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Archivio Vasari, vinto il ricorso della famiglia Festari: stabilito un rimborso per oltre 6 milioni

da | 6 Lug 2023 | Arte e Cultura

Dopo sei anni dall’esproprio per un milione e mezzo di euro, è stata finalmente completata la prima valutazione del prezioso carteggio noto come Archivio Vasari da parte della Corte d’Appello di Firenze: ora lo Stato dovrà pagare sei milioni e trecentomila euro.
Una sentenza che non accontenta la famiglia Festari, titolare delle carte, che ricorrerà in Cassazione e, se necessario, alla Corte Europea.

La vicenda giudiziaria

La vicenda da anni balza ciclicamente agli onori della cronaca giudiziaria e vede impegnati i fratelli Festari in un lungo contenzioso riguardo all’appartenenza di quelle antichissime carte che raccolgono la corrispondenza e gli scritti di Michelangelo.
Composto originariamente da 34 unità tra filze e buste contenenti i fascicoli, per un totale di oltre 6.000 carte tra le quali si distingue per importanza il carteggio dell’illustre aretino, l’archivio del Vasari rimase a Firenze fino al 1686, quando morì Lorenzo Vasari, suo ultimo erede. Fu allora che venne acquistato dal senatore Bonsignore Spinelli, esecutore testamentario di Lorenzo Vasari e avo degli attuali proprietari, i conti Festari Spinelli.
A partire dal 1917 e con notifiche ripetute nel 1991, 94 e ’96, l’Archivio è stato vincolato dallo Stato italiano fino all’effettivo esproprio nel 2017 notificato con un decreto della Direzione Generale Archivi che ha fissato un indennizzo di un milione e mezzo di euro.
Gli eredi del conte Giovanni Festari, ultimo proprietario dell’archivio, hanno richiesto l’annullamento del provvedimento. Una scelta alla quale è appunto seguito il ricorso. Adesso l’Appello ha stabilito un indennizzo diverso e più cospicuo. Infatti, la nuova cifra supera di oltre quattro volte la somma che il Ministero aveva inizialmente riconosciuto come indennità d’esproprio.

Il valore dell’archivio

Il valore dell’Archivio è, secondo la valutazione della Corte d’Appello di Firenze, di 63 milioni di euro. I giudici, tuttavia, hanno stabilito un risarcimento del 90% inferiore. Questo non solo perché l’Archivio è vincolato: non si può muovere da Arezzo e non si può spacchettare, ma anche perché alcuni dei disegni di Michelangelo sono stati incredibilmente dichiarati non originali.
“È importante sottolineare che questa valutazione si basa su di un criterio di stima per comparazione anche se alcune opere di Michelangelo Buonarroti, per un motivo incomprensibile non sono state prese in considerazione come originali – ha dichiarato la famiglia Festari in un comunicato -.  È paradossale, considerando che Michelangelo stesso scrisse all’amico Giorgio Vasari: ‘Messer Giorgio perché sia intesa la dificulta della volta che io vi mandai disegniata ve ne mando la pianta che non la mandai allora’ e quest’ultimo, nella sua opera ‘Le Vite’, affermò che erano ‘lettere e disegni scritte di suo pugno’.  A conferma di ciò, una vasta gamma di esperti d’arte, tra cui Paola Barocchi, Charles de Tolnay , Millon-Smythe e Carmen C. Bambach e molti altri, ha costantemente riconosciuto l’originalità di tali disegni. Nonostante tali documenti siano sottoposti a notifica di interesse storico come disegni del Michelangelo e siano stati espressamente espropriati come tali, ai fini della valutazione viene ora scritto che una notifica di interesse storico non è garanzia di originalità”
“Al fine di evitare di riconoscere l’adeguato indennizzo – si legge ancora nella nota  -le istituzioni italiane hanno quindi scelto di etichettare come non originali i disegni di Michelangelo, arrecando così un danno non solo a noi, ma anche al prezioso patrimonio culturale italiano e mondiale”.

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