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Casa Buonarroti, proseguono i lavori per “spogliare” Artemisia Gentileschi

da | 15 Nov 2022 | Arte e Cultura, Conservazione e Tutela

A Casa Buonarroti c’è grande fermento. L’allegoria dell’Inclinazione dipinta da Artemisia Gentileschi è stata rimossa dal soffitto a fine settembre ed è stato avviato il restauro della tela a porte aperte.
L’opera della donna più rappresentativa della storia dell’arte italiana venne dipinta nel 1616, ma censurata, poi, nel 1680 dall’artista toscano Baldassarre Franceschini, detto il Volterrano, che aggiunse veli e drappeggi sul suo corpo nudo.
L’obiettivo del restauro, che durerà sei mesi, è proprio quello di restituire al dipinto il suo aspetto originario, per lo meno in modo virtuale, visto che non è possibile rimuovere le ridipinture. A condurre le operazioni del progetto “Artemisa Up Close”, sostenuto dall’ente no profit inglese Calliope Arts e dal collezionista e filantropo Christian Levett, è la restauratrice Elizabeth Wicks che ha reso noto che la rimozione totale delle ridipinture potrebbe danneggiare significativamente il dipinto originale.
Sarà effettuata, dunque, una mappatura digitale per mostrare le porzioni nascoste del dipinto mediante l’utilizzo di una tecnologia all’avanguardia che prevede l’uso di infrarossi, riflettografie, microscopia digitale, raggi X e imaging multispettrale. “Iniziamo con le tecniche fotografiche diagnostiche, che coinvolgono varie fonti di luce, come l’ultravioletta e l’infrarossa e poi la luce blu, che è una nuova tecnica”, ha spiegato la Wicks. “In seguito, utilizzeremo la riflettografia. Risaliamo gli strati passo dopo passo. E alla fine useremo i raggi X, per trovare l’immagine originale sotto gli strati di sovraverniciatura”.
Il restauro consentirà di scoprire le condizioni del dipinto originale e fornirà dati preziosi in merito al metodo e ai pigmenti adoperati dalla Gentileschi. Ma, la restauratrice ha già svelato qualche sorpresa sull’opera. La rimozione dal soffitto ha reso possibile comprendere che la tela è più grande di quanto si pensasse: è più alta di 6 centimetri e più larga di 23. Gli studi preliminari rivelano, inoltre, un precedente restauro, effettuato forse negli anni ’60 ma, al momento, non sono stati trovati documenti in merito che confermino questa possibilità.
La tela “Allegoria dell’inclinazione”, che ritrae l’inclinazione a creare arte, fa parte delle allegorie che accompagnano, nel soffitto della Galleria di Casa Buonarroti, alcuni episodi della vita di Michelangelo. La Gentileschi era giunta a Firenze da Roma nel 1613 e il suo dipinto fu uno dei primi della sala a essere commissionato.
La figura femminile, che si è meritata la felice definizione di “nudo luminoso e carnale” (Cropper), tiene in mano una bussola, mentre è sospesa in aria su una coltre di nubi e sembra farle da guida una stella che brilla nel cielo azzurro, un cenno all’amico Galileo Galilei, che all’epoca lavorava a Firenze. Le sue fattezze ricordano quelle dell’artista.
Secondo la descrizione buonarrotiana, due piccole carrucole, oggi non più visibili, erano poste ai piedi della giovane. L’opera, eseguita dopo gli intensi anni trascorsi nella Roma del Caravaggio, spicca per il suo naturalismo fra le tele della serie: la bella donna, seducente allegoria che sfiora dall’alto il visitatore col suo sguardo sereno, era stata dipinta completamente nuda. Qualche decennio più tardi, un discendente di Michelangelo il Giovane fece ricoprire la figura con un moralistico panneggio.
“Il fatto che abbia dipinto ‘L’inclinazione’ e l’abbia fatto con quello che noi pensiamo sia il suo volto è significativo, perché le donne artiste nella storia non si limitavano a dipingere e a dipingere bene, ma dovevano anche commercializzare sé stesse”, dichiara Linda Falcone, coordinatrice del progetto. “E così lei si pone come protagonista di un quadro chiamato ‘L’inclinazione’. È l’inclinazione a produrre arte ed è un quadro che rende omaggio a Michelangelo. Ma allo stesso tempo, inserendo la propria immagine nel quadro, lei si connette con il maestro, con Michelangelo, il Divino”.
Fino ad aprile del 2023, chi visiterà Casa Buonarroti potrà vedere con i propri occhi l’opera in restauro all’interno dello spazio appositamente predisposto allo scopo, nella Sala del Modello dove è esposto anche il modello della facciata della Basilica di San Lorenzo. Inoltre, la restauratrice Elizabeth Wicks risponderà ai quesiti del pubblico tutti i venerdì.
Al termine dei lavori verrà mostrata un’immagine digitale dell’opera priva di qualsiasi censura.

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