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Museo Nazionale Romano, restauro da 71 milioni. Il programma degli interventi nelle quattro sedi

da | 2 Gen 2023 | Arte e Cultura, Conservazione e Tutela

Tra i 14 “grandi attrattori culturali” scelti dal MiC per beneficiare di investimenti funzionali al rilancio della cultura e del turismo in Italia, c’è il Museo Nazionale Romano. Con uno stanziamento di 71 milioni di euro, che si aggiunge ad altri finanziamenti pregressi per un totale di circa 100 milioni complessivi, il Museo si prepara a divenire uno dei principali cantieri culturali della Capitale.
Il progetto Urbs, dalla città alla campagna romana, finanziato dal Programma Nazionale per gli investimenti Complementari al PNRR, permetterà di articolare un piano di lavori sviluppato in quattro anni, con l’obiettivo di mettere in sicurezza ed efficientare gli impianti museali esistenti e al contempo aprire nuovi spazi espositivi. Si pensa, nel caso specifico, alla necessità di valorizzare le sconfinate collezioni del Museo Nazionale Romano restituendo al pubblico opere conservate nei depositi per mancanza di spazi adeguati.
L’ambizioso programma di restauro consentirà di riorganizzare le sedi del MNR (Terme di Diocleziano, Palazzo Massimo, Palazzo Altemps e Crypta Balbi) per raccontare la storia di Roma, dalle origini all’epoca contemporanea, anche attraverso i risultati più recenti dell’archeologia, privilegiando una visione innovativa, che renda il percorso accessibile a tutti i tipi di pubblico.
Il progetto, seppur concepito come unitario, riguarderà in modo diverso le quattro sedi che saranno oggetto di restauri e riallestimenti, con parziali chiusure che verranno compensate da mostre temporanee, sempre volte a esibire opere poco note o mai viste, pezzi finora relegati nei depositi e artefatti restaurati recentemente.

Terme di Diocleziano

Alle Terme di Diocleziano si procederà, innanzitutto, con il rifacimento dell’impiantistica, verifiche statiche e controlli antisismici per il ripristino e l’apertura al pubblico delle sette Grandi Aule attorno alla basilica di Santa Maria degli Angeli. Le Grandi Aule avranno il compito di riassumere l’identità del museo, con un allestimento introduttivo di immediata comprensione pensato per coloro che, arrivando alla stazione Termini, avranno un tempo limitato da dedicare alla visita.
Il riallestimento della sede sarà globale. Verranno restituiti al percorso museale i piani superiori delle quattro ali del Chiostro di Michelangelo, in tutto quasi 400 m di lunghezza di portico (circa 100 m per lato), e quelle del chiostro piccolo della Certosa, 160 m di estensione (40 m per lato) adibite a raccontare la storia del Latium Vetus (Lazio antico), dalle origini fino all’epoca di Diocleziano.
Grande spazio sarà dedicato alle necropoli, con un percorso volto a raccontare la “città dei morti”, attraverso l’esposizione di iscrizioni funerarie, sarcofagi, rilievi, urne, ritratti e corredi databili tra il I secolo a.C. e il III secolo d.C. L’esibizione della documentazione funeraria continuerà nei giardini e nella forica, cioè nella latrina termale antica.

Palazzo Massimo

A Palazzo Massimo si provvederà a coprire il cortile interno, per farne un nuovo spazio espositivo permanente, che vedrà la rievocazione di un santuario di età imperiale attraverso l’esposizione di pezzi in arrivo dai depositi. L’obiettivo è quello di creare un ambiente immersivo dove evocare l’Impero Romano.
Il tema del percorso sarà, infatti, quello di Roma come centro dell’Impero, dall’epoca di Augusto fino a quella di Massenzio (dal I all’inizio del IV sec.): la vita e la successione degli imperatori; la complessità della religione e la diversità dei culti; il lusso privato, l’otium, la cultura e la vita nelle residenze aristocratiche, come le grandi ville suburbane di Livia e della Farnesina.
Sarà inoltre riaperto il Medagliere – il più vasto e antico che si conservi – chiuso per l’emergenza Covid, e sarà ampliato il numero di monete esposte, che verranno inserite nei percorsi tematici di tutte e quattro le sedi del Museo Nazionale Romano.

Palazzo Altemps

I lavori di restauro di Palazzo Altemps, in parte già avviati, riguardano il recupero del secondo cortile, la sala del Gioiello, e il suo portico realizzato agli inizi del Cinquecento, così da restituire al pubblico un vasto ambiente di 400 mq. L’intervento prevede anche il restauro dell’altana, la più antica di Roma; il ripristino del teatro, l’unico conservato in un palazzo privato romano, e la fruizione della Chiesa, dove Gabriele D’Annunzio sposò Maria Hardouin di Gallese, che ospiterà concerti ed eventi culturali.
Per quel che riguarda il percorso espositivo, si accentuerà il focus sul collezionismo della sede, già adibita all’esposizione della collezione Boncompagni Ludovisi, con sezioni dedicate all’interpretazione dell’antichità in epoca rinascimentale e moderna.
Al piano terra, sarà presentata la lunga storia del Palazzo e delle famiglie che l’hanno creato e trasformato. Si illustreranno poi i diversi usi della scultura greca in età imperiale. Il primo piano accoglierà, invece le rielaborazioni romane delle opere dei grandi maestri come Prassitele e Lisippo, e racconterà i rapporti tra scultura greca e romana in epoca ellenistica, attraverso il gruppo di sculture da giardino di Fianello Sabino di fine II – inizi I sec. a.C., che costituisce la più antica collezione di sculture greche conservata nella zona di Roma.
Palazzo Altemps, sarà anche identificato come luogo ideale per presentare i più grandi capolavori della scultura antica, quali il discobolo Lancellotti, il pugile seduto e il principe ellenistico di bronzo, che dunque lasceranno Palazzo Massimo.

Crypta Balbi

L’intervento forse più ambizioso riguarderà la Crypta Balbi, che illustra la trasformazione di Roma tra la tarda Antichità e il Medioevo. Attualmente, causa degrado e pericolosità di molti spazi, il 90% della superficie dell’isolato di competenza del Museo Nazionale Romano, con ingresso da via delle Botteghe Oscure, non è accessibile. L’intenzione è quella di ripristinare l’intera area comprendente il convento cinquecentesco voluto da Ignazio di Loyola e gli edifici circostanti che presentano una stratigrafia che va dal 1300 a tutto il 1900.
Data la complessità dell’operazione di restauro, il museo di Crypta Balbi sarà chiuso al pubblico, a partire dal mese di gennaio, per tutto il 2023. Alla riapertura il percorso risulterà notevolmente ampliato e organizzato in tre grandi sezioni: su via delle Botteghe Oscure sarà presentata Roma con le sue trasformazioni dall’epoca di Costantino fino al Medioevo; la seconda sezione si raggiungerà dalle gallerie sotterranee del complesso monastico e riguarderà il quartiere antico della Crypta Balbi, con la visita dei resti archeologici intorno all’esedra, al mitreo e al quartiere abitativo. Infine, la terza sezione, su via dei Delfini, verso il Ghetto, si concentrerà sulla storia moderna e contemporanea di Roma da Ignazio di Loyola fino ad Aldo Moro.
Nel progetto complessivo, il museo è solo una parte del quartiere culturale che Crypta Balbi diventerà nei prossimi anni. L’intero isolato beneficerà, infatti, di un rinnovamento urbanistico nel senso più ampio del termine, dal momento che parte degli spazi ripristinati sarà liberamente fruibile da cittadini e visitatori.
Crypta Balbi diventerà così un polo culturale, dedicato allo studio e alla ricerca, con un centro d’archivio e di produzioni digitali, una foresteria per studenti, studiosi e artisti e un centro per gli eventi e per le mostre temporanee. Saranno presenti anche laboratori artigianali e luoghi di ristoro.

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