collaborazione con l’Università Ludwig – Maximilian di Monaco di Baviera. L’organizzazione è di Zetema, la cura di Ruth Bielfeldt e Johannes Eber. L’esposizione nasce proprio da un’idea della prof. Bielfeld, docente di archeologia classica all’Università di Monaco, nell’ambito di un progetto di ricerca che ha affrontato queste tematiche in maniera sistematica e interdisciplinare.

La luce artificiale in epoca romana
Tema l’arte della luce, della luce artificiale in epoca romana, la luce del passato. Come si viveva nel mondo antico al calar delle tenebre, in modo che la giornata non finisse al tramonto, potesse continuare con la consueta partecipazione comune. Con la luce artificiale il venir meno del sole non bloccava la vita della gente che veniva guidata nelle proprie attività da tutti i dispositivi disponibili. In mostra 150 reperti originali in bronzo provenienti dalle città vesuviane, custodite presso il Museo Archeologico Nazionale di Napoli e il Parco Archeologico di Pompei e una trentina di opere delle collezioni dei Musei Capitolini. Ci sono lucerne a olio, candelabri, portalucerne, supporti per lucerne di tutte le fatture e dimensioni. Gli originali provenienti dagli scavi, ma non mancano riproduzioni fedeli realizzate in cooperazione con la Fonderia d’Arte San Gallo AG, oltre a simulazioni digitali su modelli tridimensionali. Ai prodotti moderni, in dialogo con quelli antichi si accompagnano quelli realizzati dal light designer Ingo Maurer.
Spettacolare la sfilata di candelabri di tutte le dimensioni di una delle prime sale. C’è anche uno estensibile con doppia erma di Zeus- Ammone e Ermes o Dioniso e uno di sapore ludico. Un candelabro con le zampe di leone sorrette da ranocchi che gracchiano. Altrettanto ricca e varia la serie di lucerne. Ci sono quelle con maschera teatrale, dal corpo piriforme, a becco singolo, a due becchi, a forma di fiaccola.Alcuni dei pezzi, provenienti dal deposito del Parco Archeologico di Pompei, risultano deformati, ammaccati, forse per i danni dell’eruzione. O forse chissà per il bombardamento della Royal Air Force nell’agosto e settembre del ‘43 quando sulle rovine della città vennero lanciate 160 bombe che danneggiarono anche l’Antiquarium.
Il tema dell’illuminazione abbraccia le diverse sfere della vita di relazione nell’antichità, dalla festa alla religione, alla magia, all’erotismo, al sogno. E rivela la casa antica come luogo immerso nella semioscurità per ragioni private e per difendersi dal caldo. Le finestre erano piccole e moltissime le lucerne a disposizione di tutte le fogge e dai significati simbolici più vari. Nell’ombra la fiamma delle lucerne si animava e scandiva il tempo, attraverso la luce lo spazio diventava condivisibile.

L’esposizione
La mostra, molto ampia e curata, si snoda nelle sale e salette di Palazzo Caffarelli lungo un percorso che alterna reperti, pannelli esplicativi, riproduzioni, fonti letterarie, installazioni moderne, non sottovalutando l’utilità di offrire al visitatore modelli di abitazioni antiche. Ed ecco l’exemplum: il Plastico della Casa del Poeta Tragico, sullo sfondo il Vesuvio, una delle abitazioni più famose di Pompei, prestito del Museo della Civiltà Romana. All’ingresso il famoso mosaico “Cave Canem”, all’interno mosaici e affreschi di quarto stile, il cortile con l’impluvium, il tablinum in cui il padrone riceveva i suoi clienti, il peristilio con giardino e altare domestico e adiacente il triclinium dove si tenevano i banchetti.
All’inizio un’installazione contrappone il “Sileno”, una lucerna antica, a un’opera moderna “Remember Yves” di Maurer una scultura blu che ammicca dall’alto e richiama Yves Klein. A seguire un video “Nuova luce da Pompei” che spiega il progetto scientifico e segue il percorso della lucerna con pipistrello dalla Villa di Arianna di Stabia, dalla scoperta nel 1761, alla riproduzione e all’uso sperimentale nel 2022.
Il viaggio nella luce dei romani è disseminato di lampade di tutte le misure e fogge, lascito inconsapevole del disastro del Vesuvio che fermò la storia in un momento particolare, riscoperto dagli archeologici e giunto fino a noi. Ci sono così lampade a olio barbute, che hanno un becco come gli animali, lanterne per girare di notte per la città. Solamente a partire dalla tarda antichità nelle metropoli si diffonde l’illuminazione stradale. E lucerne a forma di piante, di animali, con due becchi con protomi a forma di testa di leone. Nelle “Metamorfosi” Ovidio racconta di tre ragazze, figlie del re Minia, timorose della luce. trasformate in pipistrelli.
Bellissime alcune opere in mostra . Come un portalucerne ellenistico, dalla numerose ageminatue realizzate con metalli preziosi. E’ costituito da sei parti fuse separatamente e poi saldate tra loro. Esemplari simili furono rinvenuti in una nave naufragata fra il 100 e l’80°.C. in Tunisia, che trasportava pregiati complementi d’arredo per facoltosi acquirenti romani.
Lampade, lucerne, candelabri sono tutti in bronzo, una lega di rame e stagno con l’aggiunta di piombo che permette al metallo di distribuirsi più uniformemente all’interno dello stampo. Una lega che assume tonalità diverse a seconda delle percentuali utilizzate, Ottenere il giusto grado di lucentezza del metallo era molto importante perché il bronzo riflette la luce e la sua lucentezza viene potenziata dalle fiamme. Le officine campane erano famose per la produzione di bronzo, un materiale prezioso ma che si corrode col tempo. Le materie prime per le lucerne, rame, stagno, piombo, oro, argento, provenivano da tutto il mondo antico, ma i principali fornitori di rame e piombo per le officine di Pompei erano le miniere del sud della Spagna e di Cipro
Fra le opere in mostra autentici capolavori. Come la statua di Kouros rinvenuta nel 1978 in uno scavo nel triclinio nella casa di Giulio Polibio con tralci di vite come supporto per un vassoio, l’Efebo dalle lunghe ciocche proveniente dalla Casa di Marco Fabio Rufo, scoperto nel 1960, anch’esso con uno splendido tralcio di vite per il vassoio. Esposti anche alcuni oggetti che provengono da un’officina metallurgica di Pompei, nei pressi Porta Vesuvio, dove si trovavano per essere riparati. Come il cosiddetto Efebo Barbatelli, il più piccolo dei ‘servi muti’ di Pompei, un bronzo classicistico danneggiato probabilmente dal terremoto.

Musei Capitolini – Villa Caffarelli -Via di Villa Caffarelli – Roma
Orario: tutti i giorni 9.30 – 19.30, ultimo ingresso un’ora prima della chiusura. Fino all’8 ottobre 2023.
Informazioni tel. 060608 (tutti i giorni ore 9.00 – 19.00) www.museicapitolini.org

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