Rapporto Symbola 2022: cultura, creatività e bellezza per sfidare la crisi del settore produttivo

da | 21 Set 2022 | Arte e Cultura

Il Sistema Produttivo Culturale e Creativo torna ad avere un segno positivo, con un incremento del valore aggiunto del 4,2% tra il 2020 ed il 2021. Anche se i numeri del pre-pandemia sono ancora lontani soprattutto per i settori live. Questo è quanto emerge dal Rapporto Symbola, “Io sono cultura 2022” presentato il 15 settembre a Roma al Maxxi dal presidente della Fondazione Ermete Realacci e dal presidente di Unioncamere Andrea Prete in una tavola rotonda con Antonio Calabrò, presidente Museimpresa Cda Fondazione Symbola e Giovanna Melandri presidente Fondazione MAXXI e Human Foundation.

Il progetto di ricerca evidenzia il ruolo fondamentale che la filiera culturale e creativa ricopre nello sviluppo del capitale umano e territoriale nazionale, con 88,6 miliardi di valore aggiunto e 1.460 milioni di occupati. Valori che incidono, rispettivamente, per il 5,6% e il 5,8% di quanto complessivamente espresso dall’intera economia italiana e una capacità moltiplicativa pari a 1,8 (per 1 euro prodotto se ne generano 1,8 nel resto dell’economia) che sale a 2,0 per il patrimonio storico-artistico e a 2,2 per le industrie creative. Pertanto, oggi, a due anni e mezzo dallo scoppio della pandemia e in piena fase di ricostruzione e ripartenza, il settore culturale è tra i più strategici per facilitare la ripresa economica e sociale italiana.

“La cultura ha pagato più di altri settori la crisi ma conferma il suo ruolo economico centrale. L’Italia deve essere protagonista del nuovo ‘Bauhaus’, fortemente voluto dalla Commissione Europea che nasce per rinsaldare i legami tra il mondo della cultura e della creatività e i mondi della produzione, della scienza e della tecnologia orientandoli alla transizione ecologica indicata dal Next Generation EU – sottolinea il presidente della Fondazione Symbola, Ermete Realacci –  Cultura, creatività e bellezza sono la chiave di volta di molti settori produttivi di un’Italia che fa l’Italia e consolidano la missione del nostro Paese orientata alla qualità e all’innovazione: un soft power che attraversa prodotti e territori e rappresenta un prezioso biglietto da visita. Un’infrastruttura necessaria per affrontare le sfide che abbiamo davanti. Se l’Italia produce valore e lavoro puntando sulla cultura e sulla bellezza, favorisce un’economia più a misura d’uomo e, anche per questo, più competitiva e più capace di futuro come affermiamo nel Manifesto di Assisi”.

Cultura, creatività e bellezza sono parte del DNA italiano, tratti identitari radicati nella società e nell’economia e sono alla base delle ricette made in Italy per la fuoriuscita dalle crisi, poiché costituiscono un motore di innovazione per l’intera economia e agiscono come un attivatore della crescita di altri settori, dal turismo alla manifattura creative-driven.

Il rapporto della fondazione Symbola rivela, inoltre, che, la trasformazione sociale e culturale in un contesto post-pandemico è trainata dall’interattivo: nonostante l’impatto della crisi, le attività di videogiochi e software hanno aumentato la ricchezza prodotta del 7,6%.

Un altro dato degno di nota è quello che emerge dall’ analisi delle geografie della produzione culturale e creativa in Italia. “La Lombardia e il Lazio – si legge nel rapporto- sono le regioni maggiormente specializzate nella cultura, grazie a un valore aggiunto capace di assorbire cumulativamente oltre il 40% dell’intera ricchezza prodotta in Italia dalla Filiera”. In particolare, la Lombardia si colloca stabilmente in prima posizione per la capacità di aggiungere alle attività primarie della cultura (patrimonio storico- artistico, performing arts), anche un’elevata specializzazione nei servizi avanzati (architettura e design, comunicazione, ecc.). Il Lazio, stante la forte attrattività turistica e culturale di Roma, si colloca ancor meglio in termini di impatto della filiera sul sistema economico regionale. Le regioni del Mezzogiorno, invece, mostrano quasi ovunque un ritardo, nonostante l’immenso bagaglio culturale e artistico che le caratterizza.