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Musei, in arrivo la riforma Sangiuliano: nasceranno 17 nuovi istituti autonomi

da | 10 Lug 2023 | Arte e Cultura

Passeranno a 60 i luoghi della cultura dotati di autonomia speciale. Stando alla notizia data da AgenziaCult, la bozza del Dpcm che andrà a modificare il regolamento del ministero della Cultura, così come disposto dal decreto legge 44/2023, prevede la nascita di 17 musei autonomi di nuova istituzione e il passaggio di tre musei, già dotati di autonomia, da seconda a prima fascia. A fare il grande salto di categoria, saranno i Musei reali di Torino, la Galleria dell’Accademia e i Musei del Bargello di Firenze – che verranno fusi in un unico istituto – e il Museo archeologico nazionale di Napoli (oltre ad averne in più occasioni dato anticipazione, Sangiuliano ha fatto di recente trasferire, con Dm 223 del 22 giugno 2023, 4 milioni di euro di risorse dal parco archeologico di Pompei e da quello del Colosseo al Mann).

Ma la vera novità è per i 17 istituti che si aggiungerebbero ai 44 musei autonomi. Con la fusione di Galleria dell’Accademia e Museo del Bargello, e l’introduzione dei nuovi luoghi della cultura, il numero salirebbe quindi a 60. Dalle Residenze Reali Sabaude; i Musei Archeologici Nazionali di Venezia e della Laguna; i Musei Nazionali di Ferrara; i Musei Nazionali di Ravenna; il Museo Archeologico Nazionale di Firenze; le Ville e Residenze Monumentali Fiorentine; i Musei Nazionali di Pisa; i Musei Nazionali di Lucca; i Parchi Archeologici della Maremma; il Pantheon e Castel Sant’Angelo; i Musei e Parchi Archeologici di Praeneste e Gabii; le Ville Monumentali della Tuscia; il Museo Archeologico Nazionale d’Abruzzo di Chieti; i Musei Nazionali del Vomero; i Musei e Parchi Archeologici di Capri; il Castello Svevo di Bari; fino ai Musei e Parchi Archeologici di Melfi e Venosa.

Tutti questi musei al momento dipendono dalle rispettive Direzioni Regionali, tranne i Musei Nazionali di Ferrara: la Pinacoteca Nazionale di Ferrara fa infatti parte delle Gallerie Estensi, uno dei 44 istituti autonomi attuali, che perderebbe dunque un pezzo. I contenuti della riforma erano comunque già stati anticipati in breve a maggio dallo stesso ministro, intervenuto al Festival di Trento: “Porteremo da 44 a 60 i musei di prima fascia dotati di una certa autonomia”, aveva detto. “I grandi musei devono diventare delle piccole aziende. Questa cosa farà storcere il naso a qualcuno, ma questi musei devono avere un modello gestionale che deve essere anche un po’ imprenditoriale che non significa non garantire la salvaguardia storica del sito”.

Il panorama dei luoghi culturali in Italia, in seguito alla riforma Franceschini, fa capo alla Direzione generale Musei, l’ufficio ministeriale che ha il compito di indirizzare, coordinare, diramare linee guida e sovrintendere al corretto avvio, allo sviluppo e alla realizzazione del Sistema museale nazionale. Sotto di questa, a gestire gli istituti non autonomi sparsi sul territorio sono le 17 Direzioni regionali musei (ad eccezione delle Regioni a statuto speciale Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige e Sicilia) e la Direzione musei statali della città di Roma per quanto riguarda la città capitolina. Ad essere dotati di autonomia speciale, con organi propri che ne decidono la gestione, sono invece gli istituti di rilevante interesse nazionale.

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